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Editoriale

Uno scempio costituzionale

Stiamo uscendo dalla democrazia parlamentare, ma la cosa sembra non interessare a nessuno. Anche le opposizioni, interne ed esterne al partito di maggioranza relativa, agitano emendamenti su questioni abbastanza secondarie, come le preferenze, ma sembrano accettare il principio di fondo, lo stravolgimento della rappresentanza, il considerare le elezioni come pura e semplice investitura di un potere assoluto e senza controllo.

Mi pare che l’opposizione all’Italicum, in Parlamento come nel discorso pubblico, guardi all’albero senza vedere la foresta, come si usava dire. L’evidenza è quella di una legge-truffa che dà a un solo partito, che rappresenterà in ogni caso una minoranza relativa sempre più esigua di fronte al crollo della partecipazione popolare, una consistenza parlamentare spropositata, che può consentire di fare il bello e il cattivo tempo, di nominare tutte le cariche istituzionali, di correggere e stravolgere la Costituzione a colpi di maggioranza.

Distruggere insomma la divisione e l’equilibrio dei poteri che nell’esperienza repubblicana furono comunque salvaguardati.

La democrazia parlamentare è stata riconosciuta, da tutte le culture democratiche, come il quadro istituzionale in cui le lotte sociali potevano svolgersi liberamente e potevano ottenere conquiste durature, in un clima che pur nell’asprezza dello scontro poteva garantire condivisione di princìpi e ascolto di istanze. A maggior ragione ciò è stato compreso dopo le esperienze del Novecento, e la Costituzione repubblicana recepiva il lascito di quella consapevolezza.

Ma in Italia sembra essersi smarrita, nell’ultimo quarto di secolo, la nozione di cosa sia e a cosa debba servire il Parlamento: rappresentare fedelmente il paese, dibattere liberamente, elaborare e scrivere le leggi, non votare a comando i decreti del governo.

Si sta per abolire il Senato, trasformato in un “dopolavoro” di consiglieri regionali. Perché non abolire anche il Parlamento, a questo punto? Il contraente più anziano del Patto del Nazareno proponeva di far votare soltanto i capigruppo, col loro pacchetto di voti, e il ducetto di contado che domina questa fase terminale della democrazia italiana non sembra avere idee molto diverse quanto ad autonomia e libertà dell’istituzione parlamentare.

Il partito di notabili che si appresta a questo scempio del principio costituzionale sembra aver rinnegato tutta la sua esperienza repubblicana, e sembra oscuramente far riemergere dal suo lontanissimo passato solo l’antica propensione alle dittature di minoranza, dove il segretario di partito comandava su tutto (ma almeno si aveva il buon gusto di differenziare la carica di primo ministro).

Andiamo verso tempi durissimi, ancor più oscuri di quelli che abbiamo vissuto recentemente, nei quali sarebbe fondamentale avere istituzioni rappresentative che rispecchino realmente e fedelmente la società, pur nella sua frammentazione a volte caotica. Si procede invece verso la negazione di ogni forma di limpida rappresentanza, verso l’instaurazione di un rigidissimo principio oligarchico, che nega alla radice qualunque interlocuzione con la società.

Tutto questo è drammaticamente pericoloso, è una china che andrebbe arrestata in qualunque modo, prima che sia troppo tardi. Bisogna che qualcuno, anche tra i “corpi intermedi” così vilipesi e umiliati, cominci a mettere in dubbio la stessa legittimità di un potere minoritario che vuole spadroneggiare col sopruso, a contestare il delirio di onnipotenza di un’accozzaglia di parlamentari eletti con una legge incostituzionale e che pretende di riscrivere a suo piacimento la Costituzione.

  • Sergio Finardi

    Caro Santomassimo, il suo articolo temo verra’ ricordato dagli storici come si ricordano le ultime giormate di Weimar. Grazie comunque.

