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Washington: i droni in commissione

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Come oggetto e’ difficile pensare a una sublimazione piu’ perfetta del presente e della sua guerra  permanente; agenti alieni che distribuiscono mortale giustizia occidentale  dal cielo, i droni sono il simulacro tecnologico della strisciante deriva totalitaria post 11 settembre. Una tecnologia assurta silenziosamente a perno di un nuovo  suprematismo geopolitico, come un dato di fatto, lontano dalle deliberazioni parlamentari, dai dibattiti, la democrazia.  Ora per la prima volta in USA sono oggetto di pubblico dibattimento davanti ad una  commissione di inchiesta del senato, per esaminare i criteri di impiego e le implicazioni geopolitiche e costituzionali dei terminator volanti. Oltre alla morte telecomandata che hanno seminato sui loro remoti obbiettivi, i droni hanno avuto un effetto sottilmente deleterio sulla nazione che li ha prodotti, di vocazione saldamente guerrafondaia ma anche di tradizione giustizialista e garantista, che dopo l’11 settembre e’ stata velocmente sedotta dalla clandestinita’ dei poteri speciali,  un attrazione fatale anche e specialmente per Obama. Cosi’ la guerra centrasiatica e’ stata silenziosamente appaltata alla CIA e i suoi contractor e i droni, esaltati come rivoluzionaria soluzione tecnologica al terrorismo, sono diventati l’arma default. La critica ai droni e’ di recente un punto di inattesa convergenza fra progressitsi di sinistra e settori libertari della destra di area Tea Party per cui i robot volanti a caccia di cittadini rappresentano l’incarnazione  delle visioni paranoiche  (ma forse ormai nemmeno piu’ cosi’ tanto) di un governo centrale malefico e onnipotente. Di fronte a pressioni crescenti, nel discorso state of the union di inizo mandato, il presidente aveva promesso una maggiore trasparenza sui droni e ne ha successivamente spostato la giurisdizione dalla CIA alle forze armate,  ma solo dopo la plateale protesta del conservatore Rand Paul  fautore di un filibuster di 13 ore al congresso. Qualche giorno fa  un tribunale federale ha ordinato alla casa bianca di rendere pubblici documenti relativi alle “kill list” ma l’amministrazione in realta’ insiste con l’ostruzionismo. Infatti nessun portavoce del governo ha partecipato alle udienze della commissione del senato decisione che Rosa Brooks, membro della commissione ha commentato cosi’:  “abbiamo un esecutivo che rivendica il diritto di uccidere chiunque, ovunque nel mondo in qualunque momento per qualunque ragione fondata su prove segrete in un procedimento segreto da parte di ignoti funzionari”. L’assenza di un portavoce di Obama e’ servita solo a concentrare l’attenzione sulla testimonianza di uno scrittore yemenita, Farea al-Muslimi, che ha descritto l’effetto distruttivo dei droni nel suo paese, sulla vita vissuta in villaggi sotto il ronzio permanente di macchine volanti aliene capaci in qualunque momento di far esplodere mortiferi raid ad insindacabile giudizio di operatori dall’altra parte del mondo.