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Editoriale

Una lista per Tsipras, le adesioni

Sono numerose le adesioni all’appello «A sinistra, una lista per Tsipras» lanciato ieri dalle pagine del manifesto da Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli e Guido Viale. In queta pagina rendiamo note le prime, ma la pubblicazione continuerà nei prossimi giorni.

La lista per le elezioni europee a cui i promotori dell’appello propongono di dar vita con il loro documento sarà una lista di cittadinanza assolutamente autonoma, promossa da personalità della cultura, dell’arte e della scienza e da esponenti di comitati, associazioni, movimenti e organismi della società civile che ne condividono gli obiettivi e i contenuti, e che non verrà «negoziata» con alcun partito. Questo sia per segnare una netta discontinuità con il passato, sia per sottolineare la novità di questa proposta: l’adesione alla lista elettorale non deve essere confusa con l’affiliazione ad alcuno dei partiti esistenti o in fieri e non ha alcuna pretesa identitaria.

Questa lista avrà un comitato di garanti formato tra i firmatari dell’appello, che non si candideranno.

Avrà un comitato promotore, con compiti operativi. Su questa base le realtà organizzate – com<CW16>e i partiti, o loro strutture, le associazioni politiche o culturali, i centri sociali – che vorranno sostenere questo progetto sono le benvenute e possono contribuire al suo successo anche presentando proposte di candidatura di propri iscritti, purché rispondenti alle caratteristiche indicate nell’appello. E potranno sostenere la lista, la raccolta delle firme e le attività connesse alla campagna elettorale, costituendosi in uno o più comitati di sostegno dotati della più ampia autonomia, seguendo il modello già adottato nella campagna per i referendum contro la privatizzazione dell’acqua e dei sevizi pubblici locali, modalità che ha garantito il successo in quella iniziativa referendaria.

Di seguito il primo nucleo di adesioni:

Mario Agostinelli, Andreina Albano, Gaetano Azzariti, Giuliana Beltrame, Alberto Burgio, Loris Campetti, Luca Casarini, Franco Chiarello,Giovanni Carrosio, Furio Colombo, Gildo Claps, Emmanuele Curti, Giorgio Dal Fiume, Marco D’Eramo, Tommaso Di Francesco, Monica Di Sisto, Andrea Di Stefano, Gianni Ferrara, Carlo Freccero, Francesco Garibaldo, Domenico Gattuso, Alfonso Gianni, Alessandro Gilioli, Paul Ginsborg, Fabio Grossi, Leo Gullotta, Monica Lanfranco, Teresa Masciopinto, Katia Mastantuono, Valerio Mastrandrea, Antonio Mazzeo, Sandro Medici, Tomaso Montanari, Roberto Musacchio, Maso Notarianni, Giovanni Orlandini, Moni Ovadia, Giovanni Palombarini, Giorgio Parisi, Angela Pascucci, Antonello Patti, Fulvio Perini, Tonino Perna, Paolo Pietrangeli, Nicoletta Pirotta, Felice Roberto Pizzuti, Gabriele Polo, Gianni Rinaldini, Tiziano Rinaldini, Umberto Romagnoli, Riccardo Rossi, Eddi Salzano, Antonia Sani, Andrea Segre, Patrizia Sentinelli, Stefano Sylos Labini, Anna Simone, Massimo Torelli, Giolì Vidigni.

  • mariof

    Sono lieto di trovare fra gli aderenti tante persone che stimo, stimandoli gli voglio bene e mi permetto un consiglio: se vi apprestate a fare questa nuotata rinnovatrice levatevi prima gli scarponi da sci, quelli marcati “€”, vi tireranno sempre a fondo per quanti meritevoli sforzi facciate. E’ come la forza di gravità, non potete prescinderne! Mi scuso se ho usato una metafora, chiedere a un intellettuale di studiare qualcosa di completamente estraneo al suo campo è forse poco riguardoso ma se ci si occupa di economia non sono i sogni che contano ma i fatti: l’€uro è uno strumento del capitale, il capitale è di destra, chi lo difende è di destra (magari inconsapevolmente).

  • Maurizio Sansone

    All’appello ha aderito anche Antonio Ingroia a nome del movimento di cui è presidente, Azione Civile.
    Maurizio Sansone – Responsabile comunicazione Azione Civile

  • Russeau

    Questo è il nuovo, nel vero senso della parola! Mi auguro abbia forti adesioni, e sopratutto che la cosa non passi sotto silenzio

  • Thomas Martinelli

    Aderisco.
    Thomas Martinelli

  • http://www.masonotarianni.it/ Maso Notarianni

    Grazie per la stima… e soprattutto per il volermi bene, che ce ne vuole.
    Ma mi permetto di ricordare che tutte le monete sono strumento del capitale. Quando i nostri nipoti faranno la rivoluzione aboliranno il denaro. Nel frattempo che si chiami lira o euro o sterlina, cambia poco. Cambia molto invece chi e come governa la moneta.

