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Editoriale

Avete tenuto in vita il manifesto, mi abbono anch’io

Valentino Parlato

Ho letto e condivido pienamente l’appello «Urgente per l’Europa» pubblicato in prima pagina dal manifesto del 22 dicembre, con le firme autorevoli di Etienne Balibar, Alberto Burgio, Luciano Canfora, Enzo Collotti, Marcello De Cecco, Luigi Ferraioli, Gianni Ferrara, Giorgio Lunghini, Alfio Mastropaolo, Adriano Prosperi, Stefano Rodotà, Guido Rossi, Salvatore Settis, Giacomo Todeschini, Edoardo Vesentini. Vale ancora notare che questo appello è stato ripreso e sostenuto da Barbara Spinelli su la Repubblica del successivo 24 dicembre. Appello cui aderisco anch’io.

L’analisi dell’appello è del tutto convincente e vale ricordare che non da oggi il manifesto scrive che l’attuale Europa, senza unità politica e con l’obbligo del pareggio di bilancio (messo anche in Costituzione) produce solo disoccupazione e miseria, genera i «forconi» e altre manifestazioni eversive e disperate. Marginalizza e impoverisce anche il ceto medio e dà alimento alla destra, non solo in Grecia, ma anche in Francia e Spagna. In Italia la sinistra è pressoché dissolta. Di fronte a questa crisi globale la politica delle singole nazioni non basta ci vuole una politica unitaria europea che sappia reggere il confronto con l’attuale governo della Troika (Fondo monetario, Banca Centrale Europea, Commissione Europea). Il manifesto per il suo passato, il suo radicamento, il significato che da più di quarant’anni ha assunto nella sinistra, lo rende lo strumento naturale a raccogliere la sfida dell’attuale crisi, che non è solo economica ma anche politica e culturale.

Per questa ragione aderisco alla campagna abbonamenti lanciata dal manifesto. La sua sopravvivenza, soprattutto con questa crisi che malgrado le rassicurazioni ottimiste del governo è lungi dal risolversi e di fronte alla divisione e al disorientamento della sinistra, è fondamentale.

Ciò non toglie che permangono tutte le ragioni che un anno fa mi avevano spinto a dimettermi dal giornale insieme ad altri compagni, dopo le dimissioni di Rossana Rossanda e che avevano provocato la disaffezione dei circoli che tanto hanno contribuito a sostenere il manifesto. In effetti è già trascorso più di un anno. Va dato merito ai compagni rimasti di aver saputo tener in vita il manifesto. A mio parere resta tuttavia del tutto aperto il problema di una profonda discussione politica.

  • Roberto Chinello

    Iniziamola, dunque. Intanto evviva per il tuo abbonamento.

  • Spartacus

    Rileggo Valentino con immenso piacere (quasi non credevo ai miei occhi). A mio parere, il manifesto ha ancora tanto bisogno di Valentino e di Rossana.
    Quindi se c’è bisogno di una discussione politica invito l’attuale gerenza – alla quale sono riconoscente per aver dato un futuro al manifesto – a non avere esitazioni in questo senso.
    Troppi lettori che vi seguono da decenni, vivono come separazione come una ferita aperta.

  • felice doria

    Apprezzo molto l’iniziativa di Valentino: se contribuirà ad aprire un confronto e una discussione nelle pagine del giornale sul ruolo da assumere nella crisi verticale della sinistra politica, credo che saremo in molti a rallegrarcene

  • Marco Luzzatto

    L’attuale gerenza non ha, purtroppo, “dato un futuro” al manifesto; gli ha tuttavia dato un presente, che non è poco. Il futuro del giornale dipende dalla capacità di avviare una vera e aperta discussione collettiva sul progetto politico che intende darsi, abbandonando la diatriba sul “di chi è il giornale” ed affrontando il problema di “cosa è il giornale e cosa vorrà essere”, come diceva Rossanda nell’articolo “da dove ripartire” del 19.09.2012 (http://fondazionepintor.net/manifesto/Rossanda/dadoveripartire/). Valentino nel constatare che un appello come quello di INVERTIRE LA ROTTA per l’Europa, poteva trovare spazio e risonanza solo sulla prima pagina del manifesto, ne ribadisce l’indispensabilità di un progetto politico.

