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Europa

Turchia-Grecia, si alza il livello della tensione

La crisi dei migranti al confine tra Grecia e Turchia rischia di riaccendere vecchi rancori mai sepolti tra i due Paesi. Stando a quanto denunciato ieri dalle autorità di Atene, le forze sopeciali turche avrebbero sparato colpi di mitra sarebbero stati sparati dalle forze speciali turche contro un veicolo militare greco al valico di Evros, lungo il confine. Il ministero per le Politiche navali ha inoltre diffuso un video nel quale si vede una nave turca speronare una motovedetta greca nei pressi dell’isola di Kos, nel Mar Egeo. Il portavoce del governo greco, Stelios Petsas, ha definito l’episodio come «il tentativo deliberato» della nave di andare contro l’imbarcazione ellenica. Per questi due episodi il ministro degli Esteri ha convocato l’ambasciatore turco ad Atene Burk Ozuzergin al quale ha chiesto spiegazioni sul comportamento di Ankara.

Da parte sua Recep Tayyip Erdogan continua ad alzare i toni fino al punto di accusare la Grecia di comportarsi «come i nazisti». «Non c’è differenza tra quello che facevano i nazisti e le immagini che arrivano dal confine greco», ha detto ieri il presidente turco in un discorso trasmesso dalla tv nel quale ha ribadito che le frontiere turche rimarranno aperte «sino a quando non troveranno concreto riscontro tutte le aspettative della Turchia, inclusi la libertà di circolazione, l’aggiornamento dell’unione doganale e dell’assistenza finanziaria». Erdogan ha poi minacciato di far arrivare i migranti a tutta l’area mediterranea. «Con la primavera e le temperature più miti, il flusso di migranti irregolari diretti in Europa non sarà limitato alla Grecia, ma si diffonderà a tutto il Mediterraneo», sono state le sue parole.

Erdogan sta chiaramente alzando il livello delle minacce e delle richieste all’Unione europea in vista del prossimo vertice di Bruxelles fissato per il 26 marzo. Intanto oggi in Grecia arrivano la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e il commissario per gli Affari interni Ylva Johansson per preparare il trasferimento di una parte delle migliaia di minori presenti sulle isole nei sei Paesi dell’Unione europea che si sono offerti di accoglierli. Si tratta di 1.000-1.500 bambini, soprattutto ragazze, che necessitano di cure oppure con meno di 14 anni e non accompagnati.

Da Vienna, dove nel pomeriggio ha incontrato il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis si è detto disponibile a collaborare con Ankara a patto che questo avvenga «su basi di equità e senza ricatti».