  • mariof

    La moneta può essere nazionale, cioè legata a parametri economici di cui lo stato è padrone, oppure estera, come per noi l’euro, che il nostro governo non può governare in quanto “gestito” da una BCE egemonizzata dagli interessi tedeschi. Cardine di questo sistema è l’indipendenza della banca centrale dal potere politico (non sia mai vincessero le sinistre, quelle vere). Da noi i problemi cominciarono con il divorzio Bankitalia – Tesoro del1981, da li l’aumento costante del debito pubblico e il costante degrado delle condizioni dei lavoratori. Ma questa è un’altra storia, anche se ora ci si accorge che non è quello il problema ma il debito privato. Con immutata stima.

  • Matteo Bortolon

    Caro Maso non banalizziamo la questione. Non si tratta di cambiare la moneta ma del controllo della politica monetaria; su questo punto mi sembra che a sx si tenda a sorvolare un po’, in realtà sta crescendo nel paese un movimento di opinione che vede i danni dell’euro; sbagliato o giusto è un punto sostenuto da personalità di assoluto livello scientifico, e si dovrebbe affrontare la questione di petto senza il tabu che l’invocazione del ritorno alle valute nazionali voglia automaticamente dire nazionalismo.

  • http://www.masonotarianni.it/ Maso Notarianni

    Non voglio assolutamente banalizzare, caro Matteo (e caro mariof), anzi cerco di impegnarmi proprio contro qualsiasi banalizzazione. Compresa quella che vede nell’oggetto euro (un tondino di metallo) la colpa di tutti i nostri mali economici e sociali. Io credo che la colpa sia politica, e un tondino di metallo non fa politica, è solo uno strumento. Che deve essere usato per degli scopi, i quali scopi sono appunto decisi da politiche economiche e sociali. Il danno non lo ha fatto l’Euro, ma lo hanno fatto quelli che l’euro hanno deciso dovesse essere gestito non da un governo ma da una banca, non nell’interesse dei governati ma di quello dei governanti (le banche appunto). E da chi ha deciso che le politiche sociali dell’Europa dovessero essere gestite non da organismi eletti dai popoli europei ma da – sostanzialmente – privati. Un po’ come è successo con il fondo monetario internazionale e i paesi “poveri”. Molti dei quali si sono ribellati e hanno cambiato con successo la politica, non la moneta.

  • Rossana Calistri

    è assolutamente necessario, per il bene degli uomini e delle donne, che vivono in europa, cambiare l’idea di un insieme di paesi che sono legati solo da un idea di crescita di profitto, senza considerare il centro della vita: la capacità di migliorare l’esistenza delle persone tutte, senza un europa del sud e una del nord. false valutazioni.

  • Matteo Bortolon

    Siamo perfettamente daccordo come analisi caro Maso – fra l’altro scrivo sul manif occasionalmente per la Campagna per una nuova finanza – ma va riconosciuto che a sx l’unione monetaria è un tema delicato. Questo bisogna dirlo con onesta e chiarezza. Dubito che sx siano molti queli che aderirebbero un manifesto come questo http://vocidallestero.blogspot.it/2013/05/bagnai-borghi-e-sapir-manifesto-di.html ed invece occorrerebbe prenderlo in grande considerazione per integrare il tema in una visione antiliberista. I firmatari pensano che non sia un tondino di metallo il problema ma i meccanismi monetari-bancari ad esso sottesi rispetto ai quali sarebbe molto meglio il ritorno alle valute nazionali. Non ho una posizione così decisa in merito debbo studiare i dettagli dell’analisi Ma il problema è che una forza che intenda presentarsi continuando a dire come rifo dei tempi d’oro di volere un’europa dei popoli e non problematizzando i meccanismi che credibilità ha? Noi come campagna non abbiamo una posizione netta perché è un tema complesso su cui non c’è stato un vero confronto e va bene così, le campagne si occupano di aspetti anche un po’ specifici ma una forza politica lo può fare? grazie per la tua attenzione.

  • O. Raspanti

    Ma te Tatcher e Reagan dove li metti? È curioso come, imbriacati da fumose teorie monetarie, si dimentichi l’essenziale: il neoliberismo.
    Qualcuno, scioccamente, su queste colonne, ha fatto risalire i problemi economici italiani all’introduzione dell’euro.
    Ripassatevi i fondamentali. Il neoliberismo esiste anche con la lira. E, continuo a ripetere, leggetevi un po di studi e simulazioni fatti per valutare l’impatto di un eventuale ritorno alle divise nazionali.
    Lo consiglio anche a quell’altro presuntuosetto di ffortini, che pensa di saperne qualcosa perché ha letto qualche articolo sui giornali.
    Leggetevi cosa pubblica per esempio Alternatives Économiques, les Économistes Atterrés, Fitoussi….
    E soprattutto, qualsiasi cosa pensiate, smettetela di credere che il ritorno alla lira è la bacchetta magica per risolvere i mali italiani.
    Bisogna essere veramente ingenui (e un po presuntuosi) per crederci.
    È curioso che gli anti-euro riuniti a Roma nel settembre scorso fossero presieduti da Hans-Olaf Hensel (ex-pres. confidustria tedesca) e vedesse la partecipazione di Bagnai (vicino a FI) e l’adesione del Front National.

  • Vincenzo Franciosi

    Come posso aderire alla lista per Tsipras?