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Internazionale

Tutti i modi di annientare le voci del dissenso in Egitto

Non solo carcere. Sette storie di accanimento repressivo. L'unico obiettivo del regime di al Sisi: fare in modo che la rivolta del 2011 resti un evento irripetibile

il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi

il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi

Non solo carcere. La prigione non basta a descrivere tutte le forme di accanimento che il regime egiziano mette in atto contro chi dà voce al dissenso o esercita una libertà. Tutto con un solo obiettivo: annientare i protagonisti della rivolta del 2011 e fare in modo che quella sollevazione non si ripeta più. Queste sono le storie di alcuni di loro.

SVANITO NEL NULLA

L’ultima comunicazione con Mostafa El-Naggar risale al 28 settembre 2018. Da allora è desaparecido. Arrestato tre volte sotto Mubarak, coordinatore della campagna per il cambiamento di El Baradei, tra i promotori della protesta del 25 gennaio 2011, il quarantenne dentista e scrittore è stato deputato nel primo parlamento post-rivoluzione. I familiari si sono rivolti a tutte le autorità possibili, senza ricevere alcuna risposta. Il ministero dell’Interno ha dichiarato che Mostafa «non è mai stato arrestato» ed è considerato «latitante».

«PERCHÉ SONO QUI?»

Alaa Abd El Fattah è uno dei volti più noti della rivoluzione del 2011 e della nuova sinistra egiziana. Il 29 settembre è stato di nuovo arrestato, dopo aver da poco finito di scontare una condanna a 5 anni. In carcere non può avere libri e giornali, non può uscire all’aria aperta né fare esercizio. In una delle ultime udienze si è rivolto direttamente alla Procura chiedendo i motivi della sua detenzione.

IL «FRIGORIFERO»

Mahienour el-Massry è un’avvocatessa 34enne, sempre in prima linea per le cause dei lavoratori e dei prigionieri. È stata arrestata mentre partecipava alle udienze per gli arrestati delle proteste di settembre. Da tempo non fa più politica attiva, ma continua a esercitare la sua professione per le vittime di repressione. Per più di dieci udienze è comparsa davanti alla Procura senza che venissero presentate prove a suo carico. Tra gli attivisti questa pratica di rinnovo a oltranza della custodia è nota come «il frigorifero».

VIVERE A METÀ

Mahmoud Abou Zeid, meglio noto come Shawkan, è un promettente fotografo. A marzo dell’anno scorso è uscito di prigione dopo 5 anni, malato e smagrito. Ora sta cercando di ricostruire una vita devastata, ma ogni notte dalle 18 alle 6 del mattino successivo deve passarla in una stazione di polizia, per le misure di “libertà vigilata” imposte dal giudice. Sono più di 400 le persone sottoposte a questa misura.

MORTE LENTA

Ziad El-Elaimy è un ex parlamentare liberale. Avvocato, è stato portavoce del principale gruppo giovanile durante la rivoluzione. È stato arrestato il 25 giugno 2019, perché tra i promotori della “coalizione Speranza”, un’alleanza di opposizione che progettava di candidarsi alle elezioni. Soffre di ipertensione, asma e diabete. Nelle celle umide e non areate del carcere di Torah le sue condizioni stanno peggiorando gravemente. Le autorità gli negano il ricovero in ospedale.

ISOLAMENTO

Abdel Moeim Aboul Fotouh, 69 anni, è stato candidato alle presidenziali del 2012. È un islamista democratico fuoriuscito dai Fratelli musulmani. È in carcere da febbraio 2018, arrestato per aver criticato al-Sisi in un’intervista. È rinchiuso in una cella di 2 metri per 3, e ha già subito diversi attacchi cardiaci.

LA «ROTAZIONE»

Shady Abou Zeid è un comico satirico, famoso per i suoi video ironici sui tabù sociali e le molestie di genere. Arrestato a maggio 2018, non ha potuto rivedere suo padre malato prima che morisse. Doveva uscire pochi giorni fa, ma puntuale è arrivata una nuova indagine a suo carico. In gergo il meccanismo è noto come tadwir (rotazione) e consiste nell’incriminare la persona in un nuovo caso allo scadere dei termini della custodia cautelare.