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losangelista

Watts

una volante del LAPD pattuglia i confini dell'impero

Il nome situazionista di “corte imperiale” designa il piu’ grande complesso di case popolari (“project”) ‘ad ovest del Mississippi’. Volendo proprio insistere coi paragoni altisonanti, si potrebbe aggiungere che si tratta del coacervo di poverta’ piu’ abbietta a nord del Pecos, infatti gli imperial projects coi vicini Nickerson Gardens e Jordan Downs sono il cuore malato di Watts uno dei piu’ celebri “bantustan” (per usare la nomenclatura di Mike Davis) di South LA – quartieri di emarginazione istituzionalizzata pattugliati ai perimetri e abbandonati a se stessi – epicentro delle rivolte afroamericane del 1965 ma anche il quartiere natale di Charlie Mingus e quello dove sorgono le Watts Towers, costruite a mano durante 30 anni dall’immigrato campano Simon Rodia e diventate monumento nazionale, simbolo di arte popolare, antiaccademica, spontanea. Watts e’ un distopico laboratorio di flussi urbani etnico-economici, le correnti di profondita’ che soggiaciono le dinamiche sociali americane. Prima “rancho” messicano poi colnizzato da immigranti bianchi prima del nord Europa poi del meridione. Diventato cuore della Los Angeles “black” con la grande migrazione di neri dagli stati sudisti verso le fabbriche californiane nel dopoguerra, oggi una “gentrification” dei poveri ha trasformato nuovamente la popolazione, come quella di gran parte dela citta’, in una forte maggioranza ispanica.

le torri di Rodia