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Cultura

Youssef Fadel dà voce ai fantasmi degli anni di piombo del Marocco

L'intervista. Parla lo scrittore nato a Casablanca e imprigionato negli anni ’60 durante il regime di Hassan II, che con il romanzo «Ogni volta che prendo il volo» (Brioschi) racconta le sparizioni di oppositori e intellettuali. «Nel mio libro, finzione e realtà si incontrano: le famiglie degli scomparsi continuano a cercare i loro mariti, i loro figli. La speranza li mantiene in vita, come accade a Zina che confida nel ritorno di Aziz»

Lo scrittore marocchino Youssef Fadel

Lo scrittore marocchino Youssef Fadel

Anche il Marocco ha avuto i suoi anni di piombo. Dal 1961 al 1999, le tutele dello stato di diritto vengono soppresse e l’indipendenza dalla Francia, conquistata solo nel ‘56, si trasforma in un incubo che fa quasi rimpiangere il protettorato. «È stato un periodo molto buio della storia del mio Paese», racconta Youssef Fadel, romanziere nato a Casablanca e imprigionato negli anni ’60 durante il regime di Hassan II, che è stato ospite di Bookcity con il suo Ogni volta che prendo il volo (Brioschi, pp. 346, euro 18, traduzione di C. Dozio). Il romanzo, ambientato proprio in quegli...

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