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ExtraTerrestre

Sulla strada degli dei

Percorsi. Da Bologna a Firenze, un’escursione lunga 130 km alla scoperta del turismo sostenibile, sul «Modello Santiago»

«Dû pâs e ’na gran magnè», cominciò più o meno così, più di vent’anni fa, l’avventura di un gruppo di escursionisti bolognesi che ha portato alla luce una delle mete di turismo «slow» più gettonate del centro Italia, un percorso di 130 km che, fra Bologna e Firenze, su più di 3000 metri di dislivello, valica l’appennino tosco-emiliano attraversando una rotta che risale al tempo degli etruschi e che deve il suo nome, Via degli dei, proprio ad alcune delle località attraversate (Monte Adone, Monte Venere, Monte Luario).

Percorribile fra i quattro e i sette giorni a piedi, attraversando monasteri e paesini di poco nota bellezza, La via degli Dei, afferma l’assessore a Turismo e Commercio dell’Emilia Romagna Andrea Corsini, «registra, al 2018, 10.000 camminatori effettivi, mentre per l’anno in corso, considerando alcune presenze ancora in cammino, si stima un incremento di circa il 20%».

Una forma di turismo sostenibile che piace ai più: moltissimi, infatti, gli stranieri arrivati in questi ultimi anni per godere di un’esperienza a pieno contatto con la natura. Tedeschi, olandesi, canadesi, persino una giovane blogger di Singapore, attratti dal fascino di un percorso unico, estremamente intimo o spudoratamente sociale a seconda delle propensioni. Una vacanza essenziale, spartana, per gli amanti di tenda e sacco e pelo, ma che offre anche possibilità più confortevoli, presso i numerosi affittacamere e Bed&Breakfast lungo la strada, per chi intraprende il percorso col senso di una vacanza.
«C’è un aspetto molto interessante – afferma Sergio Mariotti, titolare di una rinomata attività ristorativa nel piccolo paese di San Piero a Sieve – ed è la forma variegata dell’onda di turismo sul nostro cammino. Giovanissimi alcuni, anziani molti altri, famiglie numerose e ragazzi single, esperti di trekking e montagna come camminatori alle prime armi. Il collante è l’estrema propensione alla convivialità, al rispetto reciproco e la voglia di conoscersi. Un patrimonio raro, di questi tempi».
Ecco che allora, al Bonaugo, come in altre strutture del percorso, si sono creati speciali «Menù del viandante», formule ricettive low-budget che prima di strizzare l’occhio al mero ritorno economico testimoniano sinceramente la volontà di promuovere un momento conviviale collettivo, sul modello di Santiago De Compostela, in Spagna, che oscillando fra richiami di natura religiosa spirituale e il pop-glamour dell’ultima moda continua ad alimentare, da anni, un flusso turistico senza pari, sorretto da un impianto di politiche economiche e promozionali garantite.

In questo senso, invece, si potrebbe dire che la Via degli Dei si è «fatta da sé»: sebbene l’assessorato regionale al Turismo dell’Emilia-Romagna, insieme ad APT servizi, abbia avviato dal 2015 il progetto di turismo esperienziale dei «Cammini e delle vie di pellegrinaggio» della regione, e nonostante le sempre maggiori sinergie con la confinante Toscana, in fatto di linee strategiche comuni e futuri atti amministrativi, ascoltando le storie che fanno eco sull’appennino e fra i paesi «beneficiati» dagli Dei, si ha come l’impressione che i primi a crederci davvero, coloro che hanno intravisto, fra boschi e abbazie, la speranza di risollevare economie locali talvolta pallide, siano proprio gli abitanti di queste terre.

Come la giovane Giulia Mannelli, che ha deciso di convertire una casa di proprietà nell’affittacamere Via degli Dei, dedicandosi a tempo pieno a questa scommessa: «Specialmente fra primavera ed estate vedo passare gente di ogni luogo, estrazione sociale, con bellissime storie chiuse negli zaini. All’inizio ho pensato di essermi presa un bel rischio, ma i numeri sono abbastanza confortanti e tantissima è la voglia di fare».

Lavorare sul territorio, sanare ogni eventuale mancanza, fare comunità: questi sono alcuni degli obiettivi che, nelle parole dell’assessore al turismo della regione Toscana, Stefano Ciuoffo, rientrano ai primi posti: «Il nostro modello prevede che i Comuni sul tracciato stipulino una convenzione ed individuino almeno un capofila in modo da garantire una piena fruibilità dei tratti toscani del tracciato. L’apertura recente del bando regionale sui Cammini prevede un finanziamento di interventi di messa in sicurezza e di manutenzione assegnato al Comune capofila di queste aggregazioni».

La disponibilità congiunta delle regioni, insomma, c’è tutta; la volontà dei cittadini anche, come nella piccola frazione di Bivigliano, nel comune di Vaglia, che promuove forme di «ospitalità diffusa» per i camminatori. La Via degli Dei ha le caratteristiche di una risorsa e di un bene da maneggiare con estrema cura: la sfida è aperta e ha margine di miglioramenti e nuove idee: buon cammino.