closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
in the cloud

Vito Michea (Sinagi): “Edicole al collasso”

«Troppe riviste fasulle e invendibili così questo sistema è al collasso»
«Il principio della parità di trattamento va rivisto, ci obbligano a prendere di tutto. Discutiamo con gli editori ma se non si rinnova l’accordo entro fine anno sarà guerra totale»

Vito Michea, 60 anni tra pochi giorni, edicolante barese purosangue, è da quasi venticinque anni nel sindacato. Da ottobre è il nuovo segretario nazionale del Sinagi e con ogni probabilità oggi sarà riconfermato dal congresso. Al termine della sua relazione introduttiva a Cervia, gli altoparlanti hanno mandato a tutto volume una canzone di Vasco Rossi che può diventare l’inno degli edicolanti: «Eh già, sembrava la fine del mondo… ma al diavolo non si vende… e io sono ancora qua».

Quali sono stati i temi al centro del congresso?

I temi fondamentali sono due: la riforma dell’editoria e il rinnovo del contratto. Due grandi questioni che sono rimaste in sospeso da troppo tempo.

Che proposte fate sulla riforma dell’editoria?

Insieme agli altri sindacati e associazioni abbiamo presentato al sottosegretario Bonaiuti un documento sul quale non abbiamo avuto ancora una risposta. Per noi la questione fondamentale è una revisione della «parità di trattamento» di tutte le testate editoriali. E’ un principio antico, pensato per un mondo in cui le pubblicazioni avevano in sé l’obiettivo di diffondere informazione e cultura. Oggi è cambiato tutto. Le rivendite sono piene di prodotti puramente commerciali che hanno poco a che fare con quel tipo di pluralismo. Riteniamo che per i quotidiani vada salvaguardato ma continuare ad accettare tutte le pubblicazioni crea un enorme problema di redditività della rete. E poi va adottato il modello del «contratto estimatorio», quello attuale è un documento che regolamenta tutto ormai solo in teoria. Sempre più spesso siamo costretti a pagare in anticipo per troppi prodotti e quindi quasi tutti i rivenditori hanno un’esposizione finanziaria notevole che è alla base delle tante chiusure e della nostra crisi. Paradossalmente noi siamo i soggetti più deboli e ci troviamo a finanziare tutta quanta la filiera.

Qual è l’evoluzione possibile delle edicole?

Mi limito a dare due spunti. Abbiamo chiesto ai monopoli di stato l’accesso a pari condizioni per quanto riguarda giochi, gratta e vinci, il lotto, etc. Continuiamo a essere esclusi da questo mercato senza motivo e per questo abbiamo scritto all’Antitrust. L’altro aspetto che per noi può essere un’opportunità è la fine dei rimborsi per gli abbonamenti deciso dal governo. Le edicole possono diventare un canale importante per vendere direttamente gli abbonamenti per conto degli editori, abbiamo delle proposte e sono convinto che ci potranno essere benefici per tutti. Portando gli abbonati in edicola si possono incentivare anche gli altri acquisti di «impulso». E poi c’è il tema dell’informatizzazione, che è carente e va sviluppata.

Una maggiore liberalizzazione potrebbe aiutare?

In questa fase liberalizzare ancora sarebbe dare il colpo mortale alle edicole. Il sistema si poggia su basi molto fragili: negli ultimi tre anni hanno chiuso 5mila rivendite e decine di distributori locali. Tra l’altro dal 2001 c’è già una rete di vendita non esclusiva presso tabaccai, librerie, pompe di benzina, supermercati, etc. Quello che rimane, di fatto, è solo un equilibrio precario tra i vari bacini di utenza dei punti vendita che consente almeno di sopravvivere. Liberalizzare ancora, tra l’altro, significherebbe tagliare fuori tutte le zone periferiche sia nelle grandi città che a livello locale.

Può fare degli esempi?

Sempre più spesso nei piccoli paesi le edicole vendono un po’ di tutto. Di giornali e riviste fatturano appena 50 euro a settimana. In queste condizioni i distributori non ce la fanno con le spese e tagliano il servizio penalizzando cittadini e consumatori. E’ una logica puramente commerciale di cui stato ed enti locali dovrebbero preoccuparsi, assicurando le condizioni per la diffusione dell’informazione in tutto il paese incluse le zone disagiate. Invece sia tra i politici che nell’opinione pubblica su questo c’è molta ignoranza.

L’altro tema del congresso, diceva all’inizio, è il rinnovo del contratto.

E’ scaduto dal 31 dicembre 2009 e non siamo ancora riusciti ad avviare un tavolo di trattativa. I temi sono tanti: l’afflusso abnorme delle pubblicazioni, la concorrenza sleale degli abbonamenti e l’aggio troppo basso. Se entro l’anno non c’è la volontà di affrontarli siamo pronti a tutto.

  • edicola ostuni brindisi

    e possibile che l agenzia per un insoluto di 1.500 euro non mi fornisca piu la merce lo puo fare anche perche mi sta facendo perdere i clienti

  • mimmo

    ho investito il sangue per comprarmi l edicola mi sono messo addosso un mutuo che non vi dico ,io il lavoro me lo sono comprato perche lo Stato non me l ‘ha dato’ oggi chiedo allo STATO visto che vuole deliberare la vendita dei giornali di risarcirmi almeno il mutuo ‘ come me tanti altri ‘facciamoci avanti.