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Editoriale

Tutti gli «anti» per cui vale combattere

Valerio Evangelisti

Prendiamo le pagine degli esteri. Qualche mese fa Il Fatto Quotidiano, pubblicò un articolo sul Nicaragua. La firma era illustre, o lo era stata in passato. Si deprecava la «dittatura di Daniel Ortega», affiancato dai suoi complici Ernesto Cardenal (il famoso poeta) e Sergio Ramírez. Ora, ammesso che sia lecito definire il governo di Ortega una dittatura, non lo è ignorare che Cardenal e Ramírez sono oggi tra i suoi più convinti oppositori. Del resto, lo stesso giornale e lo stesso giornalista avevano avallato la bufala dei falsi funerali di Hugo Chávez con la bara vuota. Simili scivoloni su il manifesto non li troverete mai. Le sue pagine degli esteri sono le più accurate, affidabili e meglio scritte in circolazione.

Mettiamo che il giornale sparisca. Non troveremmo, per dirne una, altre testate che sostengano le ragioni dei palestinesi senza mille distinguo. Non lo fa L’Unità, blando giornale di centrosinistra che si ostina a citare a sproposito il nome del suo fondatore. Non lo farebbe Il Fatto, ideologicamente ambiguo e pencolante. Sugli altri è meglio tacere.

Basterebbe questo a giustificare la sopravvivenza del manifesto. Si può dissentire da certe sue posizioni politiche contingenti (anche a me a volte capita), ma la ricchezza dell’informazione, nazionale, estera, culturale che arreca ogni giorno da tanti decenni è inestimabile. Scovarla in giro per il web obbligherebbe a ricerche di ore, con risultati di qualità inferiore. E poi è l’unico quotidiano che sia al tempo stesso antimilitarista, antisessista, antimperialista, antifascista, anticapitalista ecc.: tutti gli «anti» per cui vale combattere.

Se si spegnesse questa luce resterebbe il buio minaccioso e stolido che ci stringe da ogni lato. Dunque abbonatevi: è un favore che fate a voi stessi, più che a una redazione o a una causa astratta, che alcuni chiamano comunismo e altri, più semplicemente, intelligenza.