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Spenti i riflettori sulle elezioni è il tempo delle analisi del voto.
Sui quotidiani, gli stessi che continuano a raccontarci la realtà che vorrebbero, provano a spiegare questo voto senza averci capito un granché. Onestamente molte delle spiegazioni lasciano perplessi ma sicuro alcuni argomenti usati vanno smontati perché fuori fuoco.
Come fu fatto per le elezioni a Roma, la curiosità di chi scrive è verso i voti “a destra” e i numeri non mentono.
Quasi 500k elettori hanno votato due organizzazioni politiche dichiaratamente fasciste: Casapound e Forza Nuova. Quasi il 25% degli elettori ha scelto chi aveva come slogan “prima gli italiani”. Sommandoci la percentuale di M5S e FI, entrambe in campagna elettorale con dichiarazioni contro i flussi migratori [1, 2] arriviamo a oltre il 70% degli elettori schierati con i partiti anti-immigrazione. Ovviamente con sfumature diverse per quanto riguarda l’ottenimento del consenso:

Se Salvini o Meloni hanno improntato la campagna elettorale sullo “stop immigrazione” e sulla precendenza “agli italiani”, continuo a pensare che chi vota o ha votato per M5S o Berlusconi probabilmente è interessato ad altri punti del loro programma: per i pentastellati il mantra dell’onestà (vedi Roma dove mantengono un consenso nonostante la disastrosa giunta Raggi) o il sempre verde no tax di Berlusconi che è pur sempre rappresentativo per un pezzo della vecchia borghesia italiana. Del resto la stessa posizione del PD con le politiche di Minniti non è così “accogliente” ma rimane il fatto che difficilmente chi vota PD lo fa per la sua politica “favorevole” ai migranti.

Perché la destra estrema vince? Perché continua ad aumentare i consensi?
Sul blog si è provato più volte a raccontare la trasformazione e lo slittamento della società verso destra. Del resto l’Italia non era un paese così profondamente di sinistra neanche quando il PCI era al 30% e i Movimenti avevano in mano le piazze. La scomparsa del “centro moderato” ha spostato l’elettorato, ormai senza più un riferimento moralista su cui fare perno, verso discorsi xenofobi e ultraconservatori.

Ma procediamo per gradi. Fior fior di giornalisti ieri raccontavano della scomparsa della sinistra (o forse più esattamente del centro-sinistra) diventato il terzo polo. Lo stesso fenomeno è già in corso in altri paesi d’Europa ma non con le proporzioni italiane, se non guardando al blocco di Visegrad e ai paesi ex socialisti.
Il giorno dopo ci raccontano che Matteo Salvini “vince perché ha contenuti di sinistra e sta vicino ai poveri”. Ecco. Un po’ come Antonio Polito che oggi scrive che “ieri Carlo Calenda ha criticato l’atteggiamento semplicistico/ottimistico con cui la sinistra di solito liquida questo shock come se fosse causato da paure irrazionali, e propone la convivenza tra etnie e cultura come se non potesse essere altro che felice cosmopolitismo”. E certo, il vice direttore di un giornale che, sulla questione immigrazione si è più volte distinto per posizioni direi non proprio di sinistra o umanitarie, a raccontaci che facile dire alle persone che è irrazione la loro paura. Infatti non lo è. E’ indotta h24 e 7 su 7, anche dal suo quotidiano.
Uno di questi brillanti analisti ci dovrebbe spiegare dopo aver affermato che “Salvini fa politiche di sinistra mentre la sinistra pensa alle banche” (sulla seconda parte pensando al PD neanche troppo sbagliato ma sul tema partiti e banche anche a dx ci sarebbe da dire) vorrei capire dove sono le politiche di sinistra di Salvini. E’ vero che gira e si è girato tutti i quartieri periferici urbani e non, ma solo per sobillare la cittadinanza in chiave anti-immigrazione o anti-rom. Non c’è una proposta politica. Non c’è nessun piano di re-inserimento sociale per gli ultimi, anche se italiani, visto che al massimo propongono di non dare casa popolare ai migranti come se automaticamente quella casa fosse a disposizione di “un povero italiano”. Lo stesso Salvini che sul jobs act non è stato affatto così critico e che ha votato a favore dei voucher. Lo stesso che propone l’orribile flat tax o che pensa che il lavoro si rilancia detassandolo. Solita ricetta da destra a sinistra. E’ sorprendente che nessuno faccia mai caso al fatto che la Lega governa in diverse regioni del nord da oltre 25 anni ma nessuno è andato a vedere “le politiche di sinistra” fatte dal partito di Salvini. Lo stesso discorso vale per la sua “socia” Giorgia Meloni, che pochi giorni prima del voto è andata dal premier ungherese Orban dove han deciso che insieme avrebbero fatto fronte a Soros e all’immigrazione. Eh sì perché anche il grande complotto di Soros è stato usato come clave elettorale da destra, in quella splendida lettura complottistica che tanto piace a destra ma anche a sinistra.
Infine, come spiegava ieri su Repubblica il discutibile analista delle destre Paolo Berizzi “Il flop di FN e CPI, cannibalizzati dalla nuova Lega nazionale e sovranista. Penalizzati dalla scia di violenze e dai toni minacciosi usati in campagna elettorale, e anche dai recenti fatti di cronaca.”

