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Umanità Nova e anarchica da cento anni

Editoria. Dal 1920 l’allora quotidiano fondato da Errico Malatesta, oggi settimanale e rivista ufficiale del Fai, continua a diffondere idee e riflessioni delle organizzazioni di anarchismo comunista

Settimana dopo settimana, da un secolo, il galeone di Umanità Nova continua a navigare e a diffondere la voce di quelli che, come cantava Leo Ferré, «non sono l’uno per cento ma credetemi esistono»: gli anarchici.

ERA LA FINE DEL FEBBRAIO del 1920 quando l’allora quotidiano fondato da Errico Malatesta – «il rivoluzionario più temuto da tutti i governi e le questure del regno» – fa il suo esordio nel frastagliato panorama editoriale del tempo. Un successo: novemila copie di tiratura che in un mese diventano 50 mila – più de l’Avanti –, una crescita arrestata «solo dalla penuria di carta» per un giro di cassa che arrivò a superare il milione di lire.

L’ebbrezza però non durò molto: l’occupazione delle fabbriche fallì e alla fine dell’anno la redazione venne arrestata con l’accusa di cospirazione contro lo Stato e associazione a delinquere. In seguito, con l’avvento delle squadracce fasciste e poi con il regime, Umanità Nova fu oggetto di diversi attentati e infine venne costretta a entrare in clandestinità e uscire solo saltuariamente, con redazione vacante affidata a pochi coraggiosi prima a Brooklyn, poi a Buenos Aires e a Pouteaux in Francia. Il ritorno in Italia, sotto forma di settimanale, avverrà soltanto alla fine della guerra, nel 1945.

È DA ALLORA che la rivista ufficiale della Federazione Anarchica Italiana non manca più un numero e, ogni sette giorni, arriva ai diffusori e ai militanti. «Dobbiamo necessariamente fare ipotesi – sostengono dalla redazione – Tra copie cartacee, pdf e lettori in rete potremmo stimare un numero di lettori e di lettrici intorno ai ventimila. Ovviamente non possiamo conoscerli tutti. La cosa è un po’ più facile se ci limitiamo alla sola versione cartacea: al di là dell’utilizzo informativo su ciò che pensa e fa l’anarchismo comunista e sociale in Italia e nel mondo, i circa cinquanta diffusori lo utilizzano, crediamo, anche come propaganda e presenza di una testata di questo tipo in edicole, bacheche e così via. Si tratta, ovviamente, in larga parte di militanti».

OGGI LA REDAZIONE viene nominata direttamente dal congresso della Fai, di cui Umanità Nova è espressione diretta a tutti gli effetti. «Per questo motivo – spiegano ancora i redattori – l giornale non è uno spazio di dibattito aperto a tutti e a tutte coloro che si riconoscono in un generico libertarismo, bensì lo strumento proprio di una struttura militante». Che vuol dire? «Il settimanale ha il compito di fornire il punto di vista degli anarchici federati su quanto accade per il mondo e analizzare la realtà con le lenti del Programma di Malatesta».

Per esempio, l’ultimo numero, ovviamente incentrato sul coronavirus, titola in apertura «Siamo nella stanza 101?», riferimento a 1984 di George Orwell, con articoli che analizzano l’impatto dell’epidemia sul mondo del lavoro e sulle conseguenze che «il virus della paura» può avere sulla società. Nei numeri passati grande attenzione è stata data al movimento francese dei gilet gialli e alle guerre in giro per il mondo, spesso e volentieri ospitando cronache e riflessioni dei militanti anarchici che già si trovano sul posto.

LA DECISIONE SU COSA mettere sul giornale avviene il lunedì, quando la redazione si riunisce via Skype e decide chi scrive, chi si occupa della traduzione di pezzi o interviste uscite sulle pubblicazioni anarchiche del mondo e chi cura i contatti con i collaboratori esterni. Il fine settimana poi è dedicato all’editing e all’impaginazione. La stampa avviene il martedì, le spedizioni il mercoledì e ai diffusori arriva il giovedì. Si legge poi sulla gerenza: «Per gli abbonati, se sono fortunati, il giornale è disponibile fra il venerdì e il lunedì successivo».

Ad aspettare la rivista sono per lo più «compagni anarchici, ma anche simpatizzanti in senso ampio con una presenza in sindacati, centri sociali, associazioni, Ong e quant’altro». Da qualche mese, in allegato con il settimanale, vengono distribuiti anche dei quaderni d’approfondimento. Sin qui ne sono usciti cinque: una lunga intervista agli attivisti di Hong Kong a cura di Chrimethinc, un saggio di Alessandro Bresolin sul movimento cooperativistico, due testi critici di Flavio Figliuolo e Enrico Voccia sul rapporto tra fantascienza e anarchia e una breve storia «ad uso delle giovani generazioni» sul 1969, la strage di piazza Fontana e la strategia della tensione a cura del gruppo Michail Bakunin di Roma.

LA CASA BASE di Umanità Nova è a Carrara – la capitale italiana dell’anarchismo –, nel vecchio palazzo della Cooperativa Tipolitografica, aperta proprio dalla Fai per dare alle stampe il giornale e le pubblicazioni dei libri delle edizioni Zero in Condotta e La Baronata di Lugano, il cui nome viene dal mitologico casolare svizzero in cui Bakunin e Carlo Cafiero progettarono la fallita sommossa di Bologna del 1874.