  • Angela Giglia

    Ammetto di non aver capito le ragioni dell’uscita di Rossanda, Parlato ed altri lo scorso anno. Se adesso si fa strada una volontá di dialogo e magari uno sforzo per fare fronte comune a problemi che ci riguardano tutti non si puó che esserne contenti, e non é poco visti i tempi…

  • Marco Luzzatto

    Se si inizia cassando i commenti che non vi piacciono, si inizia maluccio …

  • Pasquale

    Mi associo al commento di Angela Giglia. La ferita dell’uscita di Parlato e Rossanda é ancora aperta e sanguina. Ma anche io rinnovero l’abbonamento pur di mantenere aperta quest’ultima finestra sul mondo

  • http://bodrato.it/ Pare

    Fa piacere vedere Parlato a sostenere ancora questa testata, e sarebbe bello vedere anche un riavvicinamento di Rossanda, Vauro, Dominijanni, Polo, Ciotta, d’Eramo… Perché è inutile negarlo, ci mancano!

  • Giuseppe

    Ridiscutete e riprendete a collaborate rapidamente, fa troppo freddo la fuori! L’appello Balibar e altri e la nuova impresa Manifesto sembrano un buon punto di partenza.
    Bentornato e buon anno Valentino :)

  • saverio

    Contentissimo del ritorno di valentino parlato.Di questi tempi è importante essere tutti uniti.

  • Gaetano Tripodi

    Che piacere e che emozione rileggere la firma di Valentino Parlato sul giornale.
    Se c’è da discutere che si discuta, credo che riunire questa famiglia sia molto importante per la sinistra italiana.

  • gg.coretti

    Oggi possiamo dunque festeggiare (San) Valentino! Ironia a parte welcome back to you!

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    Caro Marco, commenti a sproposito. Non c’è nessuna censura né c’è mai stata. Semplicemente, i commenti che contengono link esterni attendono un’approvazione “umana” che richiede i suoi tempi “umani”. Speriamo che il 2014 sia un anno di cambiamento anche per te. Tanti auguri di buon anno.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    Caro Marco, commenti a sproposito. Non c’è nessuna censura né c’è mai stata. Tanti auguri di buon anno.

  • Guido

    Chi sostiene la moneta unica è nemico dei lavoratori. Continuando a mentire non durerete a lungo.

  • Antonello Vasi

    Dato che c’è da tenere in vita il nostro giornale penso che le chiacchiere stiano a zero e che le discussioni politiche debbano essere avviate solo quando sarà in completa sicurezza. Con tutto il rispetto per Valentino e la Rossanda non ho capito quali siano le vere ragioni che li hanno spinti ad abbandonare la barca, ma sono convinto che se questa non è affondata vuol dire che non erano poi così fondamentali in quel momento…

  • Marco Luzzatto

    Bene ! Mai parlato di “censura”, ho solo visto prima apparire e – dopo 20 minuti – sparire il mio commento: cassato era la parola, senza specificare se “dal sistema” o dall’umano.

  • Giacomo Casarino

    Io ho inviato un commento, di cui purtroppo non conservo copia. Ahimè, non lo vedo pubblicato: forse era troppo dissonante dal coro unanime degli (a)critici ed emotivi commentatori, dalle mozioni di sentimenti che essi hanno espresso. Tra costoro, che mi permetto di definire “cattivi lettori” del Manifesto storico, c’è evidentemente chi ha dimenticato (l’oblìo, lo scaricarsi la coscienza è un’arte nazionale) e addirittura chi non ha capito. Come si fa a ripartire se non si capisce l’impasse in cui ha versato e versa il quotidiano?

  • Tonino Minino

    Dal 1968 tante voci non ci sono più, purtroppo condivido e merito ai compagni rimasti e tener in vita il nostro grande MANIFESTO grazie.

  • antonino giorgianni

    l’unica speranza è una rifondazione dell’europa su basi più democratiche e sociali ,se si prosegue sull’ attuale strada mercantilista si andrà verso una sicura dissoluzione

  • Spartacus

    Mi spiegherai te come dovrò leggere un giornale che leggo e sostengo da 35 anni (magari acriticamente e emotivamente, una certa dose di oblio e un totale saricamento della coscienza).
    E magari, visto che hai capito tante cose (che noi cattivi lettori non abbiamo capito), invece di fare nel criptico, avrai la pazienza di spiegarci qual è l’impasse nella quale versa il giornale (l’aspetto economico messo a parte).

