closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
1 ULTIM'ORA:
Internazionale

Zambia, dalla psicosi degli attacchi chimici ai linciaggi

Ondata di violenza. Dopo gli episodi di misteriose aggressioni con il gas monta l'isteria collettiva. 18 sospetti uccisi dalla folla

Il tranquillo e pacifico Zambia è scosso da un’ondata di episodi di violenza, in relazione a una serie di attacchi a base di gas chimici che sarebbero avvenuti presso abitazioni e scuole provocando il decesso di un numero imprecisato di adulti e bambini.

I primi fatti risalgono a dicembre e sono avvenuti nella cosiddetta “Cintura del Rame”, la zona centrale del Paese ricca di miniere, ma poi si sono diffusi in varie altre località fino ad arrivare nella capitale Lusaka. Ne è conseguito un progressivo sconcerto dell’opinione pubblica e non sono mancati episodi di panico. Esther Lungu, moglie del presidente della Repubblica, è scoppiata in lacrime davanti alle telecamere mentre rivolgeva un appello per porre fine a questi misteriosi «attacchi di gas». Non è chiaro neanche quale tipo di gas venga utilizzato negli attacchi.

Anche se il capo della polizia ha smentito che sia in atto il coprifuoco, le strade principali della capitale a ridosso dei quartieri periferici (compound) sono bloccate dall’esercito con compiti di pattugliamento e controllo. Fin ora, ha spiegato il portavoce della polizia Rae Hamoonga «abbiamo arrestato formalmente 16 persone e tra queste un sospetto finanziatore di questo tipo di operazioni criminali». Lo scopo delle aggressioni secondo testimoni interrogati dalla polizia è quello di prelevare dalle vittime sangue da utilizzare per rituali magici.
Secondo il quotidiano Times of Zambia 18 persone sospettate di essere collegate agli attacchi con i gas sono state uccise dalla folla in preda a un’isteria collettiva. Il presidente Edgar Lungu ha dichiarato che il paese è «sotto assedio, ma ho io il controllo» e ha offerto una taglia di 17 mila dollari per chiunque fornisca informazioni utili all’arresto dei colpevoli.

Vi sono stati ulteriori episodi di mobjustice (giustizia della strada) in varie aree del Paese: due sospetti sarebbero stati bruciati dalla folla a Kabwe, tre dipendenti di una ong uccisi a Lusaka, tra cui l’ex segretario permanente del ministero del Governo locale, Timothy Hakuyu e almeno altri cinque sospetti sarebbero stati attaccati nelle province di Lusaka e Luapula.

Secondo Esther Katongo del dipartimento di polizia altre morti sono avvenute nelle province del Nord, della Cintura di Rame e dell’Est: «Ci sono gruppi di persone che si pongono come paladini a difesa delle comunità ma che finiscono per molestare persone innocenti», ha spiegato.

L’Ambasciata italiana ha emesso un comunicato nel quale invita i connazionali a evitare ogni assembramento di folla. I cooperanti italiani ricordano episodi analoghi anche nel periodo pre-elettorale del 2015, ma non tali da aver generato una psicosi come in questi giorni.