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Politica

Tamponi e tracciabilità, la Lombardia cambia strategia

Pandemonio. Ma Fontana continua la polemica con il governo: secondo noi deve prevalere la nostra ordinanza. Per la prima volta in regione casi in flessione. E si torna a coinvolgere i medici di base

I controlli alla stazione centrale di Milano

I controlli alla stazione centrale di Milano

Per la prima volta dall’inizio della crisi in Lombardia si riduce il numero dei ricoverati negli ospedali della regione: da 9.439 a 9.266, 173 in meno. «Oggi forse è la prima giornata positiva di questo mese duro» ha detto l’assessore alla sanità Giulio Gallera. È un dato sulle ultime 24 ore, presto per essere preso come significativo. I racconti che arrivano dagli ospedali delle zone più critiche, come la provincia di Bergamo e Brescia, dicono che molti ospedali hanno rallentato le ospedalizzazioni perché le strutture non sono più in grado di accogliere pazienti come giorni fa: il posto per tutti non c’è e il lavoro negli ospedali in questo mese è stato sconvolto dall’arrivo dei pazienti con il Coronavirus.

Ora la Regione, trentatré giorni dopo l’inizio della crisi, cambia strategia facendo quello che avrebbe potuto fare fin da subito: mappare, isolare e sorvegliare i positivi al Covid prima di farli arrivare in ospedale. Una delibera di giunta votata ieri rimette al centro di questo sistema i medici di base, fino ad ora lasciati con insufficienti mezzi, a partire dai sistemi di protezione individuali, ad affrontare il primo anello della catena del contagio. La delibera prevede che i medici di base chiamino a casa i loro assistiti per avviare un monitoraggio costante della loro condizione di salute. Monitorare «sia le persone che risultano positive sia quelle che hanno piccoli sintomi» ha spiegato Fontana. «In questa delibera è previsto anche l’isolamento di tutti i positivi nelle strutture come gli ospedali militari e gli alberghi». Ma per scoprire i positivi bisogna fare i tamponi, cosa che fino a questo momento è stata fatta solo ai sintomatici gravi. Cosa che ha portato il tasso di mortalità lombardo attorno al 12%, contro il 3% della Cina e degli altri paesi, o per restare in Italia del Veneto. Com’è possibile se il virus è lo stesso?

Secondo l’epidemiologo e direttore del dipartimento di medicina molecolare dell’Azienda Ospedaliera dell’Università di Padova Andrea Crisanti, che sta lavorando all’emergenza in Veneto, i numeri della Lombardia sono sbagliati. «Manca il numero dei casi domiciliari» ha spiegato Crisanti in un’intervista a Globalist. «Non è che in Lombardia si muore di più, il fatto è che il numero dei contagiati è molto maggiore, ma non sono rilevati. Se si tiene come punto di riferimento il 3% di mortalità si può realisticamente, non solo ipotizzare ma dire che In Lombardia ci sono circa 100.000 non circa 25.000 casi, questa è la realtà». Dice ancora Crisanti, «come fa un sistema sanitario a far fronte a questa marea se non sono stati identificati i casi sul territorio? Non hanno fatto la tracciabilità e la prevenzione? Nessuna epidemia si controlla con gli ospedali, nessuna, si controlla sui territori».

Constatato che per i vecchi casi ormai c’è poco da fare, la giunta lombarda promette di tornare sui territori con i medici di base. Da settimane medici e infermieri chiedevano alla Regione che gli venisse fatto il tampone, per mettere in sicurezza loro -solo nelle ultime 24 ore sono morti altri due medici e un infermiere- e soprattutto evitare che gli asintomatici e chi aveva pochi sintomi potesse contagiare colleghi, parenti, amici. «Inaccettabile non fare il tampone a medici e infermieri» aveva detto anche il sindaco Sala facendo innervosire il governatore Fontana. Anche su questo la giunta lombarda cambia rotta e promette tamponi per il personale sanitario.

«Abbiamo previsto che i medici di medicina generale facciano il tampone e anche il personale sanitario che ha poche linee di febbre» ha detto Gallera. Un nodo critico è quello dei laboratori per l’analisi dei tamponi. «Abbiamo 22 laboratori attivati e facciamo 5 mila test al giorno. Dobbiamo avere il tempo di processarli». Altra novità l’acquisto di 100mila saturimetri che saranno dati a coloro che i medici di medicina generale indicheranno come potenziali pazienti Covid-19. Si tratta di macchinette che danno indicazione sulla saturazione dell’ossigeno nel sangue. Un cambio di passo che fa chiedere perché non sia stato fatto tutto questo prima. Ieri il numero ufficiale di morti con il Coronavirus è salito a 3.776, ma il numero reale, che tiene conto di chi è morto senza tampone, è molto più alto.

Nel frattempo prosegue il logoramento del presidente del consiglio Conte da parte della Lega. Fontana prima firma un’ordinanza regionale e poi si chiede se ha più valore la sua o quella del Governo. «Ho inviato una nota al ministro dell’Interno Lamorgese con la quale chiedo che il ministero esprima il suo parere se si debba applicare l’ordinanza della Regione o il Dpcm» del presidente del consiglio Conte. «Il nostro ufficio legale e i giuristi che abbiamo consultato ci dicono che deve prevalere la nostra ordinanza, ma abbiamo chiesto al ministro perché in questo momento non si deve creare alcun conflitto». Già.


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