Cannibalizzati? Ma cosa? Cannibalizzato vuol dire “mangiarsi i voti dell’avversario” un po’ come ha fatto il M5S con il PD. In questo caso invece hanno aumentato i consensi nonostante il fatto che non siano entrati in parlamento. Non li avevano quei numeri ma soprattutto ora, almeno per quanto riguarda CPI, un riconoscimento politico lo hanno incassato. Al netto che soprattutto questi ultimi visto il riconoscimento del giornalismo mainstream erano convinti di poter entrare in parlamento tanto che ora parlano di “risultato deludente”.
Quindi forse il punto è proprio il contario: senza che Salvini (e in parte Meloni) avesse spostato l’asse del consentito politicamente, rendendo accettabili discorsi su: prima gli italiani, sovranismo, sostituzione etnica, probabile che i vari neofascisti di oggi avrebbero molto ma molto meno consenso. Oltretutto è un punto di vista piuttosto discutibile perché dimentica i rapporti tra la Lega e l’organizzazione politica neofascista Lealtà e Azione (fino a poco fa circuito Hammerskin milanese, insomma naziskin, ma con la Lacoste invece del bomber), con cui il “loro” candidato leghista Max Bastoni si è più volte fatto fotografare andando anche l’indomani davanti la loro sede per ringraziare del supporto. Oppure a Fiumicino un ex appartenente alla destra radicale di zona, che con il suo circolo culturale 2PUNTO11 (che sta per BM – Benito Mussolini) si è fatto conoscere, è stato eletto in Senato con la Lega. E di rapporti tra ceto politico e organizzione neofasciste ce ne sono moltissimi e per nulla marginali.

Fatto sta che i primi ad aver capito poco di populismi e fascismi sono proprio quelli che “si sentono di sinistra”.
Giorni fa leggevo il direttore di Internazionale citare Alessandro Robecchi, scrittore e firma de Il Fatto, affermare che “sono i Macron a creare i Le Pen e poi ti chiedono di votare Macron per fermare Le Pen” che è un po’ come dire che “Salvini lo hanno creato le politiche di Renzi” dimenticandosi appunto che Lega è parte integrante del sistema Italia, visti gli anni passati al governo e visto quanto detto prima: i governi di regioni e città del nord da altre 20 anni.
Le Pen esisteva ben prima dei Macron. Esisteva anche quando non c’era l’euro ed era al 18% anche dopo che Jospin promosse le 35 ore lavorative settimanali, tolte nel 2005 dal governo di centrodestra. Ovviamente questa formuletta non spiega neanche le avanzate delle destre xenofobe, islamofobe e populisti dei paesi del nord Europa, delle patrie della socialdemocrazia. Pim Fortuyn nel 2002 conquistò con la sua lista populista-islamofoba ben il 36% nel distretto di Rotterdam, Olanda, dove oltretutto l’immigrazione è forte. Premesso che il progressivo impoverimento o la perdita di benessere o sicurezza economica destabilizzi anche il sincero democratico, sicuri fosse un problema semplicemente economico? Sicuri che per le avanzate dei populismi e dei fascismi la spiegazione per ogni paese o territorio può essere la stessa? O forse che proprio nei paesi ex colonialisti esiste anche un retaggio che si fa fatica a superare?
Il tempo delle scorciatoie è finito. Che la Lega abbia eletto un senatore nero vuol dire poco. Non è un operaio africano o un raccoglitore di pomodori bensì un titolare di un’azienda. Perché se il razzismo biologico è ormai assolutamente marginale quello di classe, no. Anzi. E la Macerata invasa da manifestanti antirazzisti è pur sempre una città dove il 30% degli elettori ha votato tra Lega-Fratelliditalia-Casapovnd. E’ l’Italia di oggi, nessuno si sorprenda.

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