closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
FranciaEuropa

Viva l’export di armi

La crisi economica e quella morale sono giunte a un punto tale che ormai non c’è più nessuna vergogna ad esaltare i successi delle vendite di armi. In queste ore, governo e media fanno a gara nell’autosoddisfazione: la Francia ha vinto un mega-contratto in Australia e sta per firmare per 34 miliardi di euro. La società DCNS produrrà (ma buona parte della produzione sarà realizzata in Australia e ci saranno anche trasferimenti di tecnologia) 12 sottomarini Barracuda per Camberra, un record. In Francia, significa la garanzia per 4mila posti di lavoro a Cherbourg, Nantes e Lorient. Con questa commessa, l’export di armamenti del 2015 verrà raddoppiato.  L’anno scorso era stato di 16 miliardi, nel 2014 di 8,2 miliardi (cifre a cui ogni anno bisogna aggiungere altri 10 miliardi di commesse della Dga, Direzione generale dell’armamento).

Dal 2013, c’è un boom di esportazioni di armamenti. La Francia è al quarto posto. Usa, Russia e Cina hanno saldi in crescita e aumentano la loro quota relativa, mentre la Francia, pur aumentando in valore, perde terreno in parti di mercato (dal 7,1% del mercato di armi mondiale del 2006 al 5,6% del 2015). Con il mage-contratto australiano, la Francia diversifica la clientela. Nel 2014, la dipendenza dall’Arabia saudita era molto forte: questo paese aveva assorbito il 44% dell’export francese (il 16% di quello di armi). Sempre nel 2014, l’Egitto e il Qatar hanno acquisito 24 caccia Rafale ognuno (per un valore complessivo di 11 miliardi) ed è in via di finalizzazione un contratto per la vendita di 24 Rafale all’India. Secondo il ministero della Difesa, che si inorgoglisce e si presenta senza vergogna come l’unico ad avere buone notizie per il paese, l’occupazione nel settore della produzione di armamenti dovrebbe salire dagli attuali 165mila posti a 200mila nel 2018.