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Editoriale

Un urlo contro la complicità

La lettera d’accusa al piano migranti dell’Italia e dell’Ue inviata da Joanne Liu e da Loris De Filippi, rispettivamente, presidente internazionale e responsabile italiano di Medici Senza Frontiere (Msf), sia a Bruxelles che al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni – che negli stessi minuti vantava da Lubiana: «I risultati sull’immigrazione si vedono nel senso della riduzione degli sbarchi e dei flussi» – non appartiene a quelle rivelazioni che possono passare inascoltate.

Perché gridano, urlano una verità ormai incontrovertibile.

Il titolo infatti di questo nuovo rapporto della Ong – la stessa che il «Codice Minniti» ha messo all’indice mentre salvava vite umane nel Mediterraneo – potremmo sintetizzarlo con le stesse parole di Msf: «I governi europei complici nell’alimentare il business della sofferenza in Libia».

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Accusa Joanne Liu, reduce da un viaggio-inchiesta in Libia di una settimana fa: «Il dramma che migranti e rifugiati stanno vivendo in Libia dovrebbe scioccare la coscienza collettiva dei cittadini e dei leader dell`Europa» che invece, «accecati dall’obiettivo di tenere le persone fuori dall`Europa, con le politiche e i finanziamenti europei stanno contribuendo a fermare i barconi in partenza dalla Libia, ma in questo modo non fanno che alimentare un sistema criminale di abusi».

Perché «la riduzione delle partenze dalle coste libiche – denuncia Msf – è stata celebrata come un successo nel prevenire le morti in mare e combattere le reti di trafficanti, ma sappiamo bene quello che succede in Libia. Ecco perché questa celebrazione è nella migliore delle ipotesi pura ipocrisia o, nella peggiore, cinica complicità con il business criminale».

Ecco gli abusi testimoniati: «Nei centri di detenzione di Tripoli le persone sono trattate come merci da sfruttare. Ammassate in stanze buie e sudicie, prive di ventilazione, costrette a vivere una sopra l’altra. Gli uomini ci hanno raccontato come a gruppi siano costretti a correre nudi nel cortile finché collassano esausti. Le donne vengono violentate e poi obbligate a chiamare le proprie famiglie e chiedere soldi per essere liberate. Tutte le persone che abbiamo incontrato – accusa la lettera- dossier di Msf – avevano le lacrime agli occhi e continuavano ripetutamente a chiedere di uscire da lì».

È la conferma del primo reportage televisivo di Amedeo Ricucci per la Rai di un anno fa, di quello della Reuters di questa estate, dei duri giudizi di Angelo Del Boca e Alex Zanotelli, del viaggio a Sabhrata dell’Associated Press (e di questi giorni della Frankfurter Allgemeine) che ha svelato come le milizie di quella città (e delle altre, costiere e non), istruite, finanziate e armate dai nostri servizi, cambino casacca. Diventando da trafficanti le milizie di controllo della disperazione dei migranti, gestendo volta a volta, viaggi micidiali a mare, traffici di esseri umani, torture, stupri e centri di detenzione.

Ma che il j’accuse di Medici Senza Frontiere non può stavolta essere nascosto e tacitato nel silenzio del potere e dei media contigui, viene anche dalla stessa Commissione europea, già in imbarazzo per quei reportage.

«I centri d’accoglienza in Libia sono prigioni – dice la Commissaria Ue al commercio Cecilia Malmstroem già in Libia nel 2016 – e le condizioni in effetti sono atroci»; e anche Catherine Ray, portavoce di Federica Mogherini (Mister Pesc) ammette: «Siamo consapevoli, le condizioni di detenzione sono scandalose e inumane», ma l’Ue vuole «cambiare quelle condizioni» è per questo che «Unhcr-Onu e Oim vengono finanziate con 180milioni di euro». Si danno la zappa sui piedi e non se ne accorgono.

La risposta a questo patto criminale è stata finora in Italia una vergognosa esaltazione dell’emergente ministro degli interni Marco Minniti che sarebbe stato capace di convincere la cosiddetta Libia.

