closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Reportage

Un normale miracolo quotidiano

#ilmanifesto50. La nascita del giornale, tra «giovani» del movimento e «vecchi» del partito. Un mondo ideale le origini del Manifesto, un’utopia realizzata o un idillio? Neanche un po’. Si litigava e ci si arrabbiavaIn redazione c’era chi amava di più Pintor, chi pensava che Rossanda fosse la «più grande», chi aveva timore di Natoli, chi era estasiato da Castellina o da Magri, chi era conquistato da Parlato. Per anni gli stipendi di noi «giornalisti rivoluzionari» furano quelli di un metalmeccanico di terzo livello, l’operaio base che aveva guidato le lotte dell’autunno caldo

Roma, Teatro Eliseo, 15 febbraio 1970: prima uscita pubblica del gruppo-rivista Il Manifesto. Rossana Rossanda, Luigi Pintor, Lucio Magri

Roma, Teatro Eliseo, 15 febbraio 1970: prima uscita pubblica del gruppo-rivista Il Manifesto. Rossana Rossanda, Luigi Pintor, Lucio Magri

La prima riunione in via Tomacelli si svolse in un pomeriggio che era già sera alla luce delle candele. La sede situata nel centro di Roma, a due passi da piazza di Spagna e dalle vie dello shopping di lusso della capitale, per un giornale comunista era un normale miracolo. E non stupisca l’ossimoro. Di normali miracoli era piena la vita del Manifesto delle origini. Avvenimenti eccezionali che non potevano che verificarsi. Era un miracolo poter risiedere in una sede prestigiosa, era normale che fosse senza elettricità. Il contratto con l’azienda che io, giovane apprendista, ero stato incaricata di fare...

Per continuare a leggere,
crea un account gratuito

Registrati

Hai già un account? Accedi