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Politica

Zingaretti positivo al tampone va in isolamento. E devono farlo anche i molti politici che ha incontrato

Coronavirus. Sanificata la sede del Nazareno, potrebbe non riaprire. E c'è chi chiede anche al presidente del Consiglio, che nei giorni scorsi ha visto il segretario Pd, di sottoporsi al test per il Coronavirus

Nicola Zingaretti

Nicola Zingaretti

«Ho sempre detto: niente panico, combattiamo. Mai come in questo momento darò il buon esempio, seguendo alla lettera le disposizioni dei medici e della scienza, tentando di dare una mano da casa per quello che sarà possibile e combatto come è giusto fare in questo momento per ciascuno di noi e per il Paese». Per Nicola Zingaretti fra il dire e il fare è passata solo una notte. Ieri mattina, con un video su facebook, ha annunciato di essere risultato positivo al tampone. «È arrivato, anche io ho il coronavirus. Mi attengo e sarò seguito secondo tutti i protocolli previsti in questi casi».

Il protocollo, per il segretario del Pd ovviamente come per un cittadino qualsiasi, è l’isolamento fiduciario per 14 giorni e il monitoraggio dei sintomi. Zingaretti sfoggia un sorriso, il suo solito tranquillizzante. «Sto bene», assicura. Con lui in isolamento, in stanze separate come prevedono in questi casi i medici, anche la sua famiglia.
Fino a venerdì notte aveva lavorato fitto fitto al Nazareno, la sede del Pd. Il giorno prima aveva lanciato, in una conferenza stampa, la campagna «Italia che combatte», per sensibilizzare i cittadini al rispetto rigoroso delle prescrizioni per contenere la diffusione del contagio. Aveva lui stesso osservato tutte le precauzioni nei suoi moltissimi incontri politici. Ma, come spiegano ormai gli infettivologi dal nord al sud d’Italia, «sono saltati i link del contagio conosciuti». Evitare persone provenienti dalle zone rosse non è più sufficiente.

Zingaretti sceglie il low profile per annunciare la sua nuova situazione. In linea con quello che ha sempre predicato: prudenza e responsabilità, niente panico né allarmismo. Fin qui il virus aveva già colpito i politici. Dall’assessore lombardo Mattinzoli, un agente di scorta di Matteo Salvini (ma non in stretto contatto con il leghista, che ha deciso di non entrare in isolamento). Prima ha fatto il giro del mondo il video del presidente della Lombardia Fontana che, pur risultato negativo al tampone, il 26 febbraio scorso si è inforcato la mascherina (sfortunatamente del tipo sbagliato) in diretta facebook per annunciare teatralmente il suo isolamento precauzionale in regione, dopo aver appreso di una sua collaboratrice contagiata. Negativo al tampone ma comunque in autoisolamento anche il ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli: si è rinchiuso nel suo ufficio in via precauzionale dopo aver incontrato l’assessore Mattinzoli.

Ma stavolta il coronavirus arriva nel cuore dei palazzi delle istituzioni centrali. La solidarietà verso il segretario del Pd fiocca da tutti i lati del parlamento. Da Matteo Renzi («Forza Nicola, tutti con te!») a Silvio Berlusconi («A Nicola Zingaretti i nostri più vivi e sinceri auguri. Forza e avanti!») a Matteo Salvini («Auguri, quando c’è di mezzo la salute non si fa polemica»), al reggente M5s Crimi, al leghista Calderoli, a Giorgia Meloni. Ma dal suo partito arriva la richiesta che si sottopongano al test anche il presidente Conte e il ministro Gualtieri, che in questi giorni hanno visto Zingaretti. Auguri e incoraggiamenti affettuosi da tutto il Pd e dal commissario Ue Gentiloni.
Ma il fatto è che negli ultimi giorni il leader Pd aveva moltiplicato gli sforzi, da presidente del Lazio e da leader di partito, per fiancheggiare il lavoro del governo per fermare il contagio e costruire via via i decreti indispensabile a fronteggiare la situazione del paese. Quindi nel pomeriggio tutti quelli che lo hanno incontrato e che sono stati con lui a distanza ravvicinata si sottopongono ai controlli. L’assessore alla sanità del Lazio, Alessio D’Amato, braccio destro di Zingaretti alla Pisana, fa sapere di essere negativo al test.

Ma non tutti gli asintomatici possono fare il tampone, questo prevede il protocollo nazionale salvo eccezioni. E quindi la vicepresidente del Pd Anna Ascani, che giovedì ha fatto una conferenza stampa a fianco di Zingaretti, annuncia l’isolamento fiduciario domiciliare, e così il sindaco di Firenze Dario Nardella e i presidenti della Sicilia Nello Musumeci e della Regione Abruzzo Marco Marsilio (Fdi), che hanno incontrato il segretario nella sua veste di presidente del Lazio per firmare protocolli comuni. In serata anche Andrea Orlando, il vicesegretario che avrebbe fatto da reggente in assenza di Zingaretti, annuncia la quarantena. E altri stretti collaboratori e dirigenti del Nazareno nelle ore serali stanno prendendo la stessa decisione, anche per dare un esempio ai cittadini di quanto debba essere presa sul serio la responsabilità di fermare il contagio.
La sede del Pd viene sanificata in questo week end, anche se la decisione era stata presa prima della notizia del contagio del segretario. Nei prossimi giorni potrebbe però non aprire. Il Pd lavorerà. Ma da remoto. Un destino che potrebbe toccare anche ad altri palazzi romani, nei prossimi giorni.