closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

Strategia del caos made in Usa

Guerra e media. La strategia è disseminare i territori da conquistare di focolai di guerra e di resistenza. Armare la resistenza locale, fare la guerra con le vite degli altri. Una specie di strategia della tensione a livello mondiale. Da allora il mondo islamico si è rivelato nella sua profonda antidemocraticità. Ma qualcosa ormai è sfuggita di mano

Usciamo da una total immersion mediatica nei fatti di Parigi e la prima impressione non è buona: un misto tra retorica, buoni sentimenti, privato delle vittime, ma anche un appello ai nostri istinti peggiori. Hollande chiama l’Europa ad una guerra di religione. L’immagine del mussulmano sanguinario svolge oggi nell’immaginario collettivo europeo lo stesso ruolo che ai tempi del fascismo era interpretato dall’Ebreo. Dall’antisemitismo all’antislamismo in nome dei valori della cultura occidentale: democrazia, libertà, giustizia. Ed intanto questi stessi valori sono già sacrificati sull’altare della sicurezza.

Per la prima volta nella sua storia la Francia sospende per tre mesi libertà essenziali in nome di quello stato di eccezione che la guerra porta con sé. Siamo in guerra e ne siamo le vittime. Perché l’attacco di Parigi viene percepito da tutti come una provocazione dell’Islam nei nostri confronti, non come una risposta ai bombardamenti francesi in Siria? I media non fanno che rafforzare nell’opinione pubblica la sindrome della vittima innocente, perché ci hanno sistematicamente taciuto le premesse che ci hanno portato sin qui. Oppure se ne hanno parlato, sterilizzandone però le conseguenze reali.

La prima guerra del Golfo è stata un puro videogioco, con quei bombardamenti scientifici e coreografici capaci di schivare rigorosamente i civili per colpire unicamente i collaboratori del barbaro dittatore. I droni di Obama, sono oggi capaci di uccidere selettivamente i terroristi identificandoli all’interno della popolazione civile. Ed infine chi potrebbe condannare il bombardamento giusto e sacrosanto di quegli incivili dell’Isis che sgozzano il nemico, riducono in schiavitù le donne ed applicano la Sharia sfortunatamente grazie ai finanziamenti dell’Occidente e dei suoi alleati? La Fallaci aveva previsto tutto, finanziamenti occidentali a parte.

Comunque vogliamo valutare lo stato delle cose in atto, siamo di fronte ad una tragedia, un evento epocale come quell’11 settembre, che ha cambiato definitivamente la nostra percezione delle cose, traghettando il nostro immaginario dall’edonismo tardo reaganiano del consumismo, all’economia di guerra e di crisi di oggi. Una frattura profonda nella nostra percezione della realtà, il passaggio dall’ambiente amichevole dell’emporio alla paranoia dell’insicurezza permanente.

Un evento così meritava rispetto, inchieste rigorose, ricerche delle cause. Invece, almeno in televisione ha prevalso un genere consolidato di successo: la mozione degli affetti, la cronaca come spettacolo atto a colpire la pancia e non la testa degli spettatori. La cosa peggiore non sono stati i talk show, ma i telegiornali. Un talk show fa il suo mestiere per raccogliere audience. E poco importa se al delitto di Cogne si sostituisce la strage di Parigi. Dai telegiornali ci aspettiamo sobrietà ed informazione. Ed abbiamo assistito invece alla generale “talkshowzizzazione” dei telegiornali, tutti tesi a drammatizzare emotivamente gli eventi. I truci terroristi contro la vittima italiana, volontaria di Emergency, con alle spalle una storia esemplare di impegno personale. Tutto vero, ma marginale rispetto alla domanda fondamentale: perché è successo tutto questo? Pensavamo che i giornali potessero fare di più.

