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Editoriale

Un (brutto) governo democristiano

Matteo Renzi

Un governo a trazione centrista, dove la giovane età è inversamente proporzionale all’esperienza e il fiore all’occhiello di una forte presenza femminile si esprime nei ministeri senza portafoglio, o in quelli pesanti con una prevalenza di orientamento confindustriale (Squinzi docet). Chi ancora credeva che la sinistra avrebbe guadagnato qualche chance con il giovane sindaco, ora dovrà riporre altrove le proprie speranze di cambiamento. Magari cominciando a cambiare partito.

Il governo appena nato si affranca dalla tutela svolta dal capo dello stato nella stagione dei governi tecnici. Sta qui la vistosa discontinuità della squadra ministeriale che ieri pomeriggio il presidente-segretario è andato a sottoporre al giudizio del presidente Napolitano. Nei nomi dei ministri è palpabile un passaggio del testimone che allenta la responsabilità del Quirinale.

Lo ha voluto rimarcare lo stesso Napolitano ai giornalisti, da più di tre ore in attesa del laborioso parto. Nel sottolineare che era stato rispettato l’articolo 92 della Costituzione, Napolitano ha evidenziato come «l’impronta del presidente Matteo Renzi risulti evidente nei molti volti nuovi», e a giustificazione del tempo impiegato per la composizione della lista ministeriale, ha anche aggiunto che lui, il presidente, sbrigava lavoro di routine mentre Renzi cercava di venire a capo delle ultime faticose trattative. Come si deduce dalla sostituzione della ministro Bonino, una «tecnica» napolitaniana.

La seconda evidenza di ordine generale dice quanto sia facile alzare la bandiera della rottamazione quando si tratta del proprio partito e quanto, al contrario, sia difficile praticarla con il governo. Lo dimostra la religiosa osservazione del manuale Cencelli, con la spartizione dei posti secondo il peso delle correnti interne al Pd e secondo le percentuali delle altre componenti di una maggioranza fotocopia di quella del governo Letta.

A voler essere pignoli, se si guarda alla provenienza, alle radici politico-culturali dei ministri, se ne contano 7 su 17 di matrice democristiana (a cominciare naturalmente dal presidente del consiglio e dal suo braccio destro Delrio, scelto come sottosegretario). Il nuovo centrodestra di Alfano può essere più che soddisfatto, obiettivamente non poteva andargli meglio. Soprattutto se si tiene conto dell’affidamento della scuola (la grande scommessa mancata) a una montiana, convinta privatizzatrice (la segretaria di Scelta Civica), e dello Sviluppo economico a una pasdaran di Confindustria. Oltre naturalmente al mantenimento del ministero della salute a una diversamente berlusconiana come Lorenzin. Su questo impianto si incastra perfettamente la designazione di Padoan nel ruolo-chiave di ministro dell’economia attento alle richieste dell’establishment europeo.

L’unica lente per leggere la verità del governo è nella seconda maggioranza, quella vera, tra Renzi e Berlusconi, capace di tenere insieme questo rimpastone finché non saranno mature le elezioni anticipate.

  • Edoardo Bordignon

    Ma a partire da quale “argine” avremmo dovuto aspettarci qualcosa di diverso, cara Norma?Il Presidente della Repubblica ha avocato a se’ prerogative e poteri che non ha in nome di una qualche salvezza nazionale, nell’afasia sbigottita ma speranzosa di buona parte dell’opinione pubblica già di “sinistra”,con l’appoggio entusiasta dei troppi senzapadre che ruminano “punti di vista” dai pulpiti mediatici.
    Mi pare che la ormai lontana fine del PCI continui a produrre smarrimento, stupidità politica, ricerca di nuovi santi protettori, dissipazione di memoria condivisa.Fare le pulci ai nomi vale poco o niente, quando il manico dell’operazione è una forzatura istituzionale divenuta prassi benedetta dai più, e l’obbiettivo è la rassicurazione e il compiacimento della Troika(Bce,Commissione Europea,Fmi). Serve un’invenzione, uno scatto di reni della sinistra che c’è, se ancora sinistra e se ancora c’è! Il problema sta nel conciliare le troppe autoreferenze, sta nella capacità di sbaraccare le diffidenze verso le nuove modalità del far politica(5 Stelle),sta nel considerare la necessità vitale di sapersi rivolgere ai nostri giovani con modestia e capacità di ascolto, poiché rischiamo di avere ben più speranze di loro.Il Timavo dopo un po’ di chilometri riemerge: non è ora che finisca il nostro percorso carsico?

  • sandra sciarrotta

    L’analisi è ahimè giustissima, Però, nell’attesa che l’uomo meriti, come diceva Borges, di non essere governato da nessuno, chi dovremmo votare? Ho l’impressione che la partita vera si possa giocare solo in Europa, votando Tsiripas. Oppure ci vorrebbe una vera sollevazione popolare. Altro non vedo.

  • Edoardo Bordignon

    Sandra, va benissimo Tsipras, la sinistra europea, ma prima di Avere dovremmo Essere, non credi?

