Virginia Raggi rivendica più poteri per Roma. Dal governo il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda risponde a muso duro, con toni tutt’altro che istituzionali, lamentando la poca serietà dell’amministrazione.

Già nei giorni scorsi Calenda aveva manifestato in pubblico la difficoltà di incontrare la sindaca. Poi era stato fissata la prima riunione del «Tavolo per Roma» che nell’idea del ministro dello Sviluppo dovrebbe servire al «rilancio delle attività economiche del territorio» e «porre un freno al loro esodo». I dati del 2016 parlano di una perdita di 2 miliardi e 800 milioni di euro di fatturato per le maggiori aziende del territorio romano e di una riduzione del Pil del 6%. La Cgil propone un «Piano per le periferie». La sindaca Raggi sottolinea «la necessità di una semplificazione normativa e amministrativa che garantisca una dignità istituzionale adeguata alla capitale del Paese» e ribadisce «l’opportunità di cooperare per il rilancio della città». Calenda non gradisce e non usa mezze misure: «La situazione del Tavolo sta rapidamente superando la soglia del ridicolo».

Tutto ruota attorno all’iniziativa di fare incontrare comune e ministero, assieme a istituzioni locali e associazioni di categoria. Tra le altre cose, c’è  la richiesta di maggiori fondi per la capitale: solo qualche mese fa la sindaca di Roma aveva quantificato in 1,8 miliardi le «risorse extra» necessarie «per rimettere in moto tutto».

Calenda racconta: «È dal 21 settembre scorso, giorno in cui abbiamo inviato la prima lettera per l’avvio del Tavolo, che cerco di parlare con la sindaca di Roma in merito al lavoro preliminare da svolgere in vista della riunione fissata il 17 ottobre». A questo punto, aggiunge, «ritengo urgente incontrare la sindaca nelle prossime 48 ore per verificare la reale disponibilità a proseguire nel percorso». La data del 17 ottobre, afferma Calenda, era stata fissata con la sindaca perché «prima data utile nella sua agenda, alla quale tutti gli altri partecipanti hanno dovuto adattarsi». «Ad oggi non sono riuscito ad avere un contatto diverso da un sms di circostanza – prosegue – Continuo però a ricevere lettere sconclusionate sui più vari argomenti». Nel frattempo, si legge ancora nella versione del ministro, «tutte le altre istituzioni, a partire dalla regione e dalle associazioni si sono immediatamente attivate mettendo a disposizione idee, progetti, staff e tecnici». E invece, «l’unico riferimento individuato dalla sindaca è il suo portavoce».

Virginia Raggi, dal canto suo, rivendica il ruolo di «Fabbrica per Roma», protocollo stipulato da Roma Capitale e dai sindacati confederali lo scorso giugno basato su quattro pilastri: «Innovazione, infrastrutture con grandi e piccole opere, semplificazione, defiscalizzazione». Cita le principali vertenze: Sky, Almaviva, Ericsson, Mediaset, Aci Informatica, Esso. E parla del «forte bisogno che questa città sia destinataria di politiche di medio e lungo periodo» più che di un semplice «Piano industriale». «Chiedere più poteri per Roma Capitale non è ridicolo – risponde infine, in serata, al ministro Calenda –  Il tavolo per il rilancio della città lo chiediamo da tempo e deve tenersi: il 17 ottobre noi ci saremo. Già domani è prevista una riunione preparatoria tra delegazioni tecniche con il ministero».