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Visioni

Una protesta contro la dittatura sulle note di «Bella ciao»

Berlinale 70. Le parole di Mohammad Rasoulof: il regista non può lasciare l'Iran e si collega con il Festival via Skype

«Quando stavamo lavorando al film ogni giorno, prima di fare qualunque altra cosa, controllavo se ci fossero notizie sul mio processo d’appello: tutti i giorni mi chiedevo se avrei potuto continuare a girare». Alla conferenza stampa del suo nuovo film in concorso alla Berlinale, There Is No Evil, Mohammad Rasoulof non c’è: il regista non può uscire dall’Iran dove – come racconta in un collegamento via Skype con il Festival – lo aspetta un anno di carcere. «Poco prima di finire le riprese è arrivata la sentenza, che confermava in pieno quella di primo grado. È stato un momento molto triste. Ma ancora sono in attesa di sapere quando dovrò andare in prigione» dice il regista, che basa il film in quattro episodi proprio sulla sua esperienza personale.

«Un giorno stavo guidando – racconta – e improvvisamente ho visto uno degli uomini che mi aveva sottoposto a interrogatorio, dentro e fuori dal carcere, alcuni anni fa. Usciva da una banca, ero molto sorpreso e sotto shock. È entrato in macchina e io ho deciso di seguirlo: l’ho pedinato in preda alla rabbia e all’eccitazione. Ma dopo un po’ ho realizzato quanto fosse normale e simile agli altri: ho compreso che di fronte a me non c’era un mostro, il male, ma solo una persona che non ha mai messo in discussione le proprie azioni, che inconsciamente accetta tutto ciò che le autorità gli dicono e lo esegue ciecamente. Questo è un esempio di come ho messo me stesso in ciascuna storia».

Se stesso e il suo desiderio di libertà, che definisce come «il potere di autodeterminarsi, di fare le proprie scelte». Una facoltà che in Iran è negata da una «struttura politica che ha privato le persone del potere di prendere le proprie decisioni. C’è un ampio spettro di censure e restrizioni ideologiche».

contro questa struttura autoritaria è presente anche nella colonna sonora del film, in cui è presente Bella ciao cantata da Milva: «Volevo mostrare come la gioventù iraniana desideri entrare a far parte di una dimensione globale, è una forma di protesta contro la dittatura. Ho scelto proprio quella canzone perché è molto conosciuta, e tutti sanno che la sua origine e la sua profonda essenza è la ribellione contro un regime autoritario. Consente un paragone fra le esperienze storiche di entrambe le nazioni».


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