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losangelista

Welcome to Italy

immagini riportate da una ricerca Google per "Italian TV"

Stamattina servizio della autorevole National Pubic Radio americana a firma di Silvia Poggioli, corrispondente da Roma, sullo stato economico dell’Italia. Prendendo spunto dai collasso irlandese e la crisi spagnola il servizo domanda e esiste anche un’emergenza italiana. Dopo un sondaggio di economisti e esperti la risposta e’ “non proprio”,  in virtu’ della vocazione conservatrice italiana che ha evitato il crac del credito. Conclusione: gli Italiani sono diffidenti e risparmiatori per natura,  e questo ha in gran parte isolato il paese dall’indebitamento impazzito che ha inghiottito prima i mutui e poi la finanza americana. Ad orecchi americani suona come una paradiso di previdenza,  ma il servizio ricorda come il prezzo della ‘via italiana’ sia l’immobilismo, il gigantismo di un settore pubblico paralizzato, e il sacrificio di ogni prospettiva futura per i giovani,  fautori di un nuovo esodo che piu’ che  emigrazione e’ fuga disperata. Due giorni prima un’altra fotografia impietosa e accurata l’aveva fatta il New York Times per mano di Micahel Kimmelman il critico musicale inviato a coprire l’apertura della Scala. La prima e’  descritta come sommo evento mondano e imprescindibile rituale della buona societa’. Lungo excurusus sulla berlusconiade recente, compresa la vicenda del film di Michelle Bonev “imposto” a rai cinema e premiato per fiat a Venenzia. Kimelman, notata l’assenza dall’evento del pavido ministro della cultura, descrive  come “singolare” l’incuria per la cultura in un paese che piu’ di molti altri vi dipende per imagine e turismo (menzione obbligata qui dei crolli di Pompei). Un assaggio dell’immagine proiettata all’esterno e rilevata ormai a ripetizione da inviati stranieri. Un senso pero’ forse ancor piu’ compiuto dell’immagine profondamente metabolizzata dell’Italia,  e’ provenuto quest’anno da opere di fiction. Della pubblicita’ “write the future”  di Alejandro Gonzalez Iniarriutu per la Nike che inventa uno show italo-televisivo con showgirl, spaghettate e Bobby Solo in un “omaggio” a Fabio Cannavaro abbiamo gia’ detto qui. Ora anche Somewhere, il film d Sofia Copola vincitore a Venezia, utilizza la videocrazia italica come topos dello sprofondo dell’Italia minima e nazionalberlusconiana. Coppola, manda il proprio personaggio di attore esistenzialmente annichilito, in un interludio alieno a Milano per ritirare un telegatto con contorno di telecrioniste/veline di ordinanza.  E’ come se il personaggio gia’ di per se alienato fosse atterrato su un pianeta governato da regole assurde e incomprensibili fuori dalla sua atmosfera catodica. Welcome to Italy, specchio di Alice della modernita’.