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Editoriale

Solo uniti si vince

Non sappiamo dire perché pur partendo da analisi profonde e condivise della grave malattia che rischia di inghiottire l’Europa nel destino weimariano, le sinistre plurali non riescano a unirsi in una lista comune a sostegno della candidatura di un leader europeo come Alexis Tsipras. Né dire perché un sindacato italiano come la Cgil, presente nelle assise di Sinistra ecologia e libertà con Camusso e Landini, pur invocando una risposta keynesiana ai vincoli catastrofici dell’austerità non sappia offrire una risposta unitaria al dramma del lavoro ormai ridotto a merce. Ma è questo quadro di spaccature e divisioni che ci viene restituito dalla tribuna congressuale di Sel.

Il partito di Nichi Vendola ieri lo ha ascoltato nella lunga e appassionata relazione che appunto si concludeva con il no all’adesione alla lista italiana per Tsipras e il sì alla presentazione del proprio simbolo con l’indicazione di sposare la scelta del Pse e di conseguenza di Martin Schulz come candidato alla presidenza della Commissione europea. Con una fortissima probabilità di non superare, né gli uni né gli altri, quella soglia del 4 per cento necessaria per entrare nel parlamento europeo. Uno scenario che abbiamo purtroppo conosciuto esattamente quattro anni fa, alle elezioni europee del 2009 quando l’astensionismo superò il 7 per cento, le destre avanzarono, la sinistra arretrò, lasciando Rifondazione e Sel fuori da Strasburgo. Anche allora il manifesto provò a indicare la via di una lista unitaria fuori dalle litigiosità partitiche, l’appello restò inascoltato e fummo facili profeti dello sventurato risultato. Oggi, con la maturità del giovane leader di Syriza, sarebbe stato possibile (e speriamo ancora possa essere) arrivare uniti alla meta delle elezioni.

Naturalmente non è semplice operare nel vivo delle storie personali e collettive che in questi anni hanno separato il nostro campo. Vendola ha ragione quando ricorda che una nuova sinistra pretende un discorso di verità, che la sconfitta perdura, che arrendersi alla fatalità delle larghe intese anche in Europa significa considerare Schulz come un avversario anziché come un alleato. Più difficile da questo dedurne che allora «Sel non deve avere paura di andare con il suo simbolo alle europee».

La scelta di alzare le bandiere di partito viene replicata quando si atterra nello scenario italiano. L’attacco al Pd di Renzi è netto. Il segretario-sindaco «ignora proprio il senso delle primarie», ha sostituito la «procedura democratica con la velocità del comando», la sua polemica contro i piccoli partiti «nasconde la bulimia dei grandi», la legge elettorale concepita in profonda sintonia con Berlusconi è «un’intesa opaca con il berlusconismo». Il Pd resta un interlocutore, ma l’alleanza «non è una condanna».

La botta, elettorale e personale, che ha colpito un partito e un leader, ambiziosi e fragili, si fa sentire e c’è voglia di «toglierci il lutto». Vale la lezione di Calamandrei e dei piccoli numeri del partito d’Azione, o quella di due grandi sconfitti, Ingrao e Gramsci, figure dell’album citato da Vendola. Per dire, come scrive Corrado Stajano concludendo il viaggio nella “Stanza dei fantasmi”, che la speranza nella speranza è sì difficile, ma anche doverosa.

  • Pasquale Hulk

    In Italia c’è un momento stregato in cui si passa dalla categoria di brillante promessa a quella di solito Vendola.
    Cit. Berselli-Arbasino

  • Tommaso

    Il problema qui non è più l’unità. Qui la questione è che SEL ha deciso di vivere e stare in un campo, quello del PSE e dell’S&D, ovvero abbracciare coloro che sono portatori della teoria del social-liberismo o blairismo. Il Partito della Sinistra Europea è fuori dalle logiche di SEL. Con Schulz ci può essere dialogo e collaborazione, ma non finché Schulz non ammette i suoi errori come l’appoggio al PASOK che governa insieme a Samaras. In caso contrario, se Schulz sosterrà, così come ha fatto Hollande, austerity, fiscal compact e tutte le manovre economiche che stanno deprimendo l’economia europea, sarà parte del problema.

