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Una rappresaglia umanitaria in salsa turca e tedesca

Siria. Sotto tutela militare per decenni e figlia di un pacifismo dettato dalla storia, nell’ultimo quarto di secolo la Germania ha fortemente creduto nel sogno di una globalizzazione che fosse garanzia di relazioni internazionali meno conflittuali. Ora che questo sogno è in crisi, a Berlino riaffiorano ipotesi come quella dei raid in Siria e quella di un esercito europeo

Il presidente turco Erdogan con la cancelliera Merkel

Il presidente turco Erdogan con la cancelliera Merkel

Che la Siria sia già da tempo una crisi umanitaria lo dicono i numeri: 5,6 milioni di rifugiati all’estero e 6 milioni di sfollati interni. Ma ora serve anche una «rappresaglia umanitaria» per salvare la faccia a Erdogan e alla comunità internazionale per la vittoria probabile di Assad e dei russi nella battaglia di Idlib. E così si stanno costruendo le prove di un attacco chimico o con il gas del regime di Damasco. Ai bombardamenti americani, oltre a Francia e Gran Bretagna, si potrebbe unire, su richiesta Usa, persino la Germania, secondo indiscrezioni dei giornali tedeschi (smentite dai capi...

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