  • Giacomo Casarino

    Caro Spartacus,

    è vero che il quotidiano ha dato pochissima pubblicità al dibattito interno che ci fu (e che portò poi alle dimissioni di tutto il gruppo storico della redazione), ma tu puoi documentarti se vai su fondazionepintor.net. Lì trovi una sezione dedicata ai vari passaggi del dibattito (se ricordo bene: “Un giornale da ripensare” o qualcosa del genere), a partire dall’articolo di Rossanda (cui accenno sotto), alle risoluzioni delle varie assemblee dei Circoli del Manifesto, alla fatidica riunione del 4 novembre 2012, ai cui esiti il collettivo redazionale disattese e a cui non diede corso. (Tanto per essere chiaro, io non sono un semplice lettore, avendo partecipato addirittura alla riunione nell’ottobre 1970 in cui si prese la decisione di fare il quotidiano e poi ho organizzato assemblee di sostegno per oltre due decenni: sono insomma un veterano del Manifesto).
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    Ti aggiungo, per conoscenza, Il mio commento alla dichiarazione di Valentino Parlato:

    I “compagni rimasti” ci concederanno quella discussione politica che hanno negato a Rossana Rossanda, non replicando al suo articolo del 19 dicembre 2012, quindi ignorandolo pervicacemente? Vorranno (o saranno in grado) di scendere sul terreno del confronto? Oppure saranno esclusivamente interessati ad un incontro funzionale alla riacquisizione della testata da parte della “nuova cooperativa”, cioè ad essere aiutati a raccogliere fondi? La mia visione sarà pure miope, di breve momento, ma questi interrogativi mi paiono ineludibili. Non credo all'”engagez-vous, puis on viendra”.

  • Giacomo Casarino

    Caro Spartacus, puoi documentarti attraverso la sezione Il futuro de il manifesto – UN GIORNALE DA RICOSTRUIRE, UN DIBATTITO DA ALIMENTARE – nel sito fondazionepintor.net Buona lettura.

  • Giacomo Casarino

    Ti ho risposto, ma non vedo pubblicato qui il mio testo.

  • http://bodrato.it/ Pare

    Non so se i fondatori de il manifesto storico sarebbero contenti della Maiuscola, comunque i “cattivi maestri” meritano “cattivi lettori”!
    Ironia a parte (e mettendo da parte anche la paura che l’occhio del Grande Fratello selezioni i commenti… quelli con link/riferimenti ad altre pagine web devono aspettare l’intervento umano), il dibattito politico deve certamente ricominciare.
    Per ricominciare il dibattito, bisogna che ognuno ripensi ai propri errori ed anche riconosca il valore che c’è nell’operato dell’altro.
    Parlato comincia bene riconoscendo come un merito l’aver tenuto viva la testata. Fa però bene anche a ricordare che se il manifesto è il posto giusto per un appello importante come quello citato, lo è grazie ad una storia quarantennale.
    Le firme che si sono allontanate sono troppe per pensare che abbiano semplicemente avuto torto, ma anche la sopravvivenza della testata è troppo importante per concludere che avesse torto solo chi è rimasto.
    E noi lettori? Siamo stati capaci di ascoltare le ragioni degli uni e degli altri? a proporre sintesi? a pretendere che il livello del giornale rimanesse quello che, con tante teste mancanti, oggi non può essere? Siamo così abituati ad adagiarci “dalla parte del torto” da non curarcene?
    Non ci possiamo accontentare di apostrofarci a vicenda come “cattivi lettori”! né di un giornale che ha conservato il nome della testata storica ma ha perso per strada troppe delle firme che la caratterizzavano e che ci mancano, terribilmente!
    L’utenza “il manifesto” ha approvato il mio precedente commento, se questa approvazione rappresenta il sentire dell’attuale collettivo, questo avrà la volontà di cercare le condizioni per quel riavvicinamento?

  • paola

    Mi mancano tantissimo le firme storiche del manifesto, alle quali con gratitudine voglio augurare un anno sereno e appassionato. Aggiungo anche che apprezzo molto il lavoro del collettivo e di Norma Rangeri. Il manifesto dopo decenni di buone rivoluzioni continua a piacermi moltissimo.
    In Italia c’è troppa finta sinistra, e tanta buona sinistra che non si parla abbastanza. Un caro augurio a tutti quindi, affinché si riesca a non perdere mai di vista la luna e a vedere oltre le dita che la indicano.

