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Editoriale

Totem e tabù

L’unica tumultuosa crescita di cui siamo campioni è l’inarrestabile aumento della povertà. Dopo il Rapporto della Caritas sul suo raddoppio e sul cambiamento della sua mappa sociale, arrivano ora gli ultimi aggiornamenti dell’Istat a conferma dell’indigenza «assoluta» per un italiano su dieci.

Purtroppo non bisognava aspettare i dati di Caritas e Istat, né essere provvisti di particolari doti di preveggenza per sapere che «l’ascensore sociale funziona. In giù», come titolavamo qualche giorno fa in prima pagina raccontando una storia di ordinaria disperazione di una famiglia operaia, con padri e figli colpiti dalla crisi, ridotti a galleggiare su una precaria linea di sostentamento perché i salari una volta sufficienti a mantenere la famiglia, oggi garantiscono una vita di stenti. Milioni di persone che a dar retta alle ricette del governo dovrebbero essere salvate da una ulteriore liberalizzazione del mercato del lavoro combinata con una riduzione della rappresentanza nei livelli parlamentari.

E se la povertà è un tabù, il totem è l’articolo 18 che torna a galla perché la precarietà non è mai abbastanza. Il lavoro ci sarebbe in abbondanza se i soliti sindacati corporativi non facessero di tutto per impedirne il naturale sviluppo, per esempio difendendo l’articolo 18, «un totem degli anni ’70-80» secondo il parere del sottosegretario Rughetti (renziano doc), un intralcio «da superare del tutto» secondo il ministro Alfano, un residuato «da cancellare perché toglierlo dimostra leadership e fa lavoro», secondo l’ex ministro Sacconi. Voci di primo piano, e in profonda sintonia, della maggioranza.

L’articolo 18 ancora non entra nel repertorio del presidente del consiglio che, tuttavia, nella domenicale intervista al Corriere della Sera, fa comunque sapere che si potrebbe «dare lavoro a 40 mila persone» con lo «sblocco minerario», che poi sarebbe trivellare Sicilia e Basilicata «per raddoppiare la percentuale di petrolio e gas, ma non lo si fa per paura delle reazioni di tre o quattro comitatini». Ostacoli risibili per un trivellatore che è anche leader nella svendita delle nostre industrie al peggior offerente (il caso dell’Indesit finita a Whirpool a fronte di un’offerta cinese economicamente migliore). Renzi rivendica il discount italiano (che d’altra parte è leit-motiv del suo governo) e se ne vanta: «L’Indesit la considero un’operazione fantastica, ho parlato personalmente con gli americani».

Nemmeno un refolo della tempesta sociale attraversa il pensiero e le preoccupazioni di chi, del resto, è tutto concentrato su una riforma costituzionale che dovrebbe fare il miracolo di lanciare il paese in una nuova fase di sviluppo perché riducendo la rappresentanza si guadagnano credenziali in Europa. Ma del resto la propaganda renziana al mercato dell’informazione va fortissima.

Palazzo Chigi può continuare a dire che il nuovo senato è disegnato sul modello tedesco anche se, come ha spiegato su queste pagine Massimo Villone, nel Bundesrat siedono i rappresentanti esecutivi dei Lander che votano in blocco per il Land di appartenenza e in nessun paese europeo esiste qualcosa come quel concentrato di ceto politico che sta per diventare il nostro senato. Sulla cui autonomia ci sarebbe da ridere se non fosse drammaticamente vero che difficilmente potrà essere praticata da quegli stessi delegati regionali che dal governo dipendono per le risorse di cui potranno disporre. E con quali percentuali tra correttezza e corruzione ognuno può giudicare.

  • Federico_79

    Tutto giusto. E con quale logica Migliore cerca l’ alleanza con questo rovinoso PD?

  • Riccardo

    Le riforme costituzionali, secondo Renzi, che esegue le istanze dei poteri UE economico-finanziari, dovrebbero favorire la ripresa economica. Riforme costituzionali e ripresa economica.
    La sinistra come si pone innanzi a ciò? Difende la Costituzione, denunciando le riforme, a suo dire in certi punti anticostituzionali, e, in generale, pericolose per la “democrazia”.
    Il refrain odierno della sinistra: le modifiche al senato vanno contro la Costituzione, mettono in pericolo la democrazia.
    Come se quelli (Costituzione e democrazia capitalistica) fossero gli obiettivi dei comunisti…
    Chez gauche, si pensa a difendere la Costituzione (che non prevede il comunismo). Si difende la democrazia capitalistica. Si rispolvera Berlinguer. La sinistra prosegue la strada di Berlinguer, il “socialismo” che pensava per l’Italia. Punto d’aggancio, la Costituzione. Punto d’arrivo: il PD.
    Non si vuol negare che alcuni punti della Costituzione, e le conseguenti lotte per difenderli, siano condivisibili.
    Ma pensiamo veramente che questa Costituzione rappresenti la società che noi comunisti vogliamo?
    Che rappresenti lo strumento per combattere il capitalismo (che invece prevede)?
    Allora, bando alle ipocrisie, se si difende la Costituzione, si dica chiaro e tondo che il comunismo non è più nei programmi di certa sinistra che vuol invece governare in una società capitalistica.
    Cosa si potrebbe/dovrebbe fare, meno ipocritamente, se si credesse ancora nel comunismo e lo si amasse ancora?
    Semplice e trasparente come l’acqua: proporre un’altra Costituzione, che preveda il comunismo. Ciò vuol dire proporre un altro patto sociale, con altre regole. Liquidare la democrazia così come ormai è realizzata.
    Oggi la sinistra non vive più gli ideali da cui far scaturire il programma, che oggi manca, né ha più il cuore per realizzarlo.
    Allora oggi la Lista Tsipras cosa fa? Distribuisce pietosi volantini piangendo il “tradimento” della Costituzione, e rivendicando “democrazia”.
    Questo sarebbe il “programma” della sinistra, attenzione, radicale (e uno pensa, illudendosi, comunista)!
    NO alla Costituzione italiana, NO alla democrazia capitalistica.
    SI’ ad una Nuova Costituzione e SI’ al Comunismo.
    Workers of all lands unite.

  • begunka

    Che dire, che fare? La situazione e’ disarmante. Chissà per quanto tempo ci toccherà subire sto “Cicciobello” di turno messo lì per smantellare quello che è rimasto di stato sociale e diritto del lavoro.
    la classe politica è ormai inesistente. Faccio fatica a leggere le pagine di politica interna che trovo senza senso.

    Non guardo più nemmeno verso il mare perché non attendo nessun eroe capace di salvarci da questo regno di Proci.