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Editoriale

Noi un quotidiano libero

Fango. Dopo un articolo diffamatorio di Franco Bechis, abbiamo incaricato il nostro studio legale di valutare ogni più opportuna azione a tutela della nostra reputazione e immagine professionale

Dustin Hoffman per il manifesto, Los Angeles 2012

«Per tenersi buoni tutti, Buzzi ha fatto entrare le sue coop perfino in Banca popolare etica (46.879 euro), dove molti esponenti a 5stelle depositano i loro soldi convinti di sottrarli ai poteri forti della finanza, ed ha acquisito perfino una piccola quota del Manifesto (2.680 euro)». Così recita un articolo sullo scandalo di Roma, firmato dal giornalista di Libero, Franco Bechis.

Un articolo anticipato da un tweet, nella tarda serata di mercoledì tanto per rafforzare l’effetto del fango nel ventilatore.

Diciamo subito ai lettori che abbiamo incaricato il nostro studio legale di valutare ogni più opportuna azione a tutela della nostra reputazione e immagine professionale.

Il maldestro tentativo di diffamazione, se non fosse una mascalzonata, sarebbe persino ridicolo (2.680 euro: costerebbe davvero così poco «tenere buono» un giornale come il nostro?).

Ma è soprattutto falso che Buzzi abbia mai avuto alcun legame con questo giornale. Nessuna quota della nostra cooperativa è stata acquisita dalla cooperativa presieduta da Buzzi. I 2.680 euro si riferiscono a una delle migliaia di quote, individuali e di associazioni, sottoscritte nel 1991 alla Manifesto Spa, ormai in liquidazione da due anni come ben sanno tutti i nostri lettori.

Dunque la sottoscrizione avveniva vent’anni fa, quando l’oggi famigerata cooperativa  29 giugno era un fiore all’occhiello dell’attività sociale romana (come il senatore Tocci in questi giorni opportunamente ricorda sulla stampa).

Ma questo è inutile spiegarlo alla stracciona destra italiana.

Né il nostro manifesto ha nulla a che fare con i fascio-criminali dell’inchiesta del procuratore Pignatone, né il mondo di vent’anni fa può essere accostato all’oggi. Questo lo diciamo non solo ai nostri lettori, che per la maggior parte già lo sanno, ma per chi, nel vasto mondo dei social, magari legge e si aspetta la nostra risposta.

La logica del frullatore con noi non funziona, non può funzionare.

È patetico il tentativo di sporcare chi, come il manifesto, con la sua anomalia di giornale libero (non solo nel nome) e indipendente, fa risaltare la differenza con il vasto e non sempre specchiato mondo dell’informazione italiana. Patetico e inutile.

  • O. Raspanti

    Bravi, ottima replica! Invece Libero libero è un ossimoro.

  • Roberta De Santis

    Fate bene. Sia per amore di verità, sia per giustamente rivendicare la vostra integrità, sia perché -last but not least- in un momento così abbiamo tutti bisogno di punti di riferimento. Troppo comodo cercare di buttare tutti nello stesso calderone. Ma d’altra parte Libero sguazza in questa melma. Non informa, diffama.

  • francescocalbi

    i fasci sono tutti fuorilegge e criminali e hanno bisogno di dire che anche gli altri, ma i criminali sono sempre loro da sempre

  • Tonino Minino

    Il maggior disprezzo è la non curanza Bravi averli querelati

  • Diego Farina

    a voi infatti bastano i nostri soldi
    Finanziamenti pubblici
    il manifesto beneficia dei contributi pubblici all’editoria per i quotidiani e periodici editi da cooperative di giornalisti (Legge 250/1990[9])
    AnnoFinanziamento
    2003 4.441.529,33 €[10]
    2004 4.131.655,20 €[11]
    2005 4.441.529,33 €[12]
    2006 4.441.529,00 €[13]
    2007 4.352.698,75 €[14]
    2008 4.049.022,10 €[15]
    2009 3.745.345,44 €[16]
    2010 3.248.513,90 €[17]
    2011 2.598.362,85 €[18]
    2012 2.712.406,23 €[19]

    (tratto da wikipedia)

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    E quindi? Che c’entra con scrivere vere e proprie falsità e diffamare?

  • Nelson Mandela

    Io glieli do volentieri sia pubblici che privati. E tu non ci puoi far niente. Fattene una ragione senno esci pazzo.

  • Sergio Torcinovich

    soldi pubblici e regolari, legali (cioè per legge). potrà dar fastidio, ma non c’entra nulla con la diffamazione di bechis. “Nei sette anni che intercorrono dal 2003 al 2009, Libero ha beneficiato di contributi pubblici per 40 milioni di euro” sempre da Wikipedia. Ma parlare di questo è parlare di altro; il fango continua a schizzare, ma non si può andare avanti così. la destra in italia è sempre stracciona

  • Marco Ferraris

    Ancora peggio 3 milioni al foglio di giuliano ferrara. Per correttezza e vista la situazione di povertà in cui versa la popolazione, potreste anche rinunciarvi come sta già facendo il Fatto Quotidiano. Diciamo che non siete obbligati ad accettarli, poi bisogna ammettere che quotidiani come libero, se così si possono chiamare, direbbero qualsiasi falsità pur di inventarsi uno scoop.