Leggiamo (ieri) sul manifesto un articolo di Balibar, che, per quelli della mia generazione rappresenta un punto di riferimento. Una testimonianza che non chiarisce. E’ un appello ai buoni sentimenti, non cedere all’odio, preservare la nostra libertà. Balibar sostiene che il male di oggi affonda le sue radici lontano, dagli imperi coloniali in poi. Non si coglie il punto inedito: la guerra di oggi è una materia che non può essere razionalizzata perché affonda le sue radici nel caos.
Ecco, secondo noi, il nocciolo della cosa è che questo caos ha ben poco di casuale. Non è soltanto la somma di una serie di errori che ci sono sfuggiti di mano. E’ una ben precisa strategia bellica. Pensiamo ai “teocon” e alle loro pretese di instaurare un secolo americano basandosi sulla superiorità bellica dell’America. Questa strategia, in Iraq, è risultata fallimentare, come già a suo tempo l’invasione americana del Vietnam.

Gli Usa hanno concepito allora una nuova strategia più economica: la strategia del caos. Disseminare i territori da conquistare di focolai di guerra e di resistenza. Armare la resistenza locale, fare la guerra con le vite degli altri. Una specie di strategia della tensione a livello mondiale. Da allora il mondo islamico si è rivelato nella sua profonda antidemocraticità. Si trattava di promuovere in modo più o meno occulto rivoluzioni locali in nome dei diritti umani: la Libia, le primavere arabe, la resistenza in Siria contro il crudele dittatore Assad. E poco importa se tutto questo veniva portato avanti con la collaborazione di alleati come l’Arabia Saudita o la Turchia che non eccellono sicuramente nella salvaguardia dei diritti umani.

Tutto questo era moralmente accettabile perché giustificato da ideali e da principi. E perché avveniva altrove. Viene sempre in mente una commedia che si intitola Un mandarino per Teo. Se dall’altra parte del pianeta, poteste decretare la morte di un mandarino, per ereditarne l’immensa eredità, voi cosa fareste? Tutti questi paesi governati antidemocraticamente hanno un elemento in comune: la presenza di risorse energetiche, gas, petrolio, altre materie prime. E’ normale schiacciare il bottone che ci permette di annetterci tutte queste risorse. Soprattutto se questa scelta avviene in nome di nobili valori. Tutto questo cessa di funzionare se il mandarino siamo noi.

Su questo argomento circolano sul Net spiegazioni opposte. Da un lato la famosa affermazione di Hillary Clinton: «l’Isis è una nostra creatura che ci è sfuggita di mano».

Dall’altro, voci più maliziose insinuano, semplicemente, che sia giunta la nostra ora di sperimentare lo status di colonie statunitensi. In ogni caso vi invitiamo a riflettere. Se si applica la strategia del caos, come possiamo poi pretendere che questo caos non ci travolga?

  • http://nienteslogan.altervista.org/ mila mercadante

    Un articolo molto confuso, che tra l’altro sposa due o tre tesi contemporaneamente . Colpiscono alcune affermazioni. “Perché l’attacco di Parigi viene percepito da tutti come una provocazione dell’Islam nei nostri confronti, non come una risposta ai bombardamenti francesi in Siria?” Come si fa a scrivere “tutti”? Non è vero, la maggioranza degli europei e degli italiani sa benissimo di cosa si tratta, e vede bene che decenni di politiche estere disastrose (non solo la Siria) e di profonde contraddizioni e ambiguità presentano il conto, un conto che per l’ennesima volta si vuole saldare facendo la guerra e rinfocolando sentimenti nazionalisti (la grandeur della Francia, i monumenti illuminati coi colori della bandiera) o meglio nazionalpopolari e convenzionali, in una messinscena intrisa di sostanza ideologica basata sulla nostra indiscutibile superiorità (non a caso nell’articolo si legge che Fallaci aveva previsto tutto. La Fallaci??? Bell’esempio – con tutto il rispetto – di equilibrio e lucidità). Il cabaret occidentale che si ripete tutte le volte fa un po’ pena: di quei poveri morti si dovrebbe finalmente sentire la responsabilità, ammettendola, piuttosto che fermarsi all’oggi (la Siria è solo l’ultimo tassello). I governanti per primi, la televisione e anche la stampa embedded semplificano e coltivano la genesi del nemico, mentono di continuo, ma chi come Freccero osserva le persone comuni da lontano si convince che quei media e quei leaders politici ci rappresentino e che siano realmente capaci di influenzare le nostre opinioni. No, per fortuna no, ormai sappiamo che la rappresentazione della realtà ci propone il verosimile e non il vero e sappiamo anche che l’industria della Paura serve a togliere democrazia dovunque, anche qui da noi. “In televisione ha prevalso un genere consolidato di successo: la mozione degli affetti, la cronaca come spettacolo atto a colpire la pancia e non la testa degli spettatori”: fa veramente specie che sia proprio Freccero a co-firmare questo articolo. Lui che si complimentava poco tempo fa su Il Manifesto per la foto di Aylan definendola riuscitissima dal punto di vista mediatico? Mah, non ci si crede, memoria corta e doppia morale a gogò.

