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Editoriale

Suicidio a due velocità

In attesa di passare a Idomeni, al confine tra Grecia e Macedonia

Abolire Schengen per salvare Schengen. Il paradosso è servito. L’imponente afflusso di migranti dal Medio Oriente e dall’Africa non sarebbe più compatibile, sono in molti a pensarlo, con la libera circolazione all’interno dell’Ue, di fatto già interrotta dalla decisione unilaterale di diversi stati di ristabilire controlli alle frontiere.

Nessuno ignora, tuttavia, che la fine di Schengen ostacolerebbe anche la circolazione delle merci e della forza-lavoro (anche quella comunitaria) assestando un serio colpo all’integrazione economica e al mercato comune.

Una frontiera nazionale non la si può infatti circoscrivere a una singola emergenza né ricondurre a una regola generale condivisa. È, per definizione, affare della nazione che la istituisce. A questa e solo a questa sono riconducibili i criteri e i metodi di gestione del confine, la larghezza delle sue maglie, i suoi principi di selezione.

Sul confine nazionale si arresta il diritto comunitario. L’involuzione autoritaria in corso nei paesi dell’est potrebbe, per esempio, sbarrare il passo ad altri fattori «inquinanti», quali attivisti transnazionali o altre persone «non grate». L’Unione si è del resto rivelata piuttosto impotente nel contrastare sostanziali deroghe ai principi della democrazia in alcuni dei suoi paesi membri.

Il pericolo è evidente e fioriscono così le formule più varie per salvare il trattato di Schengen da se stesso. Si spazia dall’istituzione di un’area più ristretta di libera circolazione nordeuropea che trasferisce l’idea dell’ Europa «a due velocità» a quella dell’Europa «a due confini» (sancendo così definitivamente la frattura tra nord e sud e la fine dell’Unione) fino all’ipotesi di sospendere l’accordo per due anni.

Quanto basta per renderlo un evanescente ricordo.

Non sono che miserabili tentativi di dare una copertura europea alla dilagante riscossa degli egoismi nazionali e all’incapacità di tenerli sotto controllo. Dall’Olanda si propone la deportazione forzata dei profughi verso la Turchia (un buco nero dentro al quale nessuno ha interesse a gettare uno sguardo), mentre la Svezia annuncia 80.000 espulsioni via charter.

Missione impossibile, aldilà dei suoi intenti propagandistici, destinata comunque a protrarsi per decenni. Altro che «emergenza».

Alla fine la tempesta si abbatte sul reprobo per antonomasia, il governo della Grecia.

Che la chiusura delle frontiere escludono di fatto dall’area Schengen dalla quale Bruxelles minaccia di escluderla anche di diritto se non saprà difendere come si deve il limes dell’Unione. Le pressioni erano partite dalla ministra degli interni austriaca Johanna Miltk-Leitner che aveva accusato la marina greca di non fare abbastanza per contrastare gli sbarchi.

La risposta da Atene è stata netta: «Che dovremmo fare, affondare le imbarcazioni stracolme di rifugiati?» Forse a Vienna farebbe maggior comodo un governo di Alba Dorata, ben più adeguato a svolgere questo genere di funzioni. Per la seconda volta in pochi mesi, è in Grecia che lo stato in cui versa l’Unione europea, per non dire la sua natura distorta e squilibrata, viene pienamente in luce. Nonché il filo che lega la crisi dei debiti sovrani con quella dei migranti.

Intanto i segni di imbarbarimento proliferano un po’ ovunque. Lasciando anche da parte quei paesi dell’est che dichiarano apertamente la propria divergenza dai modelli democratici occidentali, nella civile Danimarca la ministra dell’immigrazione Inger Stojberg interpreta fieramente il suo mandato con il compito di rendere la vita impossibile ai rifugiati tramite drastiche restrizioni del diritto di asilo e sadiche vessazioni quali il sequestro di tutti i beni in possesso degli immigrati che eccedano il valore di 1.340 euro. Misura infame analoga a quella, ancor più esosa, adottata dall’extracomunitaria Svizzera.

La Gran Bretagna, sempre più blindata, accoglierebbe solo qualche migliaio di minori non accompagnati, passati attraverso il filtro dell’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu.

L’orrore procede per slittamenti progressivi sempre più rapidi e inquietanti. E mentre tutto questo apparato di discriminazioni e respingimenti viene spacciato come strumento per sedare l’allarme dell’opinione pubblica ottiene il risultato diametralmente contrario: quello di alimentarlo insieme all’ostilità verso gli stranieri agendo come una implicita legittimazione dei sentimenti xenofobi.

Non passa giorno che banali episodi di vita quotidiana non si trasformino in eclatanti allarmi terrorismo. In Germania, secondo gli organi di sorveglianza, migliaia di attivisti dell’estrema destra sarebbero pronti ad azioni violente contro i rifugiati.

A questa gestione «protezionista» della crisi se ne affianca però un’altra, tutto sommato meno ipocrita anche se complementare.

Se ne fa interprete il capo economista della Deutsche Bank David Folkerts-Landau secondo cui la discriminazione deve essere portata dentro i confini dell’Unione. Il flusso migratorio suggerisce, a suo parere, di abolire il salario minimo e il principio di uguale retribuzione per uguale prestazione.

