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Internazionale

Stupro di Stato nel Paese che hanno chiamato Colombia

Intervista a Vilma Rocío Almendra Quiguanás. I rischi del negoziato con un governo che puntualmente viola gli accordi, il ruolo dei giovani e della "minga indigena" nelle proteste che hanno mobilitato 15 milioni di persone sfidando la feroce repressione dell'Esmad, la necessità «partire dal basso per costruire collettivamente la nostra autonomia e prenderci cura gli uni degli altri, come abbiamo fatto in tutti questi giorni di lotta»

L'ingresso a Cali di un gruppo della Guardia indigena del Cric

L'ingresso a Cali di un gruppo della Guardia indigena del Cric

Negoziare con il potere servirà a poco o a niente. Non è in alto che bisogna guardare, ma in basso, dove lottano gli impoveriti, i calpestati, i dimenticati. Sono loro che potranno dare vita, collettivamente, a «un'altra forma di esistere in questo paese che hanno chiamato Colombia». È quanto ci dice Vilma Rocío Almendra Quiguanás, «figlia del popolo Nasa e del popolo Misak», legata all'iniziativa "Pueblos en camino", il cui compito è promuovere scambi fra i popoli impegnati nei diversi processi di resistenza e di autonomia. Molto attiva nella formazione e nella comunicazione indigena, Vilma ci tiene a sottolineare che...

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