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Internazionale

Tripoli perde una milizia e offre agli Usa una base

Libia. Nel mirino c'è il gruppo islamista an-Nawasi che sarebbe passato con le forze del generale Haftar. Sarraj boicotta il tavolo di Ginevra previsto per domani e invita gli Stati uniti a tornare nel paese

Soldati di Tripoli nella capitale libica

Soldati di Tripoli nella capitale libica

Se non siamo vicini all’implosione, poco ci manca. Le pesanti accuse di «cospirazione» e «tradimento» scagliate l’altro giorno dal ministro dell’interno del Governo di accordo nazionale libico (Gna) Fathi Bashagha contro la milizia Nawasi non lasciano spazi a dubbi.

Bashagha non ha usato giri di parole quando ha rivelato che una milizia alleata contro l’autoproclamato Esercito nazionale libico (Enl) ha contattato l’intelligence italiana per poter organizzare un incontro con Mohammad bin Rashid, direttore del dossier libico dell’intelligence degli Emirati arabi (alleato di Haftar).

Bashagha, uomo forte della città-stato di Misurata e tra i maggiori rappresentanti della Fratellanza musulmana libica, non ha nominato la milizia, ma secondo fonti informate del ministero dell’interno libico contattate da Agenzia Nova, la milizia islamista è quella di an-Nawasi, protagonista nella scena militare di Tripoli e che ha il suo interno anche una componente di salafiti madkhali.

Contro alcuni dei suoi leader, Bashagha ha detto di aver emesso anche mandati di arresto «per aver ricattato le istituzioni del Gna per ottenere milioni di dollari», per aver assaltato il ministero delle finanze del governo di Tripoli lo scorso dicembre e per aver distrutto il suo quartier generale.

Sul banco degli imputati c’è anche Mustafa Ibrahim Gadur (cugino di Hafed Gadur, ex ambasciatore libico a Roma) che avrebbe abusato del suo potere arrestando agenti di polizia e altri esponenti della milizia.

Della possibile implosione del Gna a gongolare è l’Enl. Due giorni fa il portale libico Address Libya, vicino al generale Haftar, scriveva che alla luce delle ultime dichiarazioni l’alleanza tra Tripoli e le milizie armate «si sta ormai per rompere».

Nonostante il sostegno turco e dei mercenari siriani islamisti, un Gna indebolito internamente sa che ha bisogno di nuovi alleati. Intervistato domenica da Bloomberg, Bashagha non a caso ha aperto agli Usa invitandoli ad aprire una base militare in Libia.

Un possibile ritorno statunitense in Libia è stato subito respinto da Ahmed al-Mismari, portavoce dell’Enl: «Il nostro esercito prenderà posizione contro Bashagha per aver portato forze straniere nel paese con l’obiettivo di proteggere il suo governo».

Sul fronte diplomatico la tensione tra Gna ed Enl aumenta: se il Comitato militare congiunto 5+5 (cinque esponenti militari di una parte e cinque dell’altra) ha concordato ieri sulla presentazione di una bozza di accordo di cessate il fuoco duraturo, dall’altro lato le due forze rivali hanno fatto sapere che non prenderanno parte domani ai negoziati politici sponsorizzati dall’Onu a Ginevra.

L’impasse politica è lo specchio delle violenze che si registrano sul terreno: domenica le forze di Haftar hanno annunciato di aver ucciso nelle ultime settimane 16 soldati turchi giunti in Libia in sostegno del Gna. Haftar, sostengono fonti libiche citate da Nova, potrebbe inoltre avviare a breve un’operazione militare nella città costiera di Zuara (100 km a ovest di Tripoli) per controllare il valico di frontiera di Ras Jedir con la Tunisia e il complesso energetico di Mellitah di proprietà dell’italiana Eni insieme alla compagnia petrolifera libica (Noc).

Lo scambio di accuse tra Enl e Gna riguarda anche l’arrivo di nuove armi: i primi hanno denunciato due giorni fa «l’arrivo di armamenti ed equipaggiamento militare dalla Turchia attraverso il porto di Misurata». I secondi accusano i rivali di aver ricevuto, a partire dallo scorso 12 gennaio, 6.200 tonnellate di armi dagli Emirati.