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Editoriale

Un altro autogol per il Brasile

L'inno del mondiale?. Una caso di lesa "brasilidade"

Jennifer Lopez con la presidente Dilma Rousseff

Jennifer Lopez con la presidente Dilma Rousseff

Dopo che ha infilato nella porta sbagliata il primo gol del Mondiale, un’impietosa figurina del difensore brasiliano Marcelo, vestito con la maglia a scacchi della Croazia e ribattezzato MarcelOlic, circolava ieri in rete.

E dopo che la cerimonia inaugurale ha fatto esplodere in tutta la sua pochezza l’«inno ufficiale del mondiale», un altro autogol, squisitamente musicale, agita il Paese. Sul futebol e la musica, i brasiliani meglio lasciarli stare.

È un caso nazionale, di «lesa brasilidade», il fatto che nel paese del samba e di tutte le sue prodigiose filiazioni la Fifa abbia imposto il format tedioso e stereotipato di «We Are One», con Pitbull e Jennifer Lopez (e i tamburi baiani degli Olodum relegati in sottofondo).

Tárik de Souza, guru della critica musicale verdeoro, dice che è meglio andare a vincere questo mondiale con la palla, perché con la musica il Brasile ha già perso. Di certo ci vorrà più swing, rispetto a quanto fatto vedere con la Croazia.

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