  • MarcoBorsotti

    Due cose mi colpiscono nell’articolo. La prima é il mettere insieme tante cose senza realmente dire nulla di originale e contundente, la seconda é la mancanza di ogni riferimento all’ideologia dell’ISIS per capire la sua sorprendente attrattiva, limitandosi invece a ripetere il pur vero fatto dei finanziatori turchi ed arabi e le complicità occidentali. I giornali e più in generale l’informazione, ma di questo ormai non ci si dovrebbe più stupire, sono al servizio di una vera e propria disinformazione, ma volendolo esistono fonti serie dove trovare analisi ed dati per capire chi siano coloro che militano nel Califfato, come operino, perché facciano presa su una gioventù emarginata che non vede futuro. Forse qualcuno del Manifesto potrebbe prendersi la briga di leggere gli atti di un convegno convocato quest’anno dall’ISPI di Milano che sono accessibili in rete gratuitamente al sito dell’ISPI sotto il titolo Twitter Jihad. Leggerli farebbe bene e scriverne dopo aiuterebbe molti a capire.

  • Federico_79

    Ovviamente il riferimento alla Fallaci era ironico. E poi c’e’ una bella differenza fra la pubblicazione della foto di un bambino profugo morto e le inchieste morbose sugli attentati: la prima scelta spinge a sinistra, la seconda a destra.

  • Fabio Costantini

    Musulmano si scrive con una esse! Mi è capitato un sacco di volte in questi giorni di leggere “mussulmano” ma da voi non me l’aspettavo proprio!

  • luigi carroccia

    Concordando in pieno con quanto detto dal Dr. Borsotti, tuttavia, non essendone meravigliato,chiederei a Freccero come mai di fronte allo spione Luttwak non abbia avuto la stessa “audacia lessicale”. Se e’ vero che le fonti sono importanti in una discussione seria allora vi invito a leggere http://www.voltairenet.org/article189009.html.
    Qualcuno certamente taccerà di “complottismo” questa ed altre illuminanti analisi che questo sito pubblica! Tuttavia se per avere un quadro più chiaro della situazione e’ necessario ricorrere anche a ciò che questi “complottisti” vaneggiano, che ben venga. Chiudo con una semplice domanda: ma il nostro toscanello ignorante e spavaldello chi lo consiglia?
    Siamo sicuri che un merchandiser fallito, un ministro senza peso e una stagista alle NU sappiano tutelare i nostri interessi geopolitici e contestualizzarli nello scenario presente?
    Questa pseudo democrazia che porta gli ignoranti non eletti al potere dove ci sta portando?
    Dove siete giornalisti?

  • http://nienteslogan.altervista.org/ mila mercadante

    Bene, non ho saputo cogliere l’ironia sulla Fallaci, ma riguardo alla differenza che tu fai tra i diversi modi di parlare alle nostre pance devo dire che ti dai la zappa sui piedi da solo: vorresti dire che se le pance ascoltano parole “di sinistra” va tutto bene e se invece ascoltano parole “di destra” (tutta la stampa e tutte le televisioni e tutti i governanti, dunque) va male? La campagna mediatica che è stata fatta dopo la decisione della Merkel di accogliere i siriani era falsa, falsata e cieca, non era di sinistra se non per il mero fatto di abbracciare la causa dei profughi. Il problema è che è stato montato tutto a favore di progetti politici ed economici che tendono a fare di noi tutti (profughi ed europei) merce ambulante per il mercato del lavoro, merce a basso costo da prendere quando serve e da licenziare quando non serve più, merce che presto sarà pronta ad accettare ogni condizione per poter lavorare. Ripeto: si fanno due pesi e due misure per tutto, perfino per la jihad, visto che si parla da mesi di jihadisti moderati e non, laddove i moderati sarebbero i combattenti che vogliono rovesciare Assad, il mostro di turno, il cui governo praticamente è l’unico rimasto in piedi da quelle parti.