  • Franco Ragusa

    E sì, purtroppo anche da parte delle opposizioni e le minoranze poco o nulla di serio.
    http://www.riforme.net/editoriali/ed2015-01.htm

  • petercap

    Complimenti ,ma ha scoperto l’acqua calda; un paese che si e’ scordato gia’ il monocolore Democristiano, il Craxismo, Il Caf ed il consociativismo, le Stragi di Stato, La corruzione tangentista , che non ha mai rinnegato completamente “il ventennio” fascista, ed il ventennio Berlusconiano fatto di nani e ballerine, vuole che non si faccia passare sopra il Partito Unico Renzusconiano/Gelliano ?… ma anche voi , che avete mai fatto se non contribuire ipocritamente a questa metamorfosi ,con una informazione sempre pseudo/buonista verso il partito che maggiormente ha causato lo sfascio della sinistra come il Pd? l’unico vostro vero problema e’ stato sempre edulcorare l’opposizione, in stile Vendoliano, senza mordente , senza sopratutto creare niente, nulla di alternativo , se non l’arroccarsi su posizioni intellettuali, giustamente ideologiche ma pretestuose, lasciando sempre il campo libero a quella “finta” sinistra che intanto si era gia’ mangiata la sinistra radicale , asfaltata dal non-comunista Veltroni , e ormai quasi completamente appoltronata dal Pd con i fuoriusciti da Sel. Ormai siete stati cannibalizzati ideologicamente e sono rimaste solo le ossa …

  • Vittorio Marchi

    sinistra radicale, quella di bertinottti ? Quando la pianteremo con questa periodizzazione tutta istituzionale della storia recente. Prima, seconda, terza repubblica, PCI, DS, PD, si sarebbe parlato una volta di sovrsatrutture, altro che “limpida” rappresentaza. E’ la storia cosiale che conta, Il vero punto di non ritorno per la sinistra italiana si definisce a partire dalla storia delle lotte sociali, che possono essere più o meno progressive, che dentro il quadro istituzionale raramente ci stanno, e che strutturano quella costituzione materiale senza la quale la costituzione formale rimane lettera morta ( non c’è spirito senza corpo ). E se si guarda sotto questo profilo la storia degli ultimi 30 anni, si capirà che il 77 è la data chiave della ivicenda, che il compromesso storico è la premessa necessaria della fusione fra DS e margherita. Partiamo da qui, dal rifiuto operaio del lavoro e dall’austerity di berlinguer, e magari inizeremo a capirci qualcosa in questo papocchio. Poi sui principi, è inutile definirsi liberali quando si accetta la sinistra cattolica in corpo. Che cattollicesimo e liberalismo non condividono nulla delle premesse ideologiche e culturali di fondo ( vedete come ripugni alla cultura italiana la nozione di individuo ). Insomma uagliò, l’Italia non è contemporanea allo sviluppo del capitale, il comunismo si. Non si possono svender ele proprie ragioni dieali ( che non sono l’identità, che invece muta e si ricompone continuamente ) e pon lamentarsi di essere lasciati in mutande.

  • petercap

    perfettamente d’accordo. La sinistra radicale di Bertinotti non era altro che l’anticamera della sinistra svenduta di Vendola.

