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Cultura

Una cicala e l’anima profonda di Belgrado

SCAFFALE. A proposito del memoir di Marina Lalovic, edito da Bottega Errante

Marina Lalovic

Marina Lalovic

C’era una volta e c’è ancora Toza Vlajkovic, voce eroica e raffinata di Cubura, quartiere bohémien nel cuore di Belgrado. Pare di averla davanti agli occhi la cicala di Belgrado, orbo da un occhio dall’età di dieci anni: mentre giocava con delle granate lasciate dai nazisti, una era esplosa. Pare di ascoltarli i suoi racconti che sono quelli di un quartiere, una città, un Paese intero, passato dalla lotta per la liberazione contro i nazisti all’omologazione neoliberista che come un rullo compressore schiaccia diritti, culture, diversità. «Non è un posto per vivere, ma per mentire», racconta Vlajkovic, che si aggrappa...

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