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Italia

Un rallentamento ma non sono ancora numeri sufficienti

In Italia. Più di mille le vittime in Italia. Crescita dei casi al centro-sud Probabile che anche le persone asintomatiche siano contagiose. Fino a ora la Corea del Sud è l’unica che è riuscita a bloccare il dilagare del virus

Una struttura di emergenza allestita dall’ospedale di Brescia

Una struttura di emergenza allestita dall’ospedale di Brescia

Il coronavirus in Italia ha ucciso più di mille persone. Nelle ultime 24 ore le vittime sono state 189, all’incirca lo stesso numero di ieri, portando il totale a 1016. Ci vorranno altre due settimane per vedere i frutti della chiusura di bar, negozi e attività produttive, aveva preannunciato Giuseppe Conte nell’indicare l’ultimo giro di vite. In effetti, il rallentamento nell’aumento dei casi e delle vittime c’è e fa sperare che le prime zone rosse nel lodigiano e in Veneto abbiano funzionato. Ma gli effetti per ora si vedono solo su numeri.

IL RALLENTAMENTO riguarda i nuovi casi e i ricoveri, e soprattutto in quelli terapia intensiva. In un giorno sono cresciuti rispettivamente del 21%, del 13% e del 12%, un po’ meno rispetto al tasso di crescita del 30-35% di una settimana fa. Non è un effetto dovuto a una ridotta attività di test, che prosegue al ritmo di dodicimila tamponi al giorno. Nei numeri dominano ancora Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Marche. In queste ultime due regioni più di un quarto dei ricoverati sono in terapia intensiva. Nascoste nei dati diffusi ieri dal commissario della protezione civile Borrelli ci sono però anche informazioni che non tranquillizzano. I dati che meriterebbero più attenzione vengono dalle regioni del centro-sud. In assoluto, sono ancora le meno colpite, ma i nuovi casi ora crescono più rapidamente che al nord.
I positivi sono più che raddoppiati in Abruzzo (+121%) e in Calabria (+74%). Anche in Sicilia, Puglia, Umbria e Lazio i casi sono aumentati tra il 33 e il 40%. Se il Covid-19 ha messo in difficoltà sistemi sanitari efficienti come quello lombardo, valutato con un punteggio di 9,9 su 10 dall’Ocse e eccellente anche a livello europeo, è prevedibile che focolai incontrollati al sud possano fare danni ancora maggiori. L’allargamento della zona rossa a tutta l’Italia, anche laddove per ora si registrano pochi casi, si spiega soprattutto con questo timore.

LO SCENARIO ITALIANO si sta riproducendo rapidamente in tutta Europa. I 2800 casi censiti in Francia (quasi seicento solo ieri) hanno convinto il presidente Macron a decretare ieri sera la chiusura di tutte le scuole francesi da lunedì. Non saranno però rinviate le elezioni municipali che nei prossimi due weekend porteranno tutti i francesi ai seggi. Analoga decisione è stata presa dalle regioni spagnole, fatta eccezione per l’Andalusia. Anche la Spagna ha visto esplodere il numero di casi, cresciuti di 784 unità nelle ultime 24 ore.
È forse una prima risposta all’appello all’azione fatto ieri dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ai paesi europei. Ormai è l’Europa il nuovo epicentro dell’epidemia, che sembra in via di definitivo superamento in Cina (solo nuovi 18 casi ieri, come in Umbria) e in Corea del Sud, in cui si sono registrati 114 nuovi casi. La Corea del Sud è riuscita nel piccolo miracolo di frenare l’epidemia senza vere e proprie zone rosse, ma con un programma di test a tappeto e di rigide quarantene. Su quasi ottomila casi, in Corea del Sud le vittime sono state solo 66. La differenza con l’Italia salta agli occhi, e si spiega con un’età dei malati decisamente più bassa: più di sessant’anni in Italia, meno di cinquanta in Corea del Sud.

L’IMPORTANZA di effettuare test che portino all’isolamento tempestivo dei malati è sottolineata da uno studio apparso sull’archivio www.medrxiv.org a libero accesso. Secondo l’équipe di ricerca olandese che lo ha firmato, il rischio che il virus venga trasmesso anche durante il periodo di incubazione non è affatto trascurabile. In base a un modello matematico, i ricercatori hanno concluso che la contagiosità anticipa i sintomi di oltre un giorno, in media. I ricercatori stimano dunque che il 48% dei contagi a Singapore e il 62% di quelli di Tianjin siano avvenuti da persone asintomatiche.
Il dato contraddice altre analisi, per esempio quelle effettuate dalla task force dell’Oms inviata in Cina. Inoltre, non si tratta di un articolo scientifico vagliato da una rivista, quindi va interpretato con doppia cautela. Ma se questi risultati fossero confermati, potrebbe essere opportuno estendere i test anche ai pazienti asintomatici, con il rischio di doverne effettuare un numero forse eccessivo per le risorse in campo.