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Wikileaks, Onu critica gli Usa per il “caso Manning”

E’ scontro diplomatico tra l’Onu e il Pentagono per la sorte del soldato Bradley Manning. Il ministero della Difesa Usa ha infatti vietato il colloquio in carcere che il rappresentante Onu contro la tortura Juan Mendez aveva richiesto con la presunta talpa del caso Wikileaks. Manning, 23 anni, è detenuto dal maggio scorso nel carcere militare di massima sicurezza nella base di Quantico, in Virginia. Secondo le accuse quando era di stanza in IRaq come analista dell’intelligence militare ha passato ai server di Julian Assange i materiali riservati alla base del cablegate.

Mendez, un avvocato argentino che negli anni ’70 ha subito torture durante gli anni della dittatura, lavora come consulente indipendente per il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni unite (UNHRC). Stava cercando di ottenere un colloquio individuale in prigione con lui fin dallo scorso dicembre. Dopo il rifiuto opposto dal Pentagono, le Nazioni unite accusano gli Stati uniti di prevaricare le prerogative dei propri organismi internazionali.

Secondo i suoi avvocati, le condizioni di detenzione di Manning sono disumane. Il ragazzo è tenuto in cella di isolamento da solo per 23 ore al giorno. Per motivi di sicurezza deve dormire completamente nudo e non può trattenere nessun oggetto dietro le sbarre (libri, etc.). I controlli in cella, anche notturni, sono frequenti e  a distanza di poche ore l’uno dall’altro, così da privare il detenuto anche di un monte ore di sonno sufficientemente lunghe.

In una nota ufficiale, Mendez si è detto “profondamente insoddisfatto delle prevaricazioni del Pentagono” e dalla scarsa collaborazione del Dipartimento di stato. Entrambi i ministeri gli avevano assicurato in precedenza che avrebbe potuto parlare con Manning solo in presenza di un ufficiale americano e non su basi private e confidenziali come è prassi nelle ispezioni internazionali contro la tortura o i trattamenti inumani e degradanti.

La mobilitazione internazionale per il soldato Manning, seppur lentamente, intanto cresce: più di 250 avvocati e professori di diritto americani – incluso un insegnante di diritto costituzionale di Obama che ha servito nella sua amministrazione – hanno firmato una lettera di protesta contro il trattamento disumano e degradante a cui è sottoposto il soldato da quasi un anno.

Il caso divide anche la Casa bianca. Il mese scorso il portavoce di Hillary Clinton al dipartimento di stato P.J. Crowley  si è dovuto dimettere per aver definito on-the record “stupido” il trattamento del caso da parte del Pentagono. Mentre Obama ha assicurato che la gestione del soldato è “appropriata e in linea con gli standard degli Stati uniti”.