Ma quale? Se quello Stato non esiste più e che sono almeno quattro le parti in cui è divisa dopo la guerra della Nato, con interposti conflitti tra centinaia di clan e fazioni armate.

Una capacità di convinzione appoggiata col «patto di Parigi» anche da Germania, Francia e Spagna. Che, per tenere lontano il misfatto occidentale, autorizzano in Libia, in Ciad e in Niger l’istituzione di un sistema concentrazionario di lager purché i disperati non arrivino in Europa. Con l’aggiunta della «coperta di Linus» di un presunto controllo dei diritti umani da parte dell’Unhcr e dell’Oim.

Per una fase temporale che semplicemente dimentica di rispondere a questa domanda: che fine fa adesso quel milione di migranti e profughi intrappolati in Libia, in cammino nei deserti e senza più vie di fuga? L’importante è che la loro tragedia sia nascosta nella sabbia.

Minniti, manco a dirlo, ammirato a manca e più ancora a destra come astro nascente, ha trovato in quella occasione una schiera di inaspettati elogiatori: Gabanelli, Travaglio, Gramellini, ecc… E guai a criticarlo. Il presidente del Pd Matteo Orfini ha tuonato: «Chi lo critica è una sinistra salottiera»; e gli «antimperialisti» Pierferdi Casini e Nicola Latorre hanno addirittura subodorato l’ingerenza Usa per il petrolio libico.

Siamo davvero curiosi di sapere che cosa dirà ora questo stuolo militante di ammiratori sulla pelle altrui.

  • Mike

    ma chi ha votato queste ONG? Come si permettono di intromettersi nelle decisioni di Stati sovrani e soprattutto chi rappresentano.
    Un motivo in più per non dare loro un solo centesimo

  • Sergio

    Le violenze c’erano anche prima. Chi arrivava in Libia non è che veniva subito imbarcato, ma veniva trattenuto per un certo tempo……..per cui le violenze che vengono perpetrate in Libia non dipendono certo da questa “stretta” di agosto dei governi italiano e libico. Complicità? Semmai chi è stato complice fino ad oggi sono state le ONG che con il loro comportamento hanno incoraggiato le organizzazioni criminali e ulteriormente indotto migliaia di persone ad andare in Libia, ben consce (le ONG) di quello a cui queste persone andavano incontro. Le ONG dovrebbero darsi invece da fare per esercitare pressioni anche su ONU, Unione Africana e Lega Araba affinché si interessino del problema, visto che fino ad oggi non hanno mosso un dito, e inoltre le stesse ONG dovrebbero dirottare le loro notevoli risorse (visto che possono permettersi di sostenere costi per le loro navi sui 300.000 / 400.000 Euro al MESE) al fine di creare campi d’accoglienza dignitosi in Libia (per chi ancora continuerà ad andare) con lo scopo di valutare le singoli situazione per concessione asilo o rimpatrio……così facendo, otterrebbero un notevole risultato e, infine, sentire una CINESE (Joanne Liu ha passaporto canadese, ma è figli di cinesi) criticare la UE in generale e l’Italia in particolare sul tema dei diritti umani……….scusate, non voglio offendere nessuno ma……………mi fa ridere!! Noi saremo quel che saremo, ma in Cina sui diritti umani sono indietro anni luce rispetto a noi e Joanne Liu ne avrebbe di lavoro da fare lì……….tra l’altro, la Cina è lo Stato che più di ogni altro sta “sfruttando” l’Africa in questi ultimi anni.

  • rocco siffredi

    Speriamo che queste notizie Abbiano un’eco nei Paesi d’origine dei migranti, in tal modo dissuadendoli dal mettersi in viaggio.

  • Albin Planinc

    Stati sovrani infallibili e non criticabili, come il Papa? sembrerebbe che in quanto sovrani possano fregarsene dei diritti dell’uomo….
    liberatevi dal “culto dello Stato”!

  • https://ilmanifesto.it il manifesto

    Cerchi su Internet il significato dell’acronimo ONG, forse si chiarirà i pensieri.