  • http://nienteslogan.altervista.org/ mila mercadante

    Noi lettori siamo convinti che su Il Manifesto vi siano moltissimi collaboratori con la vista lunga e grandi capacità analitiche, altrimenti se la maggior parte degli interventi fosse del tenore dell’articolo qui sopra smetteremmo di leggere questo giornale, non fosse altro che per noia.

  • Federico_79

    Ciao Mila.
    Personalmente, si’, penso che parlare alla pancia, ovvero suscitare emozioni, vada bene se queste emozioni sono dirette a sinistra. Perche’ no? L’ essere umano non e’ sola testa.

  • Liliana Boccarossa

    Ieri Dinucci, oggi Freccero-Strumia, ma che diamine è e da dove viene la “strategia del caos” attribuita agli Usa?
    – Riassumendo: il caos non è il risultato non previsto di politiche sciagurate (degli Usa), ma lo scopo voluto di queste politiche costruite ad hoc.
    – Lasciando ad altre/i la storia del concetto (matematica e fisica con poi applicazione in altri campi), riferimenti alla strategia Usa del caos si sono moltiplicati negli ultimi tempi da parte di Thierry Meyssan (guru del “complottismo”) sul sito Réseau Voltaire (vice presidente un dirigente del partito nazional-socialista siriano al governo con Assad, e finanziamenti russi, siriani, iraniani…, e sito in cui da anni sono pubblicati gli articoli di Dinucci).Ed in particolare in “La cecità dell’Unione Europea di fronte alla strategia militare degli Stati Uniti” Thierry Meyssan DAMASCO (SIRIA) | 27 APRILE 2015.

    Ne vogliamo parlare apertamente e politicamente? O ci va bene una visione che considera gli immigrati strumento usato volutamente dagli Usa contro il proletariato europeo e dunque da respingere, come già filtra in giro nella “sinistra antimperialista”? Della serie la talpa dell’alleanza rossobruna continua ad avanzare. Anche sul manifesto.

    P:s: Da quando i russi bombardano in Siria, Meyssan (realpolitik oblige!) ora distingue tra un Obama “buono” e americani “cattivi” (oligarchi, servizi…). Ma Dinucci non si è ancora aggiornato….

  • http://nienteslogan.altervista.org/ mila mercadante

    Caro Federico, da qualche anno mi faccio una domanda. che cosa si intende ormai per sinistra? Non ci possiamo mica accontentare di parvenze, di questi tempi! Per non fare notte mi soffermo solo sulla a questione accoglienza profughi: come si può accettare che la sinistra non affronti la questione dei salari? Merkel (laureata in fisica quantistica, dunque molta testa e pochissima pancia) raccatta forza lavoro a basso costo, null’altro. Qui l’umana solidarietà non c’entra niente e basta aprire gli occhi per vedere che non c’entra niente. La forza lavoro a basso costo o la si va a cercare investendo nei paesi dove i salari sono molto bassi oppure la si importa. Chi arriva qui dopo viaggi terribili (nessuno glieli agevola, quei viaggi, e quindi si continua a morire sia se si resta a casa sia per raggiungere l’Europa) trova crisi economica e la crisi significa emergenza e l’emergenza significa che ti fanno accettare tutto pur di risolvere in fretta i problemi che la UE stessa (non da sola) ha prima provocato e poi ignorato troppo a lungo. Il risultato è e sarà la concorrenza al ribasso, e l’allineamento al modello statunitense per la gioia delle imprese e del mercato a tutto discapito delle persone, di ogni colore, noi compresi. C’è un immane conflitto di interessi tra capitale e lavoro e tra euro e lavoro che la sinistra non vuole analizzare, per cui parla alle pance e coltiva illusioni. Vedi bene che così facendo se ne muore, e a me non fa piacere.