  • Giacomo Casarino

    Invece di “cattivi”, avrei potuto usare l’aggettivo ” lettori superficiali”, se come risulta da tanti commenti, quasi nessuno nota l’abissale differenza tra il Manifesto “storico” e il “nuovo Manifesto” (così è chiamato dall’attuale collettivo redazionale, volendo rimarcare una discontinuità). Non c’è nulla di male a dichiarare che vi piace di più questo secondo, ma allora non pretendete che vi collaborino Rossanda, Vauro, Dominijanni, Polo, Ciotta, d’Eramo…

  • Giacomo Casarino

    Ho risposto anche a te: se il mio commento non figura sai con chi prendertela, caro “lettore superficiale”.

  • Giacomo Casarino

    Bene, è stato reinserito!

  • Giacomo Casarino

    Qualche incertezza nella cabina di comando. il commento è stato ri-tolto!

  • http://bodrato.it/ Pare

    Sarebbe utile leggere in maniera meno superficiale anche i commenti cui si risponde.
    Mi permetto solo una citazione sciocca che m’è saltata alla mente leggendo della cabina di comando. “Molte teorie del complotto vengono messe in giro dai servizi segreti governativi, per minare la credibilità della vera teoria del complotto”.
    Ri-Buon Anno Torto a tutti!

  • Spartacus

    Caro Giacomo, io faccio parte di quelli che questa differenza la vede.
    E non certo con piacere. Ma a me sembra ingeneroso rispetto al lavoro svolto con passione da chi ha permesso al manifesto di restare in vita, non dare un credito in attesa che il quotidiano cresca da tutti i punti di vista.
    Ciò di cui parliamo è la crisi della sinistra comunista e non.
    Può il manifesto essere in grado di dare delle risposte quando tutti brancolano più o meno nel buio?
    Se poi passare al Fatto Q, com’è il caso di Vauro e di Robecchi, è interpretata come una scelta di “qualità”, ciò non può che suscitare una qualche perplessità.
    Ti ringrazio ad ogni modo per la tua cortese risposta.

  • Giacomo Casarino

    Se, dopo e nonostante i “veleni” intervenuti negli ultimi due anni (almeno), si riuscisse ad intavolare una discussione leale, sottolineo leale e “senza volpi sotto le ascelle”, tra le due parti in conflitto, io ne sarei ben lieto. Valentino ha sottoscritto l’abbonamento, ma ha riaffermato le valide motivazioni che hanno spinto lui, come tanti altri della vecchia redazione, a prendere le distanze dal giornale. E non sono, come tu saprai, motivi dettati da interessi personali. Occorre però che venga un segno ( o più di uno) e qualche autocritica (sempre a mio personalissimo avviso); bisogna che si creino le condizioni di un dialogo, finora impossibile. Circa Vauro e Robecchi, sono perfettamente d’accordo con te.

  • Spartacus

    Caro Giacomo, sono d’accordo con te su tutta la linea.
    Vivendo all’estero e lavorando sul piano internazionale, non conosco nel dettaglio le ragioni della rottura avvenuta nel collettivo (a parte quello che ciascuno ha ritenuto di dover pubblicare a stampa).
    È chiaro che i collaboratori da te citati ci mancano enormemente e mancano ad un quotidiano che sembra aver perso una certa autorevolezza.
    Vivo tutto ciò con un’intima sofferenza.
    Quindi non posso che sottoscrivere il tuo appello (e quello di altri lettori) a riannodare il dialogo.
    Ma appunto, come scrive Valentino, questo nuovo collettivo ha tenuto in vita il manifesto e perciò merita tutto il nostro rispetto e la nostra attenzione.
    Parliamo, discutiamone, mettendo l’attuale gerenza difronte alla nostra volontà di lettori e abbonati di voler un giornale “plurale”, eretico, fucina di analisi anche contraddittorie, espressione di un collettivo coeso capace d’incidere sulla ricostruzione della sinistra (comunista e non).
    È ora di lavorare all’unità fra quanti voglio aiutare il manifesto a crescere e a ritrovare un ruolo prestigioso, non solo con il recupero dei vecchi collaboratori ma anche dando spazio alla nuova leva e a nuovi approcci.
    Ci ritroveremo sicuramente su queste colonne.
    Cordiali saluti