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losangelista

Woody Allen: Ombre e Nebbia

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La risposta di Woody Allen alle accuse reiterate la scorsa settimana dalla figlia Dylan prolunga ulteriormente una storia squallida che molti preferirebbero archiviare e cui sono invece costretti a presenziare controvoglia come astanti di una litigata famigliare in un locale pubblico.  Certo dopo l’intervento della figlia ospitato sul New York Times da Nicholas Kristoff, una risposta del regista era diventata obbligatoria  e Allen l’ha data tentando di modulare un tono fra difesa razionale, e indignata controaccusa.

Allen ha soprattutto ribadito la sua versione di una Mia Farrow squilibrata dalla gelosia per il  rapporto nato fra il regista e la di lei figlia adottiva,  Soon-Yi, una amarezza che l’avrebbe indotta strumentalizzare Dylan, la figlia di 7 allora di anni,  in un complotto calunnioso conto lex compagno. La tesi e’ plausibile , pur  se non di per se una automatica assoluzione. Ma Allen sottolinea come le autorita’ giudiziarie incaricate delle indagini al tempo delle prime accuse, non abbiano ravvisato gli elementi per formalizzarle, e questo e’ un dato di fatto. Poi allarga l’argomento alla “malevolenza” della ex compagna, deride le obiezioni di quest’ultima  alla differenza di eta’ fra lui e Soon-Yi quando lei stessa si era messa con un anziano Frank Sinatra all’eta’ di 19 anni.  A proposito di Sinatra cita le recenti dichiarazioni della Farrow secondo cui il loro figlio Ronan sarebbe “plausibilmente’ figlio proprio di Sinatra, nota gli occhi azzurri dell’interessato e si lamenta in questo caso di avere pagato pure gli alimenti per  il ragazzo.  Si addentra ancora nel merito delle accuse e sembra momentaneamente sconfinare in un copione di un suo film, negando di aver potuto  molestare la figlia “in soffitta” perché “sono notoriamente claustrofobico”.

Insomma un intervento da un lato molto convincente e dall’altro sintomatico di un infelice rapporto fra due ex amanti. In realta’ si tratta di una partita impossibile da vincere per tutti. Le accuse di abusi su bambini sono una cosa angosciante, eventi distruttivi in cui non esistono “buone” verita’ e ogni possibile opzione e’ velenosa, che sia  l’atto, impensabile, di un’effettiva violenza, o quello altrettanto odioso della distruzione di una reputazione con la peggiore delle diffamazioni. In entrambi i casi un gioco al massacro in cui nessuno si puo’ salvare. Allen ne e’ cosciente nella sua risposta, e allo stesso tempo non ha scelta nell’affrontare un secondo processo, come si dice, nel tribunale della pubblica opinione.

Benche’ sia altrettanto futile tentare di “aggiudicare” la contesa,  il pubblico si e’ comunque  spaccato  fra innocentisti – o quantomeno giustamente garantisti –e colpevolisti. Che la divisione veda in gran parte contrapposti uomini e donne, come conferma la scansione di un qualunque forum di commenti, da una ulteriore dimensione ad un dibattito che sullo sfondo ha chiamato in causa nozioni di patriarcato ed elementi di  femminismo. Tutto ingigantito  dall’opera di Allen quella filmografia che come e’ noto e’ una lunga disquisizione in prima persona sui temi di fedelta’ coniugale , nevrosi sessuali e l’attrazione verso ragazze molto piu’ giovani del personaggio-Allen e dei suoi  surrogati. E’ su questo che si sono concentrate molte delle  critiche piu’ feroci , le perentorie dichiarazioni di colpevolezza dato che “uno cosi’ non puo’ che averlo fatto”. Un ondata moralista che condanna Allen non per un crimine, non a prescindere dalla sua espressione artistica ma proprio in quanto i suoi film sarebbero un apologia di immoralita’. L’eta’ delle giovani protagoniste dei i suoi film da  Juliette Lewis a  Mira Sorvino a Mariel Hemingway vengono recitate come se da sole costituissero capi d’accusa in un tribunale sulla morale.

Intanto siccome per il cinema e’ stagione Oscar, a Hollywood la vicenda e’ inevitabilmente diventata ci una questione “politica”  – alla fine per questa torbida storia rischia di pagare  l’ultimo film di Allen, il bel Blue Jasmine e soprattutto la sua bravissima interprete, Cate Blanchett. Fino a poco fa l’attrice australiana era avviata vero un inevitabile statuetta dorata ma  improvvisamente non e’ piu’ cosi sicuro. Il suo Oscar rischia infatti  di trasformarsi in un plebiscito sulla “correttezza artistica” che Allen quasi sicuramente perderebbe.