  • europeista

    Possiamo fare a meno di queste ridicole pedanterie? Oltretutto mal fondate. Date un’occhiata alla Treccani: http://www.treccani.it/vocabolario/tag/musulmano/ e troverete: musulmano (o mussulmano) agg. e s. m. E la Treccani non è proprio l’ultima arrivata in materia di lingua italiana!!!

  • europeista

    Certo sono sospetti ben fondati; questo ISIS o meglio Califfato nato improvvisamente dal nulla eppure ben armato e organizzato. Chi ne ha finanziato la nascita? Arabia Saudita? Emirati? Turchia? Tutti alleati degli USA in effetti. Ed è fortissimo il sospetto che tutto rientri in una strategia USA (e forse anche israeliana) volta a seminar zizzania tra i paesi musulmani e tra i paesi europei (attacco all’Euro con le agenzie di rating e la crisi finanziaria e a Schengen con l’invasione dei migranti e il terrorismo) all’insegna del buon vecchio “Divide et impera” (che equivale al vostro “Strategia del caos”). Ma ne siamo proprio sicuri? La teoria è verosimile, ma verosimile non è lo stesso che verificata.

  • Liliana Boccarossa

    Cara Mila,

    – L’origine storica della parola “sinistra” (che tra l’altro semanticamente in francese è “maldestra” -gauche- e in inglese “abbandonato/a” -left-…) è del 28 agosto 1789 all’assemblea nazionale francese in un dibattito sul diritto di veto del re nella futura costituzione, I rappresentanti del popolo contrari chiamando chi la pensava come loro a raggrupparsi a sinistra della sala.

    – Quello che scrivi sul capitalismo e la crisi è sacrosanto ma è prerogativa del solo mondo “occidentale” o un fenomeno planetario? Ovvero Russia o Cina sono oggi modelli alternativi coi quali dobbiamo allearci per sconfiggere quello americano? Personalmente non lo penso e non sono nemmeno d’accordo con chi pensa che anche se fanno schifo l’importante è prima fare fuori la potenza americana e poi magicamente si riapriranno magnifiche e progressive sorti per il proletariato.
    Personalmente preferisco il “proletari/e di tutto il mondo unitevi” al tifare per un imperialismo contro un altro., con popoli massacrati e oligarchi -di tutto il mondo- sempre più ricchi. Sopratutto quando tra i tenenti dell’antimperialismo solo antiamericano si trovano insieme vecchi stalinisti e fascisti uniti nel rimpianto delle dittature ma finora divisi sull’immigrazione. Divisione che però la teoria della strategia del caos americana ha già cominciato a distruggere, giustificando la non solidarietà con profughi e immigrati con il loro essere strumenti voluti e usati dagli Usa per distruggere ogni velleità di indipendenza dell’Europa. E con l’internazionalismo definitivamente abbandonato per la chiusura ognuno nella logica di Dio, patria, famiglia… BLEURK!

  • europeista

    Più realista del re, ovvero più pedante della Treccani! Dal sito web della Treccani infatti copio e incollo: “musulmano (o mussulmano) agg. e s. m. [dall’arabo-pers.
    muslimān, plur. di muslim «aderente all’Islam»]. – 1. agg. Di ciò che
    appartiene alla religione, alla civiltà, al pensiero islamici: le
    dottrine m.; la cultura m.; usi e credenze musulmane.”

  • Fabio Costantini

    Non tutti i dizionari sono concordi a riguardo: nel mio il termine “mussulmano” è riportato come arcaico o errato e come tale l’ho sempre conosciuto. A me suona un po’ come una storpiatura, tipo “ebbreo”; comunque amen, se proprio vi piace, mussulmano sia. Sarò anche stato pedante ma per me le parole hanno ancora una loro importanza, soprattutto quando denominano i soggetti di un dialogo tra culture.

