closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Rovesci d'Arte

Warhol senza più tutori. Panico nel mercato

Era nata dopo la morte di Andy Warhol per tentare di fare ordine nella selva delle opere realizzate in serie del padre della Pop. Ma in questi giorni ha annunciato che getterà la spugna. La Andy Warhol Foundation, dai primi mesi del 2012, non fornirà più autentiche, quindi non eserciterà più il ruolo di tutore sulla produzione dell’artista. La sua attività, infatti, a causa della difficoltà di stabilire ciò che è autografo e ciò che non lo è, ha un costo non sostenibile. Milioni di dollari all’anno da spendersi in tribunale per cause intentate da proprietari di opere  uscite dalla Factory – o presunti tali – che da sempre contestano i metodi di autenticazione dell’ufficio competente. Si continuerà a lavorare invece per la pubblicazione del catalogo generale dei lavori warholiani, ma si prevedono tempi lunghissimi, anche ventennali.
Il Board aveva speso quasi 7 milioni di dollari per difendersi dalle accuse di Joe Simon-Whelan, che additava la Fondazione per la sua amministrazione monopolistica del patrimonio dell’artista pop (si era visto negare l’autentica a un quadro del ’64 firmato Warhol, di sua proprietà). Il caso più eclatante di contenzioso ha riguardato il direttore del museo di Stoccolma che aveva ristampato cento scatole Brillo (con il consenso dell’artista stesso prima della sua morte, secondo il direttore).
La notizia della fine della autentiche getta nel panico il mercato dell’arte contemporanea e soprattutto le case d’aste, delle quali Warhol – con la sua sconfinata creatività – rappresenta il 17% del fatturato. Senza più tutela e con ancora un corpus massiccio di opere da catalogare, si rischia la paralisi totale. In pochi saranno in grado di distinguere il falso dal vero e i suoi galleristi prevedono una caduta vertiginosa delle sue quotazioni.