closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Ceci n'est pas un blog

Weimar Journalism

Il primo post di questo blog fu proprio sui talk show di approfondimento politico nell’ottobre del 2014 e sul fatto che gli xenofobi fossero diventati degli opinionisti con cui dibattere. Pur non seguendo direttamente questi contenitori televisivi, al massimo riguardo i video in rete della performarmance dei protagonisti, tronfi nel pubblicarli sui propri profili FB, per farmi un’idea del pattume quotidiano che circola.

La nuova tendenza da un po’ di tempo a questa parte è l’andare a intervistare se non invitare direttamente gli esponenti del neofascismo italiano. Tutti ormai, tra un servizio e una ospitata in tv, hanno il loro democratico spazio. Del resto sono partiti politici, che pur definendosi tranquillamente e orgogliosamente fascisti, partecipano al grosso e rassicurante gioco democratico delle elezioni, che a quanto pare è l’atto che accerta “la presentabilità” di questi personaggi.

Quel che colpisce di questo neo voyeurismo fascista è, oltre al tempismo o all’opportunità politica, la assoluta assenza di critica. Non sono “inchieste” bensì veri e propri spot. Se aveva indignato l’aggressione al giornalista di Nemo da parte di un appartenente a un clan di Ostia, non indigna affatto che chi intreccia relazioni politiche con gli stessi possa produrre opinione politica nei salotti tv. Se la levata di scudi da parte della stampa, con tanto di manifestazione a Ostia, fosse stata minimamente onesta avrebbe dovuto fare i conti con ciò che quotidianamente producono.

L’altro giorno ad Agora Rai è andato in onda un servizio da Primavalle, in cui venivano intervistati i militanti di Forza Nuova, formazione assolutamente marginale, opaca nei finanziamento come ha denunciato l’Espresso settimane fa, che gode di poco consenso, autrice nell’ultimo anno di diversi blitz per fermare l’assegnazione di case popolari a famiglie di immigrati aventi diritto. Nel servizio “giornalistico” i militanti della suddetta formazione orgogliosamente neofascista han parlato di sostituzione etnica, ronde sui bus, di immigrati che rubano, di gender, tutto nell’assoluta assenza di critica o voglia di mettere minimamente in contraddizione “gli ospiti”. Ne esce fuori davvero un racconto romantico, di giovani italiani schierati in difesa dei propri simili, in una periferia romana che di problemi ne ha tanti ma che di certo non è la presenza degli immigrati.

Uno dei passaggi sintomatici è quando il prode difensore italico parla delle ronde sugli autobus “perché gli immigrati aggrediscono gli autisti” quando basterebbe un giro sulle cronache cittadine per imbattersi in romanissime aggressioni verso lavoratori/trici ATAC. Per non parlare dei casi in cui sono gli autisti ad aggredire gli immigrati. Chi intervista non interviene anzi la giornalista stessa parla “degli stranieri”come se il problema dei fascisti fosse la presenza “dello straniero” tout-court. Ma non ci risultano ronde fuori dagli alberghi del centro e nei luoghi popolati da stranieri-turisti, lo straniero nemico è solo “l’immigrato”, colui che accede ai nostri stessi servizi, che vive e lavora nella nostra stessa città e che funziona nella retorica del “prima gli italiani” slogan ormai diffuso tra tutti gli schieramenti della destra italica compresa quella “moderata”.

Primavalle come molte borgate romane è da sempre terreno di immigrazione. Ci si è solo spostati dal sud Italia a un po’ più a sud del mondo. Ma del resto scene simili le abbiamo viste anche questa estate con le ronde di quell’altra e ben più famosa organizzazione neofascista, che tanto piace a un pezzo del giornalismo democratico, schierata sulla spiaggia di Ostia nelle ronde contro “gli abusivi” (o vù cumprà come ancora vengono chiamati da una parte della stampa) che è assolutamente paradossale visto che il litorale di Ostia di abusivo ha proprio la maggior parte degli stabilimenti in concessione.