  • Bruno Gualco

    L’articolo è uno dei contributi più intelligenti, su come ragionare il presente, che mi sia capitato di leggere ultimamente. Certo non si cita Sinistra Italiana e Tsipras ma il caos non tiene loro in nessun conto:forse dei “marxisti” dovrebbero capirlo.
    I commenti invece sono o manichei o semplicemente ottusi. Se questi fossero gli unici attuali lettori del Manifesto smetteremmo di leggere del tutto questo giornale.
    Bruno Gualco

  • http://nienteslogan.altervista.org/ mila mercadante

    Concordo con te, non si tratta di scegliere tra un imperialismo e un altro, né di schierarsi con una potenza “alternativa”. Si tratta di partire dall’assunto che il mondo globalizzato si divide in due: gli Stati industrializzati e quelli che non lo sono, potremmo chiamare le due “fette” nord e sud. Detto questo, me la prendo con gli USA per il semplice fatto che avendo ereditato lo scettro occidentale, fino a prova contraria sono loro il nostro modello di riferimento. E’ un modello che che ha perso molto ma proprio molto del suo appeal, e per un’infinità di ragioni. Non volevo parlare di questo, ma il tuo commento mi porta se non altro a condividere con te almeno un paio delle ragioni per le quali imitare quel modello ci fa male: la prima ragione è il welfare, il mio pallino, la mia fissazione. Gli Stati Uniti d’America lo hanno praticamente inventato, e dal 1935 al 1995 esso ha fatto degli States il paese delle pari opportunità e della tutela dei più deboli, il paese in cui tutto era possibile, anche se nascevi in una famiglia povera. Dal 1995 – anno in cui il welfare è stato cancellato – tutto è cambiato. Ora noi europei stiamo percorrendo la medesima strada. Non solo: se dovesse andare in porto il famigerato TTIP noi accetteremmo di adeguarci a tutte le regole americane rinunciando a 6 degli otto punti della normativa ILO (organismo dell’Onu) sul lavoro (che da noi è più tutelato), rinunciando alla bontà delle nostre normative in vari settori, come per esempio il chimico, il farmaceutico
    e l’agroalimentare, senza dimenticare il settore della proprietà intellettuale.
    Noi ci avvaliamo del principio di precauzione, di leggi che tutelano in maniera generalmente migliore rispetto agli USA la salute delle persone e l’ambiente ed abbiamo anche quella meraviglia che è la denominazione di origine controllata, mentre negli Stati Uniti tutto questo non solo non esiste ma vige la regola secondo cui qualunque rischio è sempre secondario ai profitti. Tutti i prodotti provenienti dall’Europa potranno circolare liberamente negli USA e i prodotti USA potranno circolare liberamente in Europa, che bello! In tal modo un pesticida cancerogeno prodotto negli States che oggi è vietato in UE, domani sarà distribuito normalmente anche qui. Lo stesso vale per i farmaci, o per gli OGM. Le privatizzazioni coinvolgeranno tutti i servizi, comprese acqua, elettricità, salute e istruzione. Quello che Luciano Gallino definisce “finanzcapitalismo” si è riversato dappertutto come una colata lavica, come una gettata di cemento che ci ha imbalsamati. La deregolamentazione del lavoro e dei mercati è parte di un meccanismo che non ha niente di moderno e di democratico. Cosa c’è di democratico
    nel perseguire l’impoverimento delle masse sottomettendole a un modello unico che viene spacciato come il migliore? Senza stato sociale e con la precarizzazione sistematica del lavoro l’uomo è straniero a casa propria: l’identità non si può realizzare laddove ci si adopera per negarla.

  • O. Raspanti

    Ho un grande rispetto per Carlo Freccero e Daniela Strumia, ma trovo questo articolo confuso e superficiale.

    Non entro troppo nel merito, ché ci vorrebbero paginate per affrontare in maniera complessa e completa un soggetto del genere, però mi permetto di avanzare alcune osservazioni.

    La prima è sulle parole (sulla stregua di Fabio Costantini, qui sotto). Antisemita, guarda caso, non significa quello che la maggior parte degli analisti e politici lasciando intendere e cioè non è un sinonimo, sic et simpliciter, di anti-ebraico.

    In effetti il termine è stato utilizzato per la prima volta dallo storico e filologo tedesco August Ludwig von Schlözer, alla fine del XVIII secolo. E in seguito utilizzato dai linguisti, soprattutto tedeschi, per indicare un gruppo di lingue (dico bene lingue e non razze) appunto semitiche, fra le quali figura l’ebraico e l’arabo. Semiti, linguisticamente, sono quindi sia gli arabi che gli ebrei (per non parlare dei fenici). Non c’è, all’origine, alcuna componente razziale, che sarà introdotta fra la fine del XIX sec. e gl’inizi del XX, da quegli intellettuali e scienziati (antropologi, sociologi, medici…) che appunto contribuiranno, seppure talvolta in maniera indiretta, alla nascita delle ideologie nazi-fasciste.

