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Rovesci d'Arte

Zidane e Materazzi al Pompidou

La testata di Zidane a Materazzi, quella del campionato di Germania 2006 e che in fondo costò la finale alla Francia, è ora un grande monumento in bronzo assai provocatorio che campeggia davanti al Pompidou (fino al 7 gennaio). Ma perché immortalare quel gesto che fece la storia del calcio su un momento di emotività mal repressa (Zidane, l’ex calciatore di origine algerina) e su sentimenti anti-sportivi e piuttosto razzisti (l’azzurro Materazzi)? L’opera potrebbe sembrare un semplice divertissement, anche di cattivo gusto se non fosse che il suo autore è l’artista (algerino appunto) Adel Abdessemed, abituato a scioccare il pubblico con opere ad effetto, per esempio lo scheletro Habibi, gigantesco e inquietante che abbiamo visto esposto anche nel giardino antistante il Maxxi, il filo spinato di Wall Drawing che rimandava alla reclusione di Guantanamo e alle divisioni territoriali. Abel non è un artista come gli altri. I suoi “soggetti” sono sempre pesanti, politici, conflittuali. “Ho ricevuto la violenza di quel gesto dallo schermo in pieno viso. Ho voluto mostrare le ombre degli eroi e dare l’idea di un destino ineluttabile”. I disastri della storia permeano tutta la produzione di Abdessemed, classe 1971, radici a Constantine, vive e lavora a Berlino dopo essere stato a lungo a New York. Dal 3 ottobre sarà protagonista di una grande personale al Pompidou. Titolo: Adel Abdessemed, Je suis innocent