  • Vincenzo Lanciano

    il vero scandalo sono tutti quei soldi pubblici regalati a Libero in passato: un giornale di partito mascherato da “giornale di idee”…

  • il compagno Sergio

    Un’amalgama degna di….Libero.
    I fondi pubblici all’editoria esistono nei migliori paesi europei, ma evidentemente i Diego Farina preferiscono un allineamento dell’Italia sui peggiori dei quali peraltro si mostrano degni, mescolando in una comune condanna “morale” legale (finanziamento pubblico e privato palese) ed illegale (finanziamento pubblico e privato occulto).
    Quale sarebbe dunque la loro “moralità”? Il mercato!
    Il mercato come suprema legge morale. Ciò che non è mercato è immorale.
    Quando proprio i fatti di questi giorni mostrano cosa succede in un paese quando la politica indietreggia per lasciare libero campo agli interessi economici più selvaggi.

    Una semplice curiosità: ma Diego è un prossimo del più celebre Renato Farina, giornalista di Libero radiatao dall’Ordine?

  • Carmela

    -Come nelle scuole: si vota a favore di tutti i progetti, compresi quelli politicamente scorettissimi (tipo al Virgilio “di sinistra” una sezione di classico con obbligatorio di pomeriggio economia in inglese con insegnanti “privati”, e in cui ovviamente si entra solo se i genitori sono pronti a pagare!) o completamente assurdi in modo che non si voti contro il proprio….

    Ma qualcuno ha prima calcolato se i soldi dei contributi pubblici all’editoria andavano più a destra che a sinistra? O bastava che intanto ne prendessimo anche noi un po’?

  • Diego Farina

    la prego cortesemente di cancellare tutte le parti di questo post in cui mi nomina personalmente, citandomi in maniera offensiva, usandomi come esempio per definire una categoria di persone con cui nulla ho a che spartire e accostandomi a persone che non conosco

    la diffido in futuro dall’usare il mio nome e cognome impropriamente in un blog pubblico

  • Diego Farina

    X Manifesto: Il riferimento ai soldi pubblici vuole essere una risposta alla parte dell’articolo riguardante “la sua ano­ma­lia di gior­nale libero (non solo nel nome) e indi­pen­dente”; e non certamente al fatto che questi finanziamenti siano illegali.
    Il fatto di dipendere da finanziamenti pubblici per poter esistere rende a mio parere “Il Manifesto” un giornale dipendente da logiche politiche e quindi non libero e indipendente come citato nell’atricolo.
    Poi ognuno è “Libero” di pensarla come vuole…

  • il compagno Sergio

    Citandola in maniera offensiva ? Dov’è l’offesa, nel post che ha scritto ? Nella frase, da lei scritta, “a voi [il manifesto] bastano i nostri soldi” (col sottintenso che i lavoratori del manifesto sono dei taglieggiatori)?
    Partecipare ad un forum con tanto di nome e cognome non è un obbligo ma una sua scelta.
    E fa parte del libero dibattito e della libertà d’espressione di replicarle come più mi aggrada.
    La sua risposta e intimazione è semplicemente ridicola e non farmi che ridere di cuore.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    Guardi, si può essere liberi in tanti modi. Il Fatto quotidiano sicuramente lo è. Il punto è che il manifesto oltre a essere libero (senza padroni né padrini politici) da 43 anni (spero che almeno di questo ce ne darà atto), è anche l’unico quotidiano nazionale edito, pubblicato, autogestito e prodotto dai propri lavoratori. La nostra libertà è cara. Assai. Non abbiamo editori alle spalle se non chi ci legge. E’ una forma di libertà suprema. E, ahinoi, unica in Italia a
    livello nazionale.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    I nostri bilanci sono pubblici. Qui: http://ilmanifesto.info/bilanci-e-conti/
    L’80% dei nostri ricavi 2013 sono venuti da vendite in edicola e abbonamenti. La pubblicità, purtroppo, si è fermata al 9% e i contributi pubblici sono al 10%, le donazioni 2013 erano l’1%. Perciò 8 euro su 10 che incassiamo vengono dai lettori, 1 da aziende private, 1 dallo stato (con due anni di ritardo). Questi sono i dati di fatto su cui ragionare. Potremmo rinunciare a quell’euro. Potremmo se per esempio raddoppiassimo la pubblicità. Per ora, ahinoi, non possiamo.

  • il compagno Sergio

    E perdete anche tempo a rispondere ad un individuo del genere?
    Che per di più ha cambiato l’inizio del suo primo post per renderlo meno “attaccabile”.
    Il sig. Farina (ma è un parente di quel famoso Renato Farina ?) ci prende per allocchi?
    O forse ha paura di essere querelato?
    Ma questo non è mica il sito della Grillo & Casaleggio Associati srl.