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Internazionale

«Tornatevene in Cina». I fascisti ucraini guidano la rivolta contro il «sanatorio»

Ucraina. A Novy Sanjarye è dovuto intervenire il ministro dell’interno per placare gli animi

È una vera e propria rivolta quella scoppiata ieri in Ucraina a Novy Sanjarye nella provincia di Poltava. Obiettivo, impedire a un gruppo di propri concittadini provenienti da Wuhan di raggiungere il sanatorio della zona per sottoporsi al periodo di quarantena in relazione al coronavirus.
Già ieri mattina all’alba quando si era diffusa la notizia che i cittadini ucraini in volo dalla Cina sarebbero stati isolati nel locale sanatorio, la gente di Novy Sanjarye è scesa in strada scontrandosi con i reparti della polizia.

Il messaggio degli abitanti era chiaro: «Non vogliamo nessun infettato qui, abbiamo già i nostri problemi!», «Gli piaceva la Cina, che ci restino!», «Portateli a Chernobyl» gridavano all’unisono gli abitanti. Un misto di esasperazione, povertà, disperazione, pregiudizio e razzismo anticinese che da sempre alligna in Ucraina. In una piccolo centro urbano dove neppure le strade principali sono asfaltate, dove l’aspettativa di vita dei maschi supera appena i 60 anni, dove alcoolismo e disoccupazione la fanno da padrone, ogni motivo per ribellarsi diventa buono, fino al punto a negare a dei propri concittadini diritti elementari.

Un’altra pagina triste di un paese che non riesce a uscire da una profondissima crisi sociale. Con il passare delle ore la tensione saliva alle stelle. I giornalisti venivano a sapere dell’arrivo dalla vicina Kharkov di militanti di estrema destra che soffiavano sul fuoco della protesta. Con l’avvicinarsi bus degli ospiti non graditi venivano innalzate barricate, bruciati copertoni, piazzati a tutti gli incroci trattori e bulldozer per impedire che la polizia con le autoblinde si aprissero una strada verso l’ospedale.

Secondo il giornale di Kiev Strana, parte del personale paramedico avrebbe firmato le dimissioni in bianco pur di impedire l’arrivo delle persone da porre in quarantena. Al tentativo di sfondamento della guardia nazionale, dalle barricate si rispondeva con un fitto lancio di bottiglie molotov.

Qualche ora dopo giungeva sul luogo degli incidenti anche il ministro degli interni Arsen Avakov – che da sempre ha rapporti molto stretti con i gruppi della destra estrema ucraina – cercando di convincere la gente di tornare nelle case e agli attivisti neofascisti di tornare in città. «Non si deve cedere alla disinformazione – ha dichiarato il ministro – questo sanatorio è stato scelto perché risponde ai requisiti necessari». Tuttavia mentre scriviamo il braccio di ferro continua anche perché non esiste comune ucraino che voglia prendere in carico la gente giunta da Wuhan.

Due giorni fa anche in altri siti che erano stati identificati per l’accoglienza erano iniziate le proteste. I residenti di Obukhov nella regione di Kiev sono in mobilitazione permanente come del resto a L’vov dove il panico per l’arrivo «degli infetti» si è diffuso in un battito di ciglio e i locali ospedali hanno messo in chiaro di non essere disposti ad essere luogo di accoglienza per i cittadini giunti dalla Cina.


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