  • Nicola Lanza

    SEL, passa la linea del loro leader. Sono i leader, le persone che pensano di esserlo, uno dei problemi del paese e della sinistra, ora più che mai occorre trovare unità, ai compagni di SEL, che non sposano la scelta di Vendola isolatosi a sinistra ma molto attento nel trovare intese con il PD, chiedo di essere parte attiva per la creazione di una lista unitaria, ( ricordo a me stesso, SEL nel Molise è alleato con PD e pezzi del CD, governano la regione Molise, con scelte politiche che contraddicono le ” retoriche parole svuotate dall’esempio” a cui Vendola ci ha abituati). Occorre unità senza discriminare nessuno dei partiti e partitini della sinistra italiana, come non bisogna discriminare i movimenti e le singole persone della sinistra diffusa, l’unità anche con quell’universo, composto da tanti cittadini che non sono di sinistra, che condivide la necessità di una lista europea, espressione di una proposta, una visione, in antitesi al pensiero unico liberista e mercatista. La strada da percorrere sono le assemblee territoriali al fine di creare dal basso un documento condiviso ed un coordinamento nazionale eletto dalle assemblee, questo percorso è la differenza tra un voto per Alexis ed un impegno concreto di tutti per LA LISTA ITALIANA.

  • Daniele Sgaravatti

    Mi sembra il tipico atteggiamento che porta alla sconfitta delle sinistre. A cominciare dall’appellativo “social-liberismo”, che ha una sfortunata l’assonanza con il “social-fascismo” con cui i comunisti negli anni venti mettevano sullo stesso piano social-democratici e fascisti. Con il bel risultato di favorire l’ascesa al potere del nazismo in un paese come la Germania con un grande movimento operaio, e il conseguente massacro di comunisti e socialdemocratici. Venendo ai nostri tempi, non è che non ci sia del giusto nelle critiche a Schulz e ad Hollande. Ma non ci scordiamo che in Francia e in Germania esiste ancora uno stato sociale, esistono istruzione e sanità pubbliche, pensioni e sostegni per le classi più deboli. Schulz ed Hollande, a differenza di Blair (e Renzi) non combattono per distruggere questo stato sociale. E poi, per fare solo un esempio, Hollande ha introdotto una tassazione molto dura sui redditi e i patrimoni alti. Ripeto, non è che non ci siamo molte cose, anche gravi, da criticare di Hollande e di Schulz. Ma metterli assieme a Blair è un errore teorico, tattico e strategico.

  • Tommaso

    Per esatezza, il termine “social-liberismo” è un termine coniato dagli economisti ed è una teoria che viene spesso ripresa nell’ambito di tutti quei partiti di centro-sinistra che hanno scelto di seguire la famosa terza via di Blair.

  • Tommaso

    Per quanto riguarda Hollande e Schulz, sono convinto anch’io che vi siano delle differenze con Renzi e Blair o con Clinton e Prodi, ma la situazione è che in questo momento la SPD e PSE lavorano ampiamente sulle larghe intese in tutta europa. Schulz si è speso per il PASOK e per l’alleanza con Samaras. Detto questo, solo se la Sinistra Europea riuscirà ad avere un grande rappresentanza nel parlamento europeo, Schulz si troverà costretto a fare compromessi di stampo socialista e keynesiano. Proprio per questo bisogna sostenere Tsipras. Se la Sinistra Europea non avrà successo, Schulz costruirà alleanze con l’ALDE o, non sia mai, con il PPE.

  • Palazzoni Aurelio

    Nicola,sono perfettamente d’accordo.Il problema nasce quando alla partecipazione di cittadini,movimenti,associazoni,ecc,partecipano partitini (perché ormai tali sono) organizzati e allora l’unita’non c’e’piu’ purtroppo.Nella mia zona conosco diversi attivisti di Sel, che sono di fatto l’ala “sinistra” del PD Questo e’ il grosso problema della sinistra,sinistra cioe’ il rapporto col PD.Io penso che le assemblee debbano accogliere tutta la sinistra diffusa ma ogniuno rappresenta se stesso.

