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Editoriale

Una «arezzowave» mai così eclettica

E adesso Renzi vuole pure suonare. Il Presidente della fondazione Arezzo Wave Italia ci avverte dopo la copertina di ieri. E ora come possiamo aiutarlo?

La copertina del manifesto del 17 dicembre 2015

Cari amici, stiamo iniziando i preparativi del 2016 per i 30anni di arezzowave, un festival che a volte ha «usato» la musica per fare da megafono a temi e persone che molti vostri lettori sicuramente ameranno.

Da Miriam Makeba presentata sul palco da Luìs Sepulveda nel 2004, a celebrazione dei 10anni dalla fine dell’apartheid, a Gino Strada per i 10 anni di Emergency sempre nel 2004 (raccogliemmo con gioia più di 70mila euro per costruire due sale operatorie a Las Fargar in Afganistan), da Bob Geldof con il suo Live Aid al leggendario Michael Lang nel 2009 a celebrazione dei 40anni del suo festival Woodstock, la lista è infinita e ne vorremmo fare un contenitore storico e fisico, una arezzowave station dove rivedere tutti i nostri ricordi.

E se mai tale spazio si realizzerà non potrà mancare la vostra copertina di ieri!

Forse siete seguaci di Baudelaire e trovate ispirazione in modi super creativi quando studiate i titoli, senza dubbio. Ma qui da noi da stamani è tutto un chiamare e chattare con la fantasia al potere. In effetti arezzowave suona meglio che «arezzogate», più sfruttato e usurato.

Il titolo suona talmente bene che anche Omnibus de la7 ha fatto la trasmissione di ieri mattina con un’«arezzowave» fisso, in basso a sinistra, soliti argomenti, banche, Gelli, etc, e scritta così ben piantata che è rimasta anche oltre, quando nel servizio successivo non si parlava più dei problemi del territorio aretino ma scorrevano le immagini dei soldati americani, Marines o roba del genere, in Iraq, in azioni di guerra.

Quindi oggi abbiamo dato una immagine di noi (specie se un sordo fosse stato davanti al video) di qualcosa di veramente eclettico e internazionale.

In più, per finire ci ha telefonato Renzi dicendo che visto che voi, il manifesto, avete messo il nostro nome sulla sua foto, lui vuol venire a suonare ad arezzowave a luglio!

E ora che si fa?

Va bene che siamo il festival di riferimento dei nuovi talenti italiani, ma prima si devono fare le selezioni e le finali regionali per venire da noi, non posso fare un eccezione, né offrire corsie preferenziali, perderemo credibilità nei confronti delle altre band.

Che faccio? Voi mi avete messo in questo guaio e ora voi mi dovete tirare fuori!

In attesa di vostre nuove, vi saluto musicalmente!

* Mauro Valenti è Presidente fondazione Arezzo Wave Italia