    Quindi, ripeto, non ha affatto senso parlare di antisemitismo, sottintendendo il rigetto esclusivo degli ebrei: da questo punto di vista ebrei e arabi appartengono alla stessa famiglia linguistica.

    Nell’articolo è questione di amalgama: amalgama fra islamisti e islamici. Ora, il governo francese e tutte le alte cariche dello stato, si sono pronunciate molto chiaramente contro una simile confusione. Lo stesso primo ministro, Manuel Valls (che non amo affatto), ha dichiarato, in maniera perentoria, davanti alla Camera dei Deputati, che non accetterà in nessun modo una simile amalgama. L’obiettivo del governo francese non sono i musulmani, ma i terroristi di Daech, che peraltro fanno migliaia di vittime fra gli stessi musulmani considerati dei tiepidi e degli apostata (la documentazione in merito è sterminata, come giustamente notato da Marco Borsotti qui sotto).
    Ciò che animava Oriana Fallaci era invece del semplice antisemitismo : era profondamente e pervicacemente antimusulmana (se l’allusione alla Fallaci è ironico, per me è quanto mai dubbio: avrebbero dovuto scrivere la frase altrimenti).
    Come si può, seriamente, mettere sullo stesso piano, le dichiarazioni e gli atti del governo francese e le farneticazioni razziste della Fallaci, a meno, appunto, di non ricorrere (mi riferisco ai media) alla manipolazione attraverso l’amalgama ?
    C’è stata qualche reazione “scomposta” da parte di cittadini francesi contro dei musulmani (registro degli avvenimenti di questo genere in Bretagna, a Marsiglia e nel Pas-de-Calais), ma sono episodi isolati e rigettati dal resto dell’opinione pubblica.
    Per ragioni professionali, in questi giorni fatidici, ho soggiornato a Torino, Lione e Parigi, e non ho rilevato alcuna “amalgama” nei confronti dei cittadini usciti dall’immigrazione, né direttamente, né rilevati dai media.

    Per quanto riguarda poi l’affermazione che Daech è una creatura americana sfuggita di mano, ebbene non c’era bisogno di Hillary Clinton, per saperlo.
    La situazione attuale del Medio e Vicino Oriente è senza alcun dubbio il risultato della Seconda Guerra del Golfo e per certi versi dell’intervento francese (ed alleato) in Libia (nonché della cecità e criminalità del governo di Bachar el-Assad). Una parte importante dei dirigenti di Daech è costituita da ex-quadri del decaduto partito Baas di Saddam Hussein.

    A questo aggiungerei anche le considerazioni di una specialista del soggetto, Nama Vanier, che da 6 anni vive fra Afganistan, Libano e Turchia, la quale fa notare che contrariamente ad un preconcetto, molti djihadisti europei provengono dalle classi medie e non dai settori più poveri e fragili della società (che sono invece più prossimi del salafismo).

    È possibile conservare un minimo di lucidità e non confondere musulmani e islamisti, lotta per la difesa dei principi democratici e razzismo “fallaciano”, retorica mediatica e dichiarazioni ufficiali delle autorità della Repubblica Francese ?

    ps.: ah, contrariamente agli autori dell’articolo, ho particolarmente apprezzato l’intervento di Étienne Balibar pubblicato ieri: ironia della sorte, ancora contrariamente agli autori dell’articolo, è un intellettuale col quale mi trovo sovente in disaccordo.