  • Daniele

    Articolo che centra bene il succo. Nell’operazione si nota anche la mano dirigista di Napolitano che penso non abbia voluto Gratteri alla Giustizia e abbia optato per Orlando, che benino aveva fatto all’ambiente, ma che nelle vesti di sottosegretario alla Giustizia nel 2009 era davvero troppo sbilanciato verso berlu.

  • aramix

    L’unico ministro italiano serio, apprezzato e riconosciuto all’estero, competente, con la fedina penale pulita, al di sopra di ogni sospetto, non lobbista, con un passato, idee e battaglie da rivendicare , (ministro del governo Letta con il più alto gradimento dei cittadini in tutti i sondaggi) non c’è più :
    Emma Bonino .
    Perchè ?
    Troppo brava per Fonzie o troppo libera e non ricattabile ?
    A pensar male……….

  • Luigi Grillo

    Non c’è sinistra perché non ci sono uomini perché non ci sono idee!!!!

  • Pasquale Hulk

    Un Esempio

    Il 20 febbraio 2014 ci ha lasciato Bruno Di Giorgio (classe 1922), il partigiano «Bobi», della Brigata Garibaldi «Leone Borrini» e iscritto alla sezione ANPI Villafranca-Bagnone.

    – In pochi lo chiamavano Bruno, tutti lo conoscevano con il soprannome di Ho Chi Minh. Questo secondo battesimo identificava non solo una fede politica, ma anche un modello di comportamento; una volta ci disse: “ho scelto il nome di un presidente che è morto da compagno, povero e con i soli sandali ai piedi” –

    Oggi, sabato 22 febbraio 2014, si terranno i funerali in forma civile, il ritrovo sarà alle ore 14.15 presso Villa Angela a Bagnone e il corteo accompagnerà Bruno al cimitero di Corvarola ore 15.

    Saranno presenti le bandiere dell’ANPI, delle Brigate partigiane e del Partito di Rifondazione Comunista a cui Bruno era iscritto.

    http://www.youtube.com/watch?v=xs-thWl5toI
    http://www.archividellaresistenza.it

  • Fabio

    finalmente ho ritrovato la Norma che più mi appassiona e dalla quale derivano le mie (residue) speranze di cambiamento:ma stiamo commentando l’ennesimo governuccio-trampolino,perciò sacrificabilissimo, a favore di un prossimo(si notino le interviste del berlusclown di ieri,da noto stratega[letta senior-bonaiuti docent]) dai lineamenti quanto mai scontati. AAA:cercasi nuovi partigiani per nuove liberazioni!

  • Toni

    Ed ora che la sinistra non esiste praticamente più, è tempo di avviare una ricerca (basta riflessioni) che deve avere come obiettivo la società che la sinistra propone, su che istituzioni intende basarla, che prospettive di lotta propone di adottare per conseguirla. Occorre riunire gli esperti e le menti libere e coraggiose che non mancano. Una ricerca che sappia guardare al presente, ma soprattutto al futuro, e a pensare in grande. Non vedo altro maniera per superare tutte le logiche dei partitini che difendono non tanto il comunismo, ma il loro 0,000001%.

  • Toni

    Una sollevazione popolare? per fare cosa, dopo? Occorrono programmi precisi, non fumo. Non dobbiamo restare nell’attesa dell’uomo mandato a salvarci, dobbiamo cominciare ad elaborare idee sul tipo di società che vogliamo, che istituzioni, come conseguirle. Non vedo programmi chiari di azione né organizzazione. E il progetto Tsipras è calato dall’alto,. Destinato al fallimento ancora prima di cominciare.

  • Edoardo Bordignon

    Me compreso, ho l’impressione che soffriamo tutti di una acuta presbiopia analitica: ci vien facile guardare lontano, passato e presente, ma il presente vicino a noi, il più prossimo, quello ci sfugge, il nostro sguardo non si posa, non mette a fuoco. Mi riferisco ai giovani intorno a noi,ai trentenni, ai ventenni, ai quindicenni: che ne sappiamo? Se l’inclusione nel gruppo, l’inclusione sociale TUTTA passa attraverso il profilo facebook e l’uso del telefonino, fuori da qls dinamica relazionale come noi le conosciamo, beh allora non sappiamo più NIENTE dei giovani intorno a noi, dei loro Bisogni, le loro Paure, le speranze che non hanno, la loro considerazione di noi adulti,delle nostre presunte sicurezze, della nostra visione del mondo. Quale potrà essere la loro visione del mondo? Vent’anni di berlusconismo hanno fatto male a noi, soprattutto a chi fra di noi
    aveva trovato un “nemico” di cui parlare, ma ai giovani cos’ha offerto questo ADULTO spettacolo ventennale? Nel mentre venivano da Noi chiamati “bamboccioni”? nel mentre si mandava in rovina la scuola,si schiavizzava ogni possibile forma di rapporto di lavoro? Ecco, da dove conviene allora avviare la nostra ricerca? e mi scuso per l’inevitabile sapor di retorica.