  • Palazzoni Aurelio

    Tripas non e’un Lieder di nessun partito,e’ riuscito a coagulare intorno a se forze che si richiamano ai valori della vera sinistra senza partitini di sorta.In Italia un esponente politico di questa saggezza, a sinistra, purtroppo non c’e

  • Daniele Sgaravatti

    Sono d’accordo con quello che dici qua. Penso però che anche un successo di SEL, anche se corre da sola, potrebbe essere utile a fare da sprone alla sinistra socialista, nei limiti di quello che vale il risultato italiano. Personalmente non ho ancora deciso cosa votare a queste europee, vorrei saperne di più su Sinistra Europea, cosa che non è facile, se si cerca sui media italiani.

  • Pasquale Hulk

    Fate girare:

    Ministero dell’Interno – 20.01.2014

    Elezioni europee, istruzioni per gli elettori italiani all’estero non iscritti nell’elenco residenti in altri paesi Ue
    Hanno tempo fino al 6 marzo per far pervenire al Consolato competente la domanda diretta al sindaco del comune nelle cui liste elettorali sono iscritti. Lo prevede un comunicato del ministero dell’Interno

    In vista delle prossime elezioni per il Parlamento europeo – che si svolgeranno nel periodo compreso tra giovedi 22 e domenica 25 maggio 2014 – gli elettori italiani non iscritti nell’elenco degli elettori residenti negli altri Paesi membri dell’Unione europea (Ue) che tuttavia vi si trovino per motivi di lavoro o di studio, e i loro familiari elettori conviventi, devono far pervenire entro il 6 marzo prossimo al Consolato competente un’apposita domanda diretta al sindaco del comune nelle liste elettorali del quale sono iscritti (articolo 3, comma 3, del decreto-legge n.408/1994, convertito dalla legge n.483/1994).

    Lo ha disposto il ministero dell’Interno con il comunicato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale – Serie generale n.14 del 18 gennaio 2014. Il comunicato sarà trasmesso al ministero degli Affari esteri perché sia diffuso attraverso le rappresentanze diplomatiche e consolari italiane nei Paesi dell’Unione.

    http://www.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/elezioni/2014_01_20_comunicato_ele_europee_elettori_italiani_nei_PaesiUe.html

  • Tommaso

    Dipende… se SEL entra nel gruppo del PSE subirà le spinte del PSE e i suoi eletti (1 o 2) saranno costantemente minoritari (lo vediamo spesso anche qui in Italia ad esempio a Torino), due eletti nel GUE e nella SInistra Europea darebbero maggior forza al gruppo e alla capacità di trascinare Schulz su determinate richieste. Dipende dove SEL si vorrà collocare.
    Nel frattempo è uscito quest’articolo sul Manifesto: http://ilmanifesto.it/schulz-difende-merkel-chi-critica-lei-critica-i-tedeschi/
    Ciao Daniele 😉

  • Maurizio Di Gregorio

    e quindi andrà come deve andare, ancora 2 o 3 partititini inutili che si conteranno alle elezioni di passaggio, altro che prospettiva di Linke!
    Perchè in Italia quindi non è possibile ancora un progetto di Linke?
    Perchè le organizzazioni della sinistra radicale sono cieche o corrotte nel loro interno: fatte da giochi di sponda di sottogoverno con il PD, senza coraggio o valore alcuno.
    Triste anomalia che si collega con l’altra grande anomalia della Casta e del sottosviluppo italiano: una palude complessiva da cui uscire con un azzeramento, una rivoluzione culturale nonviolenta.
    Il M5Stelle ha visto bene cosa c’è nel PD e a sinistra di esso continua a non vedere niente, eppure contando i voti della complessiva area di opinione ci sarebbero le risorse per una maggioranza assoluta che imponga un cambiamento (all’anomalia)

    continuate così a giocare sia facendo finta che il M5Stelle non esista, sia continuando a giudicarlo in modo balordo come movimento “oggettivamente reazionario” populista fasctistoide etc etc