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Italia

Un’altra giornata negativa, al nord accelerano i contagi

Le vittime in 24 ore sono state 662, 21 meno di mercoledì. Ma al conto manca il Piemonte. «L’incremento concentrato in Lombardia. L'ipotesi è che ci sia stato un accumulo di risultati di tamponi fatti nei giorni precedenti», dice Agostino Miozzo della Protezione Civile

L'ospedale San Matteo di Pavia

L'ospedale San Matteo di Pavia

Non cambia nella sostanza l’andamento dei dati che descrivono il focolaio italiano di Covid-19. Le vittime in 24 ore sono 662, 21 meno di ieri – ma mancano i dati del Piemonte. Un migliaio sono le persone guarite. Continua la pressione sui reparti di terapia intensiva che hanno dovuto trovare 123 nuovi letti ieri.

Dove non è stato possibile, i malati sono stati spostati altrove. Due addirittura a Dresda, in Germania, che continua ad accogliere piccoli numeri di pazienti dall’Italia. Rispetto ai giorni precedenti, l’unica variazione importante, in peggio, è quello relativo ai nuovi contagi, saliti di 6200 unità.

L’incremento dei contagi è concentrato in Lombardia: 2543 i test positivi di ieri, 1643 il giorno precedente. «L’ipotesi è che ci sia stato un accumulo di risultati di tamponi fatti nei giorni precedenti» si è barcamenato Agostino Miozzo, vicecapo della Protezione Civile. Anche ieri ha sostituito il capo Angelo Borrelli, negativo al test ma ancora a letto con l’influenza. Il dato era stato anticipato dal governatore regionale Attilio Fontana già dal primo pomeriggio, ma senza dare spiegazioni: «posso solo dire che personalmente sono preoccupato». Il bilancio delle vittime tra i medici sale ancora e arriva a 40 vittime, su seimila sanitari contagiati.

La crescita del numero dei contagi potrebbe essere determinato dall’ulteriore aumento dell’attività diagnostica. Ieri sono stati effettuati ben 36 mila tamponi, seimila in Lombardia. Tuttavia le notizie dalla provincia di Bergamo dimostrano che i casi che sfuggono ogni giorno ai test sono moltissimi.

Fontana ha respinto al mittente l’accusa di aver fatto troppo pochi test, affermando di seguire alla lettera le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: «i tamponi devono essere riservati ai sintomatici», ha ribadito il governatore. Un aiuto all’attività diagnostica può arrivare dai nuovi test rapidi in via di approvazione all’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha detto Ranieri Guerra, direttore vicario dell’Oms che ieri ha partecipato al quotidiano bollettino insieme ai vertici della Protezione Civile.

Le buone notizie arrivano invece dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma: uno dei 6 bambini positivi ricoverati è guarito. Gli altri 5 bambini positivi sono in buone e stabili condizioni. Mentre i giovanissimi sembrano cavarsela, i luoghi che preoccupano maggiormente i sanitari sono le case di riposo. Come in Spagna e negli Stati Uniti, e come già sperimentato sulle navi da crociera, i luoghi in cui si concentrano un gran numero di persone anziane sono quelli più pericolosi.

Nel Lazio rappresentano un terzo dei 195 casi giornalieri, con segnalazioni da Roma e dalle province. Anche a Cremona il sindaco ha chiesto tamponi a tappeto nella Rsa «Don Mori» di Stagno Lombardo, dove in un mese sono morti 21 ospiti su 70. L’isolamento a casa degli anziani però è impossibile: «Ci sembrano infondate le aspettative di poter gestire nelle loro case anziani soli che necessitano di supporto respiratorio», ha scritto la direzione dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII.

La direzione e l’unità di crisi dell’ospedale hanno risposto con una lettera aperta all’impietoso racconto dell’emergenza pubblicata dal sito del New England Journal of Medicine dai medici bergamaschi. «Molte affermazioni non corrispondono ai fatti», dichiarano all’Eco di Bergamo.

«Non è corretto affermare che l’assistenza alle madri e ai bambini sia stata interrotta: nel nostro ospedale dal 1° marzo ad oggi sono nati 270 bambini, abbiamo eseguito più di un trapianto nonostante l’emergenza. Abbiamo, salvo un breve periodo, proseguito nell’attività di vaccinazioni, abbiamo assicurato ai malati ricoverati in ospedale le cure palliative necessarie». «L’unica affermazione che ci sentiamo di condividere senza se e senza ma», concludono i dirigenti, «è che se questa catastrofe è potuta accadere in Lombardia, potrebbe accadere ovunque».


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