  • Roberto Bisanti

    Ho segnalato quest’articolo perchè è semplice nella sua logica. Nello tsunami mediatico un goccia di buon senso. Proprio il buon senso sembra perduto. Tutti: giornali, televisione, radio, social, ci hanno detto con mature argomentazioni che abbiamo … ovvero hanno sbagliato. In Irak, Libia, Afganistan, Pakistan, ora Siria. Gli USA hanno sbagliato; con tutto il loro potenziale di intelligenze, università, consulenti, hanno sbagliato; Blair ha sbagliato, e se ne scusa anche (migliaia di morti e lui serafico si scusa, noblesse oblige). Alcuni di noi invece, dopo qualche sbandamento del ’91, hanno previsto quello che sarebbe successo (con mostruosa intelligenza direbbe Fantozzi). Delle due l’una, o siamo governati da una confraternita di imbecilli, oppure … oppure … questo casino è ciò che volevano (Freccero e Strumia la chiamano ‘strategia del caos’) ed allora Il buon senso nomn può che dirci che tutta questa retorica mediatica serve solo a confondere, dissimulare; na immensa presa per il … (direbbe sempre Fantozzi). Ora dicono che dobbiamo andare alla guerra, alzare il livello della sicurezza, limitare le libertà, mentre il buon senso ci dice che non potremmo mai presidiare, tutti i cinema,ristoranti, bar, circoli, stadi, milioni di esercizi e ritrovi delle nostre città. Possiamo presidiare solo quelli che dichiarano obiettivi sensibili mentre Parigi ci dice però che non sono gli obiettivi sensibili ad essere sotto attacco; dunque …? Il buon senso, quello comune, ci dice che le risposte non sono bombe, né limitazioni delle libertà e stato d’assedio. Il buon senso dice che servirebbe chiudere i paradisi fiscali, monitorare e intervenire sulle transazionifinanziarie e sui movimenti di denaro, togliendo ossigeno a chi guadagna dallo spargere terrore e morte e nel dichiarare lo stato d’assedio; e insieme portare nel mondo più giustizia sociale, istruzione e salute. Certo forse qualche ricco soffrirebbe un po’ a perdere uno dei cento castelli che n’aveva, ma sarà per un buona causa. Questo chiede il buon senso. Se questo non faranno, come finora non hanno fatto, se ancora moltiplicheranno i fronti di guerra e caos, distruggendo intere comunità e pezzi di società civile, scacciando milioni di persone dalle loro case, creando vaste aree di sofferenza e disagio, anche nel cuore delle nostre città, dove meglio fermenta rabbia, odio, frustrazione; mentre radio, giornali, TV continueranno a inondarci con il solito ipocrita contrappunto di buonismo o retorica; allora … allora, il buon senso continuerà a dirci che quello che raccontano non è vero, che non vogliono davvero combattere i sacerdoti dell’oscurità, anzi li creano e se ne servono per obbligarci al silenzio e continuare così i loro grandi affari. Che poi la si chiami strategia del caos made in USA, come dice Freccero e Strumia o in qualche altro luogo tra Wall Street o la City, la sostanza non cambia Cordiali saluti

  • gts-r

    La sinistra dovrebbe essere solidale con i profughi e anche con gli immigrati ma capire che è molto conveniente per i nostri datori di lavoro, e non per gli USA, che in questo caso non c’entrano niente se non come modello a cui i nostri governanti si rifanno, ottenere mano d’opera a basso costo e diminuire così il costo del lavoro (cfr. la teoria dell’esercito industriale di riserva di Marx).
    Tutto questo non indebolisce l’Europa come potenza, anzi la rafforza nei rapporti internazionali (ecco perché la teoria del complotto USA è insensata) chi viene indebolito da questo fenomeno sono i lavoratori e la classe media.

  • http://nienteslogan.altervista.org/ mila mercadante

    Beh, che gli USA non c’entrino niente con il processo di americanizzazione dell’Europa non lo direi. Beninteso, non sono loro che bisogna biasimare (il più forte s’impone sempre, è fisiologico) ma i nostri governi. Il “dominio” politico, economico, militare e anche culturale è palese, e i trattati TTIP, TISA e CETA non li abbiamo proposti noi a loro.

  • gts-r

    Sono d’accordo su questo, nel commento precedente mi sono spiegato male: intendevo dire che gli USA non c’entrano nulla con i nostri flussi migratori, il lavoro a basso costo è un fenomeno che rafforza la nostra classe dirigente e imprenditoriale (ma indebolisce i lavoratori e la classe media), quindi la teoria secondo la quale gli USA vorrebbero “inondarci” di immigrati per indebolirci non ha senso.