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A San Benedetto del Tronto tanta sinistra intorno alla «bussola»

Cento cene. Il tema centrale - ad alta e a bassa voce - ha riguardato le regionali: c’è preoccupazione nell’aria, anche perché, a metà tra l’Umbria e l’Emilia Romagna, da queste parti si spera non imitare la prima ma di replicare invece la seconda

La cena nella sede dell’Associazione Pescatori

La cena nella sede dell’Associazione Pescatori

Le elezioni regionali di fine maggio, i dubbi e le paure per una destra feroce, ma anche la consapevolezza di essere un’unica grande – quindi litigiosissima – famiglia. La cena per il manifesto a San Benedetto del Tronto di venerdì scorso è andata in scena nella sede dell’Associazione Pescatori, luogo di culto per una città che di mare ha sempre vissuto: alle pareti bandiere, mappe, foto storiche, memorabilia di un passato glorioso: da qui partivano navi verso tutto il mondo. A fare gli onori di casa c’è Gabriele, che ha messo a disposizione il posto e ha preparato litri di caffè del marinaio – micidiale bevanda bollente da fine pasto a base di caffè, rum e anisetta. In cucina si è esibita la consigliera comunale di Mdp Flavia Mandrelli, con grandi classici: mezze maniche con le «panocchie» e seppie coi piselli in quantità industriali. Da bere vino bianco di Offida e per chiudere batteria di crostate preparate dalla madre dell’ex esponente di Sel Giorgio Mancini. Coronavirus permettendo, erano attese 40 persone, alla fine ai tavoli si sono seduti in cinquantasei, comprese due bambine. Tra i volti noti, gli ex presidenti della Provincia di Ascoli Massimo Rossi (Prc) e Pietro Colonnella (Pd), una consistente delegazione della Cgil, e tanta sinistra diffusa di militanti potenziali o storici. Per loro il manifesto è una bussola, ora per stima, ora per devozione, ora perché «comunque è bello arrabbiarsi leggendo quello che scrivete».

Il tema centrale – ad alta e a bassa voce – ha riguardato le regionali: c’è preoccupazione nell’aria, anche perché, a metà tra l’Umbria e l’Emilia Romagna, da queste parti si spera non imitare la prima ma di replicare invece la seconda. Non sarà facilissimo. Al Pd non si contesta tanto il merito della scelta del candidato (lo stimato sindaco rock’n’roll di Senigallia Maurizio Mangialardi), quanto il metodo. Si era detto che il nome buono sarebbe stato un civico e invece è stato scelto un esponente di partito. E sullo sfondo si muove sempre la lista «Dipende da noi» del filosofo Roberto Mancini, che ha già attratto intorno a sé figure di spicco del mondo culturale e dell’associazionismo con l’obiettivo di mettere in piedi un progetto «di impegno civile».

Il finale è tutto da scrivere, intanto la sottoscrizione è andata alla grande: mille euro che diventeranno abbonamenti, con un occhio alla biblioteca comunale, che in epoca di ristrettezze, ha deciso di tagliare sull’acquisto dei giornali, tra cui il manifesto. Che così ritornerà.


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