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Cultura

Traversare il mondo, nei futuri ecosistemi contaminati

SAGGI. «La specie meticcia», il recente volume di Valerio Calzolai edito da People. Un’agile introduzione multidisciplinare a una teoria scientifica del migrare come fenomeno storico

Com’è largamente noto agli studiosi e scarsamente presente nel senso comune, l’immigrazione, oggi al centro dell’attenzione politica e mediatica, non è che il frammento di un fenomeno assai vasto, il capitolo di una storia millenaria che continua in nuove forme e su scala planetaria. L’immigrazione è stato forse il carattere più distintivo della storia d’Italia. Dai trasferimenti delle genti indoeuropee in età preistorica, accompagnate da vari ingressi mediterranei (quale terra più invitante della nostra solare Penisola ai naviganti nel Mediterraneo?), alla moltitudine di etnie di schiavi e prigionieri, e poi di mercanti, uomini d’affari, lavoratori richiamati e sparsi sul nostro territorio da Roma. Le stesse invasioni barbariche altro non sono state, come mostra la ricerca storica più recente, che grandiosi movimenti migratori di lunga durata. Ma le conquiste scientifiche della genetica – che hanno demolito il concetto di razza – hanno slargato enormemente la visione storica.

COME SCRIVE Valerio Calzolai nel suo, La specie meticcia. Introduzione multidisciplinare a una teoria scientifica del migrare (People, pp.189, euro 18) «La genetica conferma che nessuno può associare le proprie origini a un solo determinato luogo; non ci sono (più) nativi da sempre isolati su un territorio; quelli durati più a lungo (oltre 50 mila anni) sono forse solo alcuni aborigeni su isole, anche grandi, come Australia e Hokkaido in Giappone (gli ainu), comunque arrivati lì da altrove e il cui dna risulta corposamente imparentato con gruppi oggi molto lontani». Merito di questo libro, tuttavia «uno zibaldone di domande, dubbi, definizioni, intrecci, spunti, proposte» come lo definisce l’autore, è di mettere il fenomeno migratorio – grazie a un ampio sguardo pluridisciplinare – al centro del mondo vivente, di porlo quale agente modificatore di gran parte dei meccanismi della vita.

Le migrazioni umane, almeno a partire dall’homo sapiens, costituiscono certo la parte più rilevante della ricerca. Quella che mostra come esse siano state decisive per l’evoluzione delle specie umane, stabilizzando una verità storico-scientifica su cui vengono a infrangersi come corrive superstizioni i razzismi correnti: l’inesistenza di individui o popoli autoctoni. Ma il testo non si ferma a questo, perché nelle pagine della prima parte coinvolge anche il mondo non umano, piante e animali.

CALZOLAI ricorda una breve riflessione di Darwin contenuta nell’Origine della specie, nella quale si accenna alla migrazione come uno degli agenti essenziali della distribuzione geografica delle specie. Una intuizione che oggi trova ampia conferma. Sulle migrazioni del mondo animale ormai sappiamo così tanto che solo percorsi eccezionali di trasferimenti riescono a stupirci. Ma oggi ci sono noti, oltre agli spostamenti, già osservati da Darwin, vere migrazioni passive da parte delle piante, le quali a differenza degli animali «non hanno muscoli per spostarsi o capacità attiva di migrazione: tuttavia, in oltre cinquecento milioni di anni di evoluzione, hanno comunque inventato modi per muoversi attivamente, per riprodursi lontano e diffondersi, usando altri vettori e producendo molecole d’ambiente».

DUNQUE, PER CALZOLAI l’intera biosfera, che va considerata come una formazione «storica», altro non è che un intreccio inestricabile di emigrazioni e immigrazioni. Ma in questo grandioso processo, homo sapiens, che sotto il profilo della consistenza in biomassa costituisce una percentuale infinitesimale (0,01%), come il resto del mondo animale, rispetto a quella delle piante (80%), è l’agente straordinariamente dominante dell’intera vicenda, almeno a partire da una certa fase della storia della Terra. Sicché si può dire che «Tutti sono ormai ecosistemi di emigrazioni e di immigrazioni di Homo sapiens». Un ruolo assolutamente dominante, che si deve all’enorme capacità di impatto ambientale che ha avuto questo vivente, minoritario e fragile, ma più abile e necessitato di altri a trasferirsi, spostarsi, colonizzare nuovi habitat.
Questo è dunque quel che oggi chiamiamo genericamente natura. Un mondo interamente meticcio in cui la migrazione è il motore millenario della sua composizione. Calzolai, con sobrietà scientifica non trae dai suoi studi conseguenze di carattere polemico. Si limita a mostrare non solo l’antica e perenne mobilità degli uomini, ma il mirabolante intreccio che segna l’evoluzione della Terra e rende inestricabile il nostro destino da quello di tutti i viventi.