closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
losangelista

Wisconsin e California: lampi del temporale venturo

La vittoria la scorsa settimana del governatore antisindacale Scott Walker in Wisconsin e il referendum che contemporaneamente a San Diego e San Jose a “furor di popolo” ha decurtato le pensioni degli impiegati municipali sono solo le ultime avvisaglie de movimenti tellurici che, sotto il radar una classe politica ignara o incapace di far fronte ad una realta’ irriconoscibile, stanno ridisegnando contorni  ed equilibri politici nelle democrazie occidentali. Naturalmente c’e’ un elemento di strumentalizzazione dei repubblicani che finanziano e pilotano l’attacco alle union per indebolire l’organizzazione democratica – vedi i fiumi di dollari dirottati in Wisconsin dai fratelli Koch. Ma ridurre l’analisi ai termini di una  strategia politica  “classica” non tiene conto delle faglie trasversali sempre piu’ evidenti su un terreno politico ridisegnato dalla crisi strutturale del tardo capitalismo. E’ un fenomeno che con l’aggravarsi della recessione si replica in una lista sempre piu’ lunga di paesi occidentali, sintomo di una transizione senza sbocchi evidenti. In America come in Europa l’esasperazione contro un establishment delegittimato dilaga e sfocia nei Tea Party, Pirati, Indignati, Grillini, Occupy,  col pericolo sempre imminente di sbocchi piu’ biechi e viscerali. Populismi insomma, antipolitica, ma il riduttismo e il paternalismo sono poco produttivi. I movimenti sono frutto di una rimozione sempre piu’ marcata del processo democratico dalla gente che paga la crisi sulla propria pelle: l’attacco al potere costituito – anche a quello delle opposizioni – e’ giustificato e enecssario. Per quanto pilotato o strumentalizzato il furore antisindacale espresso in California e  Wisconsin e’ il sintomo di una disperazione crescente dei diseredati che dirigono una rabbia comprensibile verso le cittadelle del “privilegio” sopravvissute alla decostruzione dello stato sociale,  compresi in questo caso i sindacati degli impiegati pubblici, percepiti come corporazioni di privilegio in una relata’ contemporanea dove  sistemici sono la delocalizzazione, il part time e il precariato. Nel contesto di polarizzazione della ricchezza,  le forze di un liberismo crepuscolare sono riuscite a ridefinire le conquiste sindacali come anacronismi di un secolo lontano e su questa strategia  (sulla cooptazione ad esempio del Tea Party come forza di sfondamento elettorale) continueranno a puntare per favorire finanza e corporation.  Per contrastare l’offensiva concertata dai conservatori,  Obama, come le sinistre europee,  dovra’ articolare una difesa razionale del welfare state e dell’economia keynesiana ma anche riuscire ad aprire un dialogo con gli elementi della protesta “antipolitica”, cioe’ non riproporre solo vecchi schemi  – ad esempio il corporativismo sindacale – ma riuscire a formulare un progetto capace di includere localismo, ambientalismo, decrescita e si’, anche flessibilita’ “virtuosa” del lavoro  – tutto questo mentre l’austerity continua ad alzare il livello di tensione sociale.