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losangelista

Wisconsin e California: lampi del temporale venturo

La vittoria la scorsa settimana del governatore antisindacale Scott Walker in Wisconsin e il referendum che contemporaneamente a San Diego e San Jose a “furor di popolo” ha decurtato le pensioni degli impiegati municipali sono solo le ultime avvisaglie de movimenti tellurici che, sotto il radar una classe politica ignara o incapace di far fronte ad una realta’ irriconoscibile, stanno ridisegnando contorni  ed equilibri politici nelle democrazie occidentali. Naturalmente c’e’ un elemento di strumentalizzazione dei repubblicani che finanziano e pilotano l’attacco alle union per indebolire l’organizzazione democratica – vedi i fiumi di dollari dirottati in Wisconsin dai fratelli Koch. Ma ridurre l’analisi ai termini di una  strategia politica  “classica” non tiene conto delle faglie trasversali sempre piu’ evidenti su un terreno politico ridisegnato dalla crisi strutturale del tardo capitalismo. E’ un fenomeno che con l’aggravarsi della recessione si replica in una lista sempre piu’ lunga di paesi occidentali, sintomo di una transizione senza sbocchi evidenti. In America come in Europa l’esasperazione contro un establishment delegittimato dilaga e sfocia nei Tea Party, Pirati, Indignati, Grillini, Occupy,  col pericolo sempre imminente di sbocchi piu’ biechi e viscerali. Populismi insomma, antipolitica, ma il riduttismo e il paternalismo sono poco produttivi. I movimenti sono frutto di una rimozione sempre piu’ marcata del processo democratico dalla gente che paga la crisi sulla propria pelle: l’attacco al potere costituito – anche a quello delle opposizioni – e’ giustificato e enecssario. Per quanto pilotato o strumentalizzato il furore antisindacale espresso in California e  Wisconsin e’ il sintomo di una disperazione crescente dei diseredati che dirigono una rabbia comprensibile verso le cittadelle del “privilegio” sopravvissute alla decostruzione dello stato sociale,  compresi in questo caso i sindacati degli impiegati pubblici, percepiti come corporazioni di privilegio in una relata’ contemporanea dove  sistemici sono la delocalizzazione, il part time e il precariato. Nel contesto di polarizzazione della ricchezza,  le forze di un liberismo crepuscolare sono riuscite a ridefinire le conquiste sindacali come anacronismi di un secolo lontano e su questa strategia  (sulla cooptazione ad esempio del Tea Party come forza di sfondamento elettorale) continueranno a puntare per favorire finanza e corporation.  Per contrastare l’offensiva concertata dai conservatori,  Obama, come le sinistre europee,  dovra’ articolare una difesa razionale del welfare state e dell’economia keynesiana ma anche riuscire ad aprire un dialogo con gli elementi della protesta “antipolitica”, cioe’ non riproporre solo vecchi schemi  – ad esempio il corporativismo sindacale – ma riuscire a formulare un progetto capace di includere localismo, ambientalismo, decrescita e si’, anche flessibilita’ “virtuosa” del lavoro  – tutto questo mentre l’austerity continua ad alzare il livello di tensione sociale.

  • bozo4

    Espellere i crumiri clandestini no eh? Per il resto l’ articolo e’ illuminante.

  • Luca

    Tea Party, Occupy, Indignati, grillani, pirati,tutti nello stesso calderone: Populismi e antipolitica! Se questa è la densità di analisi..
    Fortuna che con il Manifesto, ogni venerdì, si trova in edicola Le Monde diplomatique! Nell’ultimo numero, ad esempio, si poteva leggere la prima parte di un reportage di Rafael Kempf, che analizzava il movimento americano “Occupy” e quello spagnolo “Democracia Real ya!” dopo Puerta del Sol confluito con altri nel 15-M ( per Celada: gl’indignati) con ben’altra densità e certo con minore supponenza.
    Forse che al Manifesto pensano che i lettori del web siano tanto diversi da quelli su carta? O addirittura che si accontentino di articoletti d’opinione, senza uno straccio di riferimento alle fonti da cui si attingono le cose che si scrivono?

