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Editoriale

Un lungo cammino

Idomeni, Grecia. Un rifugiato siriano avanza con il figlio sotto la pioggia verso il confine con la Macedonia

Nei giorni scorsi, quando abbiamo scelto di pubblicare in prima pagina la foto del bambino annegato sulla spiaggia di Bodrum, con il titolo «Niente asilo», eravamo consapevoli del significato storico di quell’immagine, anche perché il bimbo era solo, senza neppure l’umana e addolorata pietà del poliziotto che lo aveva preso in braccio. Nonostante i dubbi sull’uso mediatico di alcune foto, avevamo la precisa intenzione di scuotere un’opinione pubblica ridotta a audience passiva del flusso televisivo che quotidianamente «normalizzava» la tragedia delle migliaia di vittime ingoiate dal nostro Mediterraneo, sempre di più mare morto.

Ma uno scatto fotografico può avere una potenza enorme. Perché da quel momento qualcosa si è rotto, perché la coscienza di milioni di persone ne è rimasta scossa, perché anche le indifferenze politiche e dei governi hanno lasciato il passo a un’attenzione diversa.

Questo cambiamento vede protagonisti soprattutto le donne e gli uomini che hanno manifestato in tanti modi solidarietà verso i rifugiati e i migranti. Uno di questi è la marcia dei piedi scalzi, un appuntamento organizzato in 71 città. Con protagonisti, in primo luogo, tutte le persone che scappano dalle guerre, dalla miseria, dalla fame, dalla mancanza di futuro.

È un’iniziativa di cui siamo parte in causa per averla lanciata sulle nostre pagine, per averne seguito il felice sviluppo che ha portato all’appuntamento di Venezia, ora vetrina internazionale per la Mostra del cinema.

Forse non poteva esserci contrappunto migliore a questa edizione del Festival, perché la Mostra ha aperto molte finestre sulla cronaca, passata e presente, con un vasto carnet di film basati su fatti veri – dallo scandalo dei pedofili, ai rapimenti in Argentina, all’assassinio di Rabin, ai bambini soldato delle guerre africane, ai diffusi accenni all’immigrazione (della quale aveva parlato anche il presidente della giuria, Cuarìn, augurando una buona accoglienza a tutti gli immigrati) -, come a voler portare anche nel regno della fiction tutto il peso della realtà.

E adesso non c’è una realtà più forte e dirompente di quella rappresentata dai «viaggi» imponenti e spesso tragici di intere popolazioni che sperano di trovare un altro mondo in Europa.

Così la manifestazione «delle donne e degli uomini scalzi» è per l’Italia, e per la stessa Mostra del cinema, un evento che finalmente va oltre le belle parole sulla solidarietà ai migranti. Finalmente, perché fino ad oggi la sinistra, sia politica che sociale – a parte alcune organizzazioni impegnate da anni – ha stentato a trovare l’occasione di una mobilitazione nazionale tanto ricca di adesioni, così articolata dal nord al sud, con la presenza di associazioni, forze sindacali, gruppi politici, personalità della cultura, cinema compreso.

L’obiettivo è chiedere al nostro governo di prendere misure concrete per arrivare, nei fatti, a una strutturale strategia dell’accoglienza.

Per una volta siamo d’accordo con Renzi (l’alternativa è tra gli uomini e le bestie), tuttavia le parole non bastano. Servono atti concreti, come sta mettendo in pratica l’Europa, con la cancelliera Merkel, alla sua svolta sull’accoglienza, che metterà alle strette i paesi più riottosi, più reazionari e conservatori, dove l’odio verso gli immigrati sta crescendo in modo preoccupante (alimentato in Italia da un guappo leghista).

Qui da noi si deve procedere al più presto con la chiusura dei centri di detenzione, con il ripristino delle modalità di soccorso e di finanziamento di Mare Nostrum, con l’allargamento dei diritti dei migranti (compreso quello di voto alle amministrative per i residenti). Servono politiche inclusive che riescano a inserire migliaia di persone. La Germania apre le maglie dell’inserimento progressivo puntando proprio sul lavoro, in primo luogo qualificato. Una scelta che farà diventare sempre più forte quell’economia. Noi invece siamo impantanati in un’avvilente riforma del Senato, dove regna l’eterno trasformismo nazionale.

Colpisce in particolare l’insipienza del Pd in tutte le sue componenti, renziana e di opposizione, di fronte a un’ emergenza che tale non è, perché riguarda la costruzione, il modello della società di domani.

Una foto è pur sempre una foto. Eppure spesso porta con sé un racconto, una storia, con un passato, un presente, apre una porta sul futuro. Quel bambino morto sulla spiaggia turca, forse, diventerà il simbolo di una storia nuova per l’immigrazione. Almeno questa è la speranza, la volontà che porteremo con noi marciando a piedi scalzi.

  • http://nienteslogan.altervista.org/ mila mercadante

    Dove vanno i pagliacci?
    Che mangiano i pagliacci?
    Dove dormono i pagliacci?
    Che fanno i pagliacci
    quando non c’è ormai nessuno,
    ma proprio nessuno che rida, mamma?
    Miroslav Horub
    Una risposta ci sarebbe.

  • robertacalvano

    Cara Norma Rangeri, mi dispiace, ti leggo sempre con attenzione, condividendo moltissimo di quello che scrivi, ma stavolta dissento fortemente dal tuo articolo.
    La foto di quel bambino in prima pagina io non l’avrei mai messa. Usare un bambino -sebbene per scuotere le coscienze- è sempre usare un bambino, esibendo il suo povero corpicino come pietra dello scandalo, quindi reificandolo. Di più. Nel filo logico del tuo articolo c’è un pericolo di slittamento tra concetti, quando dici “Forse non poteva esserci con­trap­punto migliore a que­sta edi­zione del Festi­val”, riferendoti alla questione migranti e alla marcia degli uomini scalzi di oggi…ma inevitabilmente riagganciando in un’unica sequenza il dramma di quello e di tanti altri bambini ed esseri umani, come è stato esposto, e un festival del cinema, che pur nel grande amore per quest’arte che anche io nutro, stridono tutti insieme nello stesso ragionamento. Immagino che naturalmente non fosse questo il senso che intendevi dare, ma di questi tempi abbiamo troppo bisogno di non essere presi tutti per una banda di radical chic -che si fanno il selfie davanti al baobab il venerdì prima di andare a capalbio la domenica- per rischiare di essere fraintesi. Spero si capisca l’intento costruttivo e “dialogante” di questo commento…io comunque oggi ci sarò, grazie.