Singolare che in queste interviste, nel paese che ha fatto della legalità un totem, capace di farti prendere plebisciti impensabili a ogni elezione, ai suddetti non vengano mai poste domande imbarazzanti: ad esempio tutti i casi di criminalità diffusa in cui sono coinvolti alcuni sostenitori, militanti o dirigenti. Ricordate ad esempio i bangla-tour? O gli omicidi in cui sono stati coinvolti alcuni simpatizzanti o ex militanti? E i pestaggi in giro per l’Italia? Tutto scompare, rimane solo il dar voce a questi italiani che difendono altri italiani, una sorta di Robin Hood in salsa Blut und Boden (sangue e suolo).

Se negli ultimi 2/3 anni gli episodi di razzismo, quello più becero, si sono moltiplicati è anche a causa di un certo tipo di informazione che produce fascinazione e che sdogana argomenti che fino a qualche anno fa era appannaggio delle destre radicali, quella che veniva ritenuta brutta, cattiva e antidemocratica e che sicuro non trovavano spazio. Colpa di quel “civic nationalism” di cui abbiamo già parlato in un altro post che ha visto il proliferare dei “non sono razzista ma”, del nazionalismo buono, del “Mussolini ha fatto cose buone” a distanza di 70 anni.

Difendere quei valori che appartengono al nostro popolo e che oggi viene messo di fronte a un insulto davanti a gente che viene da altri paesi e che non rispetta il nostro popolo. Lo Stato portando qui gli immigrati e non dando loro nessuna garanzia e nessuna assistenza è chiaro che questa gente qui a un certo punto ti porta a un discorso di malavita. Al sud Italia diventano la manovalanza della camorra o della mafia, mentre al nord gli immigrati vengono sfruttati nelle fabbriche perché è mano dopera a basso costo. Chi è razzista noi o lo Stato? Noi o chi fa vivere gente nei giardini? Dietro a tutto questo c’è un progetto sionista, un progetto mondialista”. 

Chi ha detto questo? Salvini? Meloni? Berlusconi? La risposta è a fine pagina. Nel mentre la parola mondialismo è diventata la clave con cui la destra affronta ogni discorso. Simili teorie è possibile leggerle anche “a sinistra”, tra quella che fa della sovranità uno dei cardini. Nel frattempo togliete sionista e metteteci Soros e il grande complotto mondiale per la sradicalizzazione dei popoli è bello che fatto. Ah uno degli anti-Soros, mondialista, è quel sedicente “filosofo marxista” spesso ospite degli stessi talk, che ha blog su diverse testate tra cui quella del Fatto Quotidiano. Così en passant.

Il “Weimar Journalism” è parte fondamentale della logorante propaganda xenofoba, che ha visto in prima filaproprio quei giornalisti che in nome della democrazia si sono spesi in comparsate nelle sedi del neofascismo romano e a cui è bastata “la condanna delle leggi razziali” ormai unico argomento che crea “indignazione”. Tutto il resto è serenamente accettabile, del resto anche chi vi scrive è ben pagato da Soros, la Trilateral, il gruppo Bildeberg e chi più ne ha più ne metta.

Ah dimenticavo: le parole virgolettate sono di Maurizio Boccacci del 1992 durante un’intervista fatta da un giovanissimo Gad Lerner nella sua trasmissione “Milano-Italia”. All’epoca leader del Movimento Politico (disciolto successivamente dalla Legge Mancino) Boccacci era il mostro del fascismo italiano così come lo erano gli appartenenti a quella organizzazione. Per loro nacque la definizione di “naziskin”, tuttora usata, i fascisti brutti e cattivi, quelli pericolosi, razzisti, antisemiti da condannare. Gli altri no, sono accettabili, vestono in giacca, hanno barbe hipster. Immagino che probabilmente neanche loro si aspettassero che un giorno o l’altro i loro discorsi venissero sussunti e diventassero una normale opzione politica.