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Visioni

Vite irrequiete nella muta potenza delle immagini

Kim Ki-duk. Addio al regista di «Ferro 3», ha messo in scena una Corea del Sud al tempo stesso modernissima e arcaica

L’ultimo segmento della vita del cineasta coreano Kim Ki-duk potrebbe essere il soggetto di uno dei suoi film. Fin dall’inizio, Kim ha portato nel cinema la sua esperienza di vita, il suo fondo proletario, marginale, irrequieto. Ha messo in scena un Paese al tempo stesso modernissimo e arcaico. E lo ha raccontato con spassionata crudezza, con realismo poetico, senza tentare di separare o di intellettualizzare i problemi, ma incarnandoli in contrasti effettivi che mettono lo spettatore davanti alla muta potenza delle immagini. Nasce nella provincia di Kyonsung, in Corea del Sud, nel 1960. A 17 anni abbandona l’istituto di agraria...

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