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Editoriale

Ufficiale: nessun taglio agli F35

La commedia delle bugie e delle prese in giro del governo sugli F35 è finita. A pagina 144 del Documento programmatico pluriennale per la Difesa appena «presentato al parlamento dalla ministra Roberta Pinotti» si legge a proposito del programma F35: «Oneri complessivi stimati per circa 10 miliardi: completamento previsto 2027».

Nel settembre del 2014 la camera aveva approvato una mozione (a prima firma Scanu del Pd) che impegnava il il governo «a riesaminare l’intero programma F35 per chiarirne criticità e costi con l’obiettivo finale di dimezzare il budget finanziario originariamente previsto». Quella mozione non vale più niente, è carta straccia. Il governo ha preso in giro il parlamento e l’Italia per mesi. E ha preso in giro chi in questi anni (dalla campagna Taglia le ali alle armi al manifesto) è stato in prima fila nella richiesta di cancellazione del programma F35. Il governo prima ha detto che avremmo avuto la risposta alla mozione della Camera nelle «risultanze» (espressione cara alla Pinotti) del Libro bianco sulla Difesa. Poi – non avendo trovato nulla nel Libro bianco – ci ha detto che avremmo avuto soddisfazione nel Documento programmatico: sì, l’amara soddisfazione di sapere di essere stati imbrogliati da un governo infido.

Le avvisaglie c’erano state qualche giorno fa alla presentazione in parlamento del Libro bianco. Un libro vuoto, invisibile, inutile. Un documento modesto, fatto in gran parte di banalità, a tratti imbarazzante. Un documento in cui si parla ancora di bipolarismo, muro di Berlino, interessi nazionali, villaggio globale (una novità), dove si auspica una politica della difesa ed estera per un mondo migliore (ma va!).

Un documento in cui si parla della necessità di una nuova «postura» (sic) dello strumento militare e di valorizzare la dimensione «capacitiva» (ri-sic) della nostra difesa: a volte il traduttore di Google tradisce. Un documento in cui si afferma la necessità di ricondurre al ministro della difesa una maggiore centralità della direzione politica: per fare questo servono maggiori consulenti (in deroga alla spending review), che vanno sotto il nome di «uffici di diretta collaborazione». Una richiesta roboante per un po’ di staff esterno in più.

Un documento in cui naturalmente non si parla degli F35.

E poi è arrivato questo Documento programmatico che non cambia nulla rispetto al passato. Avanti tutta con i cacciabombardieri: i finanziamenti non si toccano. Con rara ipocrisia, il documento parla di «rispetto delle mozioni» e di «notevole diminuzione» della spesa per gli F35: ma è quella che aveva già fatto 3 anni fa l’ex ministro della difesa Giampaolo Di Paola. Per mesi la ministra ed ex pacifista Pinotti non ha rispettato le decisioni del parlamento. Adesso la clamorosa conferma. Roberta Pinotti è politicamente ed istituzionalmente inadeguata alla sua delicata funzione di governo. Sel ne ha chiesto ufficialmente le dimissioni. Nei prossimi giorni raccoglierà le firme per formalizzare e depositare la richiesta alla camera.

Tre anni fa l’ex ammiraglio Di Paola – cui pure non abbiamo risparmiato dure critiche – decise in quattro e quattr’otto di tagliare 41 caccia F35 (da 131 a 90) facendo risparmiare più di 5 miliardi di euro al paese. Nella piccola storia italiana degli F35, la Pinotti sarà ricordata per essersi sottratta alle decisioni parlamentari e non avere ridotto la spesa per gli F35 e Di Paola per avere deciso senza tanti indugi di rinviare alla Lockheed 41 cacciabombardieri. È una bella lotta ed è paradossale dirlo, ma – sugli F35 – meglio l’ex ammiraglio che l’ex pacifista. Ridateci Di Paola.
L’autore è deputo di Sel<QR>

  • Bah!

    Mesi che il M5s lo dice, ma finche lo dicono loro è una bugia e sono dei populisti, poi, vengono i dati ufficiali e guarda caso hanno ragione.

  • Anacleto Bomprezzi

    Chiedo perchè SEL è alleato con il PD2 nelle regionali e in molti comuni?

  • Giacomo Casarino

    Va già bene che la mia concittadina, già scout e cattolica, è nata pacifista: se fosse stata bellicista, che cosa sarebbe successo? Ma per decidere e poi farsi valere occorre autonomia di pensiero e dignità, doti rare specialmente in chi fa carriere politiche fulminee. Ma, forse sbaglio, è più facile l’ipotesi della “conversione”. diabolica.