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losangelista

Voto all’Estero: La Nuova Diaspora

Camera USA

C’era una folla discreta ieri alla proiezione di Girlfriend In a Coma, l’attentato alla par condicio di Annalisa Piras sventato in extremis da X Melandri al Maxxi e rispuntato in prozieioni autogestite, compresa questa, a Santa Monica, dove un manipolo di coloni e’ accorso a visionare l’ultimo catastrofico bollettino proveniente dal pianeta madre. Il giudizio complessivo sul film e’ che non merita la recente attenzione mediatica per il gran rifiuto della Melandri, e’ un film sicuramente meno contundente del Vidoecracy di Erik Gandini  che con alcune sublimi sequenze – quella a casa di un Lele Mora nel suo massimo fulgore ad esempio –individuava con maggior senso filmico alcuni gangli nevralgici veri della devoluzione italiota. Girlfriend invece e’ un autopsia  dell’implosione italiana, affidata a dichiarazioni  piu’ o meno scontate (almeno per un pubblico italiano)  anche se esatte di Marco Travaglio, Roberto Saviano, Susanna Camusso, Nanni Moretti, Umberto Eco, Lorella Zanardo ed alcune un po’ piu’ incisive di Carlo Petrini, Emma Bonino e in particolare Nicola Gratteri. Per il reparto “eccellenze italiane” il film punta la telecamera su un drappello di capitani del Made in Italy (Elkann, Ferrero, Eataly, Marchionne), i capitalisti “virtuosi” secondo Bill Emmott,  coautore del doc,  che potrebbero salvare l’Italia neo-dantesca fotografata dal film. Non ci apsetteremmo niente di meno dal liberista Emmot, ex direttore dell’Economist. Tutto sommato un endorsment a Monti e all’ala Goldman-Sachs del centro tecnocratico,  ma  piu’ interessante del contenuto ieri era il contesto: il comizio conclusivo della campagna di Marco Piana, candidato “californiano” alla camera dei deputati per la circoscrizione estera Centro-Nord America nelle liste del PD. Personalmente ho sempre nutrito ambivalenza rispetto al voto degli Italiani all’estero e continuo ad avere seri dubbi a riguardo mentre me ne sto qui nel mio giardino di Korea Town con in mano le schede arrivate dal consolato (e nell’altra quelle per ‘elezione del sindaco di Los Angeles che oggettivamente avra’ un’attinenenza maggiore alla mia vita) . Non mi e’ chiaro quale sia il ruolo elettorale e politico di una comunita’ nominalmente “italiana” sparsa per il mondo che comprende milioni di italians di seconda e terza genrazione per cui l’Italia e’ al massimo un anacronsimo folkloristico, ricordo velato di aleatoria saudade  con scarsa attinenza al paese contemporaneo. Non  a caso il voto estero e’ all’origine un istituzione voluta e creata dalla destra per raccogliere i presunti voti nostalgici  di qualche centinaia di oriundi sparsi per il mondo e facilmente manipolabili – quanto basta, era questa l’idea,  per  intascare quella dozzina di deputati che possono sempre tornare utili. Anche se dietro la retorica demode’ della grande Italia non ci fosse una strumentalizzazione trasparente, rimarrebbe comunque da capire quanta voce politica meriti effettivamente una “cittadinanza” che per definizione non e’ toccata dalle decisioni delle istituzioni a cui elegge rappresentanti,  se non per l’occasionale pratica consolare.  Le cose pero’ recentemente stanno cambiando.

Comunista

La nuova diaspora di Italiani, soprattutto di giovani educati,  riallaccia l”italia a quella degli esodi di massa di oltre un secolo fa. Anche se le effettive condizioni economiche non replicano  quelle da cappello in mano e valige di cartone a Ellis Island, e’ tornata la sensazione di partenza come unica alternativa a condizoni politiche, culturali –  antropologiche? – insostenibili. Ogni anno lasciano l’Italia 60000 laureati e sono note ormai le statistiche per cui ogni laureato rappresenta un investimento pubblico in istruzione dell’ordine di oltre 200000 euro che svanisce oltreconfine per non tornare probabilmente piu’ in un paese congenitamente antimeritocratico, ostile al cambiamento, che pratica una guerra al lavoro retribuito e ai giovani (e toglie il voto agli studenti Erasmus) , rubando loro sistematicamente opportunita’ a beneficio di una oligogerontocrazia calcificata. E allora alla luce del progressivo sfascio e della nuova diaspora chissa’ che non abbia senso adesso dare davvero voce “elettorale” all’altra Italia, quella  sempre piu’ numerosa che vive fuori dal paese. E’ vero che il dato di 60-70 milioni di Italiani all’estero e’ simbolico perche’ comprende appunto discendenti e milioni di persone il cui legame con l’Italia e’ appunto al massimo simbolco, ma si vanno altresi’ quotidianamente ingrossando le fila dei nuovi emigrati creativi, imprenditoriali, flessibili, precari, intraprendenti, “insodifatti fattivi”, di profughi insomma del naufragio politico e culturale del paese. Chissa’ che alla luce di questo dato non sia davvero giunto il momento di usarlo questo voto da fuori – magari anche ampliato oltre gli attuali 12 deputati e 6 senatori e le loro mansioni puramente simboliche – come strumento progressista, in grado di dare fastidio agli ordini costituiti, capace di dare una voce ad una demografia che ha gia’ votato coi piedi, vogliosa per definizione non solo, per dire, di uno stipendio piu’ umano ma di condizioni politiche, di lavoro e di vita migliori.

Cam