  • luca celada

    Per la scarsa qualita’ dei contributi siamo certamente unici responsabili – ma mentre la disinvoltura e l’opinionismo dilagante sono vizi che hanno ridotto il giornalismo italiano al triste stato attuale, le opinoni sono invece il pane dei blog, le fonti del ‘post’ (non quindi articolo o tantomeno reportage) sono dunque unicamente i pareri dell’autore sgraziatamente esposti. Detto questo, il concetto di calderone era intenzionale. Cioe’ consideriamo – come ci sembra lo faccia anche Kempf – non casuale la simultaneita’ storica di movimenti svariati come Occupy o la primavera araba o si anche il Tea Party e i 5 stelle. E se c’e’ un dato comune pur in movimenti pur cosi’ svariati e’ che presi nell’insieme sono indizio di una profonda crisi di rappresentativita’. E di piu’: “l’antipolitica” e il “qualunquismo” di cui vengono sdegnosamente tacciati e di cui abbiamo avuto esperienza diretta nel movimento multiforme e variegato che e’ stato (e’?) Occupy in America, e’ forse una debolezza, ma e’ certamente la misura del fallimento della”politica” come e’ stata concepita fin’ora. Intendiamo sia il potere che la contrapposizione ad esso – quella che si chiamava l’ideologia rivoluzionaria. Presi assieme questi movimenti ci danno il senso di una transizione epocale ma non ancora di come le pulsioni che esprimono potranno concretizzarsi in una alternativa reale.

  • bozo4

    LA COPERTA DELLA SX / Celada fa outing a dire che esiste la flessibilita’ buona … io preferisco parlare di espellere i crumiri e poi tornare ai diritti sociali europei … scricchiolii come questi dicono che la coperta è stretta, se vogliamo tornare a vincere a qualcosa dobbiamo rinunciare. Secondo me ho ragione io, indizio: la via indicata da Celada rischia di essere un pò tipo blairismo, schröderismo, d’alemismo, obamismo — si è visto a cosa hanno portato.

  • luca celada

    Commento legittimo, Bozo – e illuminante in questo contesto dato che racchiude punti chiave dei due movimenti di sponda opposta, Occupy e Tea Party: diritti sociali e xenofobia.

  • Luca

    Ora è più chiaro.
    L’avevo capito che era intenzionale: è innegabile la simultaneità di quei movimenti. E’ vero pure che sono risposte (diverse) a una crisi di rappresentatività. Mi aveva però infastidito il fatto che la diversità non veniva nemmeno accennata. Un conto è sparacchiare su immigrati e omosessuali e tasse come fanno i Cinque stelle e i Tea Party, altro conto è provare a mettere in discussione il capitalismo come mi sembra facciano in Spagna e in Usa, per non parlare del Cile e delle primavere arabe che sono altre faccende.
    Comunque, se per scrivere questo blog le hanno imposto un limite di righe, ha tutta la mia solidarietà: essere sintetici e pure chiari è una cosa molto difficile.

  • bozo4

    Caro Celada, in questo momento di resa dei conti fra chi lavora e chi fa soldi dicendo agli altri che devono lavorare loro, ogni flessibilità del posto di lavoro salariato mi sembra oggettivamente una sconfitta dei progressisti.

    In generale invece, anche se personalmente non mi piace, in futuro sarebbe concepibile anche una eventuale proposta di “flessibilità di sinistra” del posto di lavoro. Soprattutto in abbinamento con uno stato sociale avanzato (es.: un modesto reddito di cittadinanza) credo che essa sia compatibile con modelli sociali realmente progressisti (“di sinistra” sembra essere diventato una parolaccia 😉 e realmente di rifiuto nei confronti dell’ assistenzialismo parassitario neoliberista col quale anche Blair Schröder etc ci hanno abbassato la media della qualità della vita.

    Diverso il discorso per le proposte di considerare la migrazione come una specie di diritto universale degli abitanti del pianeta. Questa idea è una bizzarra creatura guarda caso nata negl ultimi 20 anni dominati dal neoliberismo — mentre ad es. , neanche ai tempi in cui la Unione Sovietica era una speranza per gli schiavi del pianeta fu mai concepito un indiscriminato diritto di emigrare nella URSS, le espulsioni dalla quale erano provvedimenti all’ ordine del giorno eseguiti con durezza militare.

    Xenofobia ed espulsione di clandestini sono due cose diverse, anche se mutuamente compatibili.

    Dal punto di vista degli indigeni proletari, gli immigrati a bassa istruzione sono dannosi anche perché a causa della loro eccessiva voglia di lavorare e dell’ eccessivo appagamento consolatorio raggiunto con facilities per religiosità arcaica assicurate dalle oligarchie oppressive, abbassano i salari e il potere contrattuale dei lavoratori. E per lo stesso motivo appena gli immigrati si integrano sviluppando maggiore durezza contrattuale nei confronti dei padroni, è naturale che comincino a vedere con insofferenza l’ arrivo di ulteriori neoimmigrati.

    Più immigrati economici entrano, meno posto si troverà per profughi politici e profughi da climate change.

    Per questi e per altri importanti motivi, le migrazioni di massa mi sembrano un fenomeno globalmente e profondamente reazionario: io non conosco esempi in cui i Tea Party americani prendono posizione contro la immigrazione di massa negli USA, lei ne ha ? :-)