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Cultura

Ulla Lenze, un sogno americano all’ombra del Reich

L'intervista. Parla l’autrice di «Le tre vite di Josef Klein», edito da Marsilio. Un emigrato tedesco nella New York degli anni Trenta tra il fascino di Harlem e l’ombra sinistra del nazismo. «Il protagonista si muove dentro una contraddizione: adora il jazz e la società cosmopolita, ma forse collabora con le spie di Hitler»

Un affollato comizio di Charles Lindbergh, leader del filonazista America First Committee a Fort Wayne, Indiana, nell’ottobre del 1941

Un affollato comizio di Charles Lindbergh, leader del filonazista America First Committee a Fort Wayne, Indiana, nell’ottobre del 1941

Per Josef la bassa statura non sembra essere un problema, anzi, certe donne sembrano apprezzarla, insieme al suo sorriso. Un collega di lavoro l’ha definito «il suo “fattore James Cagney”: il sorriso un po’ inclinato a sinistra, un sorriso canaglia da divo del cinema». È arrivato a New York alla fine degli anni Trenta da Düsseldorf al pari di altre migliaia di tedeschi, italiani, irlandesi, polacchi... In una città scossa dal razzismo e dove in molti guardano all’antisemitismo di Hitler come a un possibile modello - non solo il German American Bund che riempie il Madison Square Garden mettendo insieme...

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