  • Riccardo

    Il punto di riferimento per le riforme istituzionali sono i mercati. Occorre un governo stabile, è il ritornello, altrimenti la fiducia dei mercati ecc ecc. Ma quale governo? Non certo uno qualsiasi. Un governo a due contendenti, come negli USA, che dia la sensazione di democrazia e libertà. Al di fuori di questo schema (del capitalismo), tutto è illegittimo. In tanti paesi, questo transito non ha avuto grossi problemi.
    In Italia c’è di mezzo una Costituzione nata dalla Resistenza e da un contesto di socialismo forte. Ovvio che i “riformisti” vogliano cambiare l’assetto costituzionale.
    Veniamo a parlare di sinistra, quella che ha abbandonato il comunismo e assunto il paradigma del capitalismo. D’Alema ribadisce (l’ultima volta martedì da Floris) che “dall’Europa non si torna indietro”. Fin qui sembrerebbe d’accordo con Tsipras… ma il nostro continua, facendo ben capire che non di creare una società diversa da quella del capitalismo si tratta, ma di contare nello scenario internazionale, dove dominano grandi potenze, e se vuoi contare qualcosa, devi diventare potenza pure tu. Potenza capitalista, beninteso. (Qundi la solita posizione Fassino-bersaniana: “noi facciamo un punto in più di PIL”). Il tutto riferito alla posizione della Le Pen che vorrebbe un ritorno agli stati nazionali. Nessuno dei due mette in minimo dubbio il capitalismo. La “sinistra” lo vorrebbe meno “selvaggio” (e qui incontra la posizione della chiesa, che pensa di moralizzare il capitalismo). Il confronto non era tra sinistra e destra, questo spero si sia capito. Il confronto era tra due espressioni del capitalismo: una che si vorrebbe “dal volto umano”, l’altra, come l’ha definita sprezzantemente D’Alema, ottocento-novecentesca.
    Per quanto riguarda i comunisti (coloro che non hanno accettato il transito PCI-PDS-DS-PD, cioè l’accettazione del paradigma neoliberista) il comunismo, dopo la caduta del muro, non ha creato un progetto di società alternativa a quella “al di là del muro caduto”. E finché non ci sarà, parlare di unione della sinistra rischia di creare molta confusione, se non vengono fatte le opportune distinzioni e posti gli opportuni paletti. Fatto ciò, si può (si deve) parlare di unione a sinistra.
    Come arrestare la china? Difficile. Si può fare resistenza, militanza. Certo. Ma i popoli sembrano avviati ad avere solamente il ruolo di spettatori. Lo spettacolo di un sistema che si crea i nemici spacciandosi per libertà e civiltà. Ovvio che non può che mietere consensi e successi. Per il momento il giochetto è questo: mostrare il capitalismo che fa la guerra al nemico di turno. La strage di Charlie Hebdo non potrebbe essere più esemplare. I governi europei si sono rifatti la faccia, Hollande ha recuperato tutti i voti (e il presidente dell’Ucraina nazista era in prima fila, mi pare). Sì, Charb era comunista, ma basta non nominarla troppo quella parola, e risulta un dato vintage, di un tempo che non c’è più (Il TG1 si guarda bene dal far sentire l’Internazionale suonata ai funerali del compagno Charb…).
    Se pensiamo, come afferma D’Alema, che la lotta sia solo contro un capitalismo selvaggio, se pensiamo di moralizzarlo (lasciando intendere quindi che esiste un capitalismo buono e umano, basta volerlo), siamo dei poveri illusi. Dopo la caduta del muro,Il capitalismo è dominate globalmente. Non sembra superabile. Un ethos globale omnicomprensivo. D’Alema l’ha capito da un pezzo, e non è un illuso.

  • Riccardo

    Mi piacerebbe sentire, su questo punto, molto importante, che ne pensano i compagni del PdCI berlingueriano. Come si pone, oggi, il PdCI, tra sinistra che ha assunto il paradigma neoliberista (quella del PD) e sinistra comunista (che non ha accettato detto paradigma)?

  • Anacleto Bomprezzi

    Finchè non si prenderà sentore che stanno portando avanti Il Piano di Rinascita Democratica della P2 di Licio Gelli e non lo si fermerà, andremo sempre peggio. Il male peggiore è non andare a votare, il male minore è M5S che Io continuo a votare nonostante gli apparentamenti in Europa con la destra, anche perchè vogliamo cambiare l’Europa

  • http://porciconleali.blogspot.it/ RoobZarathustra

    Bel commento, nulla da eccepire, solo fare una constatazione sulla prima parte: con l’Italicum non si ammazza solo la rappresentanza, ma paradossalmente nemmeno aiuta ad andare verso il bipolarismo che da 20 anni cercano d’imporci; questo perchè la nuova legge elettorale darà ad un partito la maggioranza, ma al contempo avremo un’opposizione frammentata che non sarà in grado di rendersi alternanza; purtroppo non abbiamo la palla di vetro, quindi basiamoci sulle ultime elezioni di importanza nazionale(Politiche 2013 ed Europee): un PD che domina con una opposizione divisa tra Lega, M5S, Sel, Ncd, FI.
    Io che sono tendenzialmente un proporzionalista, dico “tendenzialmente” perchè sarei incline anche ad un proporzionale corretto per non agevolare una frammentazione sociale e politica tipicamente italiana, mi vedo costretto a riconoscere che di fronte all’Italicum non avrei dubbi a preferire un uninominale o un doppio turno. L’Italicum è il segno di una classe politica non più in grado di essere autonoma dal nuovo Dio (i mercati e il capitale) e incapace di pensare alla prossima generazione, ma solo alla contingenza del momento

  • il compagno Sergio

    Come al solito, ottima analisi di Santomassimo.
    Resta il che fare….

  • Marcom

    In UK c’è un sistema maggioritario secco, una seconda camera con 0 poteri o quasi (e peraltro neppure eletta), un premier con il potere di scioglimento delle camere. Vuole affermare che in UK non ci sia una repubblica parlamentare?