I rifugiati, insomma, nel bisogno impellente di trovare lavoro in seguito alla negazione dei sussidi, dovrebbero ottenere un salario inferiore a quello dei lavoratori tedeschi. Questo bacino di forza lavoro a basso costo consentirebbe allora di ricondurre in patria produzioni delocalizzate e costituirebbe una formidabile attrattiva per gli investimenti.

Insomma un ulteriore fattore a favore della competitività dell’economia germanica. Una combinazione vincente di interesse nazionale e profitti. Che scatenerebbe però aspri conflitti su un mercato del lavoro giocato tutto al ribasso.

Cosicché sarà un delicato equilibrio tra filtraggio dei migranti e bisogno di mano d’opera, necessariamente regolato da un confine, a guidare la politica di Berlino, ma non a tenere insieme l’Europa. Che mai è stata debole e instabile come lo è oggi. E che con la fine di Schengen, in un modo o nell’altro, si avvia verso l’insussistenza.

  • http://nienteslogan.altervista.org/ mila mercadante

    Che si disintegri presto questa squallida e abominevole falsa unione. Prima si smantella e meglio è, tanto la strada intrapresa è quella del nazismo, non solo nei confronti dei migranti che hanno un valore solo se intesi come forza lavoro, ma anche nei confronti dei cittadini europei, in particolare di coloro che sono fuori dall’area centrale del continente. La cinesizzazione e la meridionalizzazione forzosa di Grecia, Portogallo, Spagna e Italia sono in atto da anni, se andiamo avanti finisce con una rivoluzione. Basta così, si è aspettato anche troppo. E che la sinistra si svegli, per favore.

  • Gianmix

    Non capisco.
    Non mi sembra difficile creare un’organizzazione – Task Force – europea (federale ) di frontiera
    che regoli le entrate in tutta Europa ai confini esterni e smisti “spalmando”i profughi su tutti gli stati europei.
    Non ne sono capaci ?
    Però organizzarsi per andare in gita in Libia, Iran-q Afganistan ci riescono.
    Forse solo perché ci sono gli U.S.A., gli unici in grado di organizzare il Party.

  • Giovanni Nasi

    i migranti li vedete solo voi. Le persone non dico oneste, ma anche solo in grado di usare le parole con il loro significato corretto (il linguaggio ehhh il linguaggio. Da sempre voi sinistri, nel vostro delirio, siete convinti di poter pronunciare follie e chiamarle linguaggio!), vedono clandestini.

    QUanto alla fine della Schengen dei padroni (vi suona familare? dovrebbe) e’ cio’ che le persone bennate si augurano accada quanto prima assieme alla fine di questa oscena europa partorita da un rapporto omosessuale fra socialismo e comunismo. E fecondata artificialmente dal capitalismo.

  • Giovanni Nasi

    se non l’hai capito – e non l’hai capito – e’ la sinistra la responsabile di tutto cio’.

  • http://nienteslogan.altervista.org/ mila mercadante

    l’ho capito benissimo e mi ci arrabbio ogni giorno, ma direi che è corresponsabile. Le cause di questa inarrestabile decadenza sono molto complesse e non esiste un solo responsabile.

  • http://nienteslogan.altervista.org/ mila mercadante

    una forza militare europea e sovranazionale c’è, se ti piace immaginare che il tuo paese possa essere controllato alle frontiere da stranieri che hanno facoltà di prendere decisioni anche senza o contro il parere del governo dello Stato in cui si trovano significa che non ti scandalizza l’occupazione. Perché di fatto è un’occupazione, e stai sicuro che la Germania o la Francia non l’accetterebbero mai, e mai verrebbe loro proposta. Puoi dirigerti verso la Grecia, lì è sicuro che quella che tu chiami “task force” sta arrivando. Un altro po’ e la Grecia sarà totalmente isolata e OCCUPATA anche militarmente.

  • Gianmix

    No, no, Ok !
    A vederla così hai perfettamente ragione. Sono d’accordo con te. Purtroppo per noi e per i Greci.
    Semmai pensavo a qualcosa di non militare, tipo Amnesty, Croce Rossa… è che poi.. non si sa mai..vai a fidarti.

  • Giovanni Bertaiola

    uuuh, abbiamo un nuovo Chomsky con la critica del linguaggio qui! Il Chomsky gentista, perdipiù (‘le persone oneste’)

    La fine di Schengen uno può anche augurarsela, ma bisogna vedere per cosa. Anche i tedeschi si auguravano che Lenin facesse il suo lavoro, salvo poi ritrovarsi i russi in Sassonia.

  • Alfredo

    Addossare le colpe di questo enorme e tragico problema alla sinistra o sedicente tale mi sembra una grave falsità….l’ideologia liberista europea governa dagli anni’80… altro che sinistra! Un po di chiarezza va fatta.

  • massimo gaspari

    secondo me oltre le categorie della politica si potrebbe ragionare forse in termini piu’ realistici di bene e di male.
    la sinistra e’ il bene la destra e’ il male.
